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Aggiornato: 44 min 46 sec fa

Braccialetti dalle scatolette di tonno (Photogallery)

48 min 49 sec fa

Si può essere eleganti indossando dei materiali di scarto?
Li abbiamo conosciuti a Fá la cosa giusta di Milano, hanno un nome strano: GnèGniRu ma creano gioielli riciclando di tutto. Sono di Enna, in Sicilia.

https://www.facebook.com/pg/GneGniRu/
https://www.etsy.com/it/shop/GneGniRu?ref=hdr_shop_menu

Foto di Angela Prati

Cosa pensa Travaglio dello #SpazzaCorrotti

54 min 35 sec fa

In un modo o nell’altro finisco in galera, mi tolgono tutti i soldi che ho rubato allo Stato e ai cittadini onesti e non rimetto più piede in un ufficio pubblico.
Per la giornalista il nuovo disegno di legge anticorruzione è “orribilmente definito” #SpazzaCorrotti una “roba” che le viene “difficile pure pronunciarla”.
La risposta di Marco Travaglio è da applausi.

Cosa pensa Travaglio dello #SpazzaCorrotti

Con la legge Spazzacorrotti, non c’è una sola tangente che io possa prendere passandola liscia. In un modo o nell’altro finisco in galera, mi tolgono tutti i soldi che ho rubato allo Stato e ai cittadini onesti e non rimetto più piede in un ufficio pubblico.Per la giornalista il nuovo disegno di legge anticorruzione è "orribilmente definito" #SpazzaCorrotti una "roba" che le viene "difficile pure pronunciarla”La risposta di Marco Travaglio è da applausi.

Pubblicato da Fabio Massimo Castaldo su Martedì 11 settembre 2018

Fonte immagine: Antimafiaduemila.com

La società civile chiede che i 10 miliardi per gli F-35 siano spesi per welfare e sviluppo sostenibile

Ven, 04/19/2019 - 19:00

“Una politica di difesa ed economica orientata sul versante militare è una cosa esterna e fuorviante rispetto alle necessità attuali del Paese e dell’Europa”. Lo ha detto oggi a Roma Sergio Bassoli, coordinatore della Rete della pace, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del rilancio della campagna della società civile italiana contro l’acquisto degli aerei cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, promossa da Rete italiana per il disarmo, Rete della pace e “Sbilanciamoci!”. “Prima che sia troppo tardi – ha affermato Bassoli – occorre cambiare i patti e la politica di difesa internazionale. In un Paese come l’Italia, è impensabile spendere altri dieci miliardi di euro per degli armamenti”. Queste somme così significative, ha precisato,“andrebbero investite in diritti umani, lotta alla povertà, lavoro e in una economia sostenibile e pulita, vera urgenza dei tempi attuali”.

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Fonte immagine copertina VITA.IT

L’America dice addio alla cerimonia funebre: ora i funerali sono una festa

Ven, 04/19/2019 - 16:00

«Nessuno di noi ne uscirà vivo». Su questa lapalissiana certezza si fonda il business della californiana Alison Bossert, che dopo 17 anni passati nel mondo del cinema come organizzatrice di eventi, ha deciso di mettersi in proprio come “funeral planner”. «Non possiamo controllare come e quando moriamo», spiega Bossert, «ma possiamo dire come vogliamo essere ricordati». In altre parole: la morte è un dato di fatto, ma non è scontato il modo in cui ce ne andremo e come sarà il nostro ultimo saluto. La funeral planner con la sua Final Bow Productions (che suona più o meno “Produzioni Inchino Finale”) ha organizzato decine di eventi in cui si è arrivati a commemorare un caro estinto con folle di 300 persone, agghindate come allo stadio per il Super Bowl: con tanto di cappellini da baseball con stampato il motto del defunto, carrello degli hot-dog, bevande zuccherate e gli amici che si avvicendavano sul palco per orazioni più spiritose che tristi.

Come racconta l’Huffington Post, in un’America sempre più laica, la sobrietà della commemorazione della morte di stampo protestante, con il morto adagiato sul catafalco, accanto a una sua gigantografia, e per la “modica” cifra media di 9.000 dollari, è ormai considerata una «reliquia». Nuove forme di commiato stanno prendendo spazio. E non solo tra le star del cinema. Una nazione che si è sempre dimostrata tremendamente fragile davanti alla morte (come Hollywood ci ha ampiamente insegnato) ora si avvia a celebrare, proprio nel giorno finale, la vita facendo quello che le riesce meglio: festa. E quindi sì al cocktail sul campo da golf (con tanto di urna cineraria a forma di pallina) o al barbecue a bordo piscina in braghe corte e t-shirt invece che in abiti scuri. Bandite i violini e le Ave Maria di Schubert, nelle casse esplodono le note del rocker preferito dal defunto.

Alison Bossert è solo una, forse la più nota, tra coloro che hanno fiutato il business. Che non può che essere in crescita, dato il picco di morti che si avrà, stando alle previsioni, tra una decina di anni. Nel 2030, secondo l’Ufficio del censimento degli Stati Uniti, le persone con più di 65 anni saranno più numerose della popolazione infantile. Sette anni dopo, nel 2037, si prevedono 3,6 milioni di morti nei soli Stati Uniti: 1 milione in più rispetto al 2015. L’industria della morte a stelle e strisce si prepara ancora una volta a cambiare faccia. Lo aveva già fatto 40 anni fa, quando l’epidemia di Aids pose davanti alle imprese di onoranze funebri il problema di trovare un modo meno freddo e distaccato per preparare l’addio a tanti giovani in fin di vita. Una delle prime pellicole dedicate al tema dell’Aids, Che mi dici di Willy? (1989), con gli allora giovanissimi Campbell Scott e Mary-Louise Parker, cercava proprio di esorcizzare l’addio definitivo e lugubre all’amico morto con una folla festante finale, di sopravvissuti e morti. Così, ora, sempre più famiglie chiedono di sostituire i funerali, con tanto di bara aperta con il caro estinto pettinato e imbellettato, con cerimonie commemorative, senza il corpo ma con il ricordo di com’era.

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Niente sensi di colpa sul cioccolato (specie se fondente)!

Ven, 04/19/2019 - 15:00

Tempo di cioccolato. Mai come in questi giorni daremo sfogo alla nostra passione senza troppi sensi di colpa. Che si tratti di uova (come quelle confrontate dal Salvagente in questo articolo) o di tavolette è lui il predestinato protagonista dei nostri Miti Alimentari di questa settimana.

Oramai sono pronto al peccato di gola della cioccolata… o del cioccolato? Come ogni volta mi confondo e penso che siano la stessa cosa

VERO Cioccolata o cioccolato sono lo stesso buonissimo e “calorosissimo” prodotto che a Pasqua è sulla nostra tavola. Ogni anno gli italiani mangiamo quasi 5 kg di cioccolata a testa e la Pasqua rappresenta il momento più intenso del consumo, dove anche le migliori amicizie o parentele si possono intaccare davanti a un pezzo di uovo. Le parole cioccolato e cioccolata sono sinonimi anzi si è addirittura perso l’uso delle parole cioccolate, ancora usato in Sardegna, e cioccolatte altrimenti avremmo avuto per lo stesso prodotto ben quattro modi di indicarlo. Col tempo e con lo sviluppo delle varie tecniche si è poi distinta la cioccolata perché ha una consistenza liquida, da bere in tazza ed è considerata una vera e propria bevanda che rallegra chi la consuma e apporta oltre al piacere anche serenità per gli zuccheri che contiene e per le molecole benefiche che ci dona. Forse l’unico problema della cioccolata è l’eventualità di qualche macchia, ma si elimina facilmente dai vestiti con acqua e sale oppure del bicarbonato purtroppo la macchia sull’onore del nostro peso non si toglierà facilmente se si abusa della cioccolata. Invece, il termine cioccolato si è legato col tempo alle tavolette, ai prodotti solidi e compatti a partire dal cioccolato di Modica fino a quelli che oggi fanno da padrone sul mercato. Ambedue, cioccolata e cioccolato, sono prodotti a partire dalla pasta di cacao e rispetto al passato quello che è molto più abbondante è la quantità di zucchero rendendo un prodotto da considerarsi quasi un “superfood” per i benefici che offre, un prodotto da consumare con attenzione e misura per l’eccesso di carboidrati.

Se devo mangiare del cioccolato preferisco il fondente, gli altri tipi mi possono creare dei problemi anche se non gravi

VERO Spesso la cioccolata, l’uovo Pasquale in particolare, sono portatori di una cattiva reputazione che il più delle volte è irrazionale. Mangiare cioccolato crea allergie questo è un dire comune, in effetti non è proprio così perché colpevolizziamo l’ingrediente meno pericoloso, dovremmo invece fare attenzione alla cioccolata con mandorle, frutta secca, ricca di uova etc. Questi sono ingredienti allergenici a volte poco appariscenti ma molto sensibilizzanti e specie per i bambini questo rappresenta un potenziale rischio. La scelta migliore è il cioccolato fondente almeno al 70%, un limite che permette anche ai più piccoli di amarlo, oltre questa percentuale si va come dice Roy Batty “al largo dei bastioni di Orione…” dove potremmo avere delle forti criticità sensoriali che non sono superabili da tutti. Scegliere un buon fondente significa della cioccolata ricca di antiossidanti, che ci aiutano a combattere l’invecchiamento e a proteggere la pelle e questo ci pensano i flavonoidi che hanno il compito di contrastare i radicali liberi. Gli stessi polifenoli, per intenderci quello dell’olio extravergine d’oliva o del vino, del cioccolato sono importanti per aiutare il sistema cardiovascolare a prevenire gli accumuli di colesterolo o evitare l’irrigidimento delle arterie. È naturale che il cioccolato al latte, ottima alternativa sensoriale specie per i più piccoli, contiene meno sostanze protettive perché diluite dal latte e inoltre regala del colesterolo ma rappresenta una forte quota di mercato. In sintesi, se ci vogliamo bene un 30-40 g di cioccolato fondente al 70%, se di Modica ancora meglio perché non stressato troppo dalle temperature di lavorazione, e sempre che non si sia troppo sovrappeso, sono perfetti in una dieta equilibrata per darci protezione e poche calorie. A Pasqua e Pasquetta possiamo eccedere questa quota per apprezzare poi meglio le giornate di “magro” da cioccolata che seguiranno e del resto la palestra in quei due giorni è colpevolmente chiusa.

Non mangerò molta cioccolata a Pasqua per non rovinarmi i denti, ho paura che la cioccolata faccia sviluppare più carie…

FALSO In premessa è importante l’igiene orale, per cui dopo il pranzo e dopo la cioccolata di chiusura delle attività conviviali è sempre bene lavarsi i denti, ma il cioccolato è un naturale nemico della carie. La presenza dei tannini, per intenderci quelli che provocano il senso di “allappamento” della bocca, contrasta la crescita dei batteri cariogeni. Inoltre, il cioccolato contiene anche del rame fino a 3 grammi per etto, più delle ostriche e 6.500 volte la tanto di moda curcuma. Il cioccolato contiene anche tanto selenio quanto la quinoa con i suoi 8,5 microgrammi per etto, ma mangiare cioccolato è un modo per premiarsi e affrontare meglio il traffico della pasquetta o i riti familiari. Uno studio del 2018 ha dimostrato che il cioccolato al 70% fa crescere nei volontari una plasticità del cervello, una migliore sincronia, laddove sono presenti ovviamente più neuroni, un miglioramento delle capacità cognitive e una migliore gestione della memoria. Tutto questo con appena 48 grammi di cioccolato al 70% di cacao e significa un approccio positivo, un senso di benessere e anche un miglioramento della risposta immunitaria. Insomma tutto depone a fare dell’imputato “cioccolato” che però ha l’aggravante di essere ricco anche di grassi e di calorie ma il suo abuso dipende da noi e non  certo dal numero delle uova di cioccolato che saranno in casa in questi giorni. Per concludere vale la pena ricordare che la “misura della volontà di un uomo” è quando davanti all’ultimo quadrotto di cioccolato fondente egli gira le spalle e pur piangendo lo cede all’altro.

FONTE: ILSALVAGENTE.IT

Ambiguità, maestra di vita

Ven, 04/19/2019 - 15:00

Qualche tempo fa, dietro richiesta di assistere al loro primo film horror, ho visto con due dei miei tre figli – sei e otto anni – Frankenstein Junior di Mel Brooks. Al termine, mi è parso che entrambi avessero provato un misto tra l’eccitazione dovuta alla loro prima visione e un sottile timore di essere stati furbescamente raggirati: «Papà, era davvero un film horror o no?»

Dovrebbe essere opportunamente festeggiato e ricordato il giorno in cui, perdendo la verginità sentimentale in cui sostiamo da bambini, impariamo la potenza dell’ambiguità. Questo passaggio possiamo affrontarlo solo con l’aiuto dei giganti della storia dell’arte, coloro che hanno saputo mescolare i colori – o addirittura eliminarli completamente nella celluloide della pellicola – mostrando che persino il dramma della morte e del desiderio di sottrarvisi è, per certi versi, riducibile a un losco e comico affare di Schwanzstück – il termine reso immortale dal genio di Brooks e adoperato per alludere alle enormi pudenda della creatura riportata in vita dal nipote del leggendario Dottor Frankenstein.

Il tempo a disposizione – non troppo – va utilizzato a dovere, cari figli. Piuttosto che gettarsi a capofitto a fornire dell’ennesimo significato l’immagine di cui Notre Dame che brucia dovrebbe essere metafora, meglio imparare dai classici quanto l’ansia da significanti sia il primo passo verso la noia piatta. Quando, nel 1967, mezzo mondo è impegnato a percorrere la strada netta della rivoluzione culturale, le colonne dell’arte e dell’immaginazione della storia dell’uomo vanno altrove, preferendo ancora l’ambiguità alla certezza. Tre anni più tardi De André, in totale controtendenza, inciderà La buona novella, mentre quello stesso anno Mel Brooks (ebreo) dirigerà, al suo esordio come regista, The Producers (Per favore, non toccate le vecchiette), mettendo addirittura Hitler al centro di un musical che mostri la profondissima natura farsesca del regime nazista. Capovolgendo i sistemi di riferimento e spazzando via tutte le strutture culturali esistenti si vince la nostra atavica autocommiserazione e anche la storia più tragica del ventesimo secolo appare per ciò che è: un delirante e nascosto affare di Schwanzstück.

Un decennio più tardi, Mel Brooks – ormai reso famoso nel cinema per gli sketch sui cowboy flatulenti – riuscirà a convincere addirittura David Lynch, producendo il celebre The Elephant Man. La storia deve essere davvero un torrente indefinibile e insensato se oggi possiamo assistere a Mulholland Drive, forse l’opera cinematografica che più di ogni altra indica l’impossibilità di fornire una interpretazione chiara e univoca di quanto ci appare reale, solo perché un visionario, anni prima, giocando con l’intraducibilità di Schwanzstück, acquistò il credito e il danaro sufficiente a produrlo. L’arte, infatti, riconosce sempre l’arte e Brooks riconobbe Lynch.

Cosa hanno visto, dunque, i miei figli? L’orrore della tracotanza umana o la comicità lunare di una storia surreale? “Entrambe”, ci ammaestrano i grandi classici. Questo è il loro principale insegnamento.  Solo i pigri più sprovveduti si convincono che la realtà sia sezionabile con un’accetta o che il male di cui soffriamo vanti sicuramente natali illustri. Il più della vita viene, più spesso di quanto si sia disposti a credere, da un inspiegabile e illogico caso.

Fonti

Wikipedia

www.theguardian.com

Trovano una lista della spesa di 384 anni fa: ecco di cosa si aveva bisogno nel 1600

Ven, 04/19/2019 - 12:00

Durante i lavori di ristrutturazione milionari di una famosa casa di campagna inglese, è stata ritrovata una lettera del XVII secolo: la data riportata sul foglio di carta ben conservato recita infatti “Ottobre 1633“. Non si tratta di una semplice lettera di corrispondenza, ma di una lista della spesa: ebbene sì, l’abitudine di scrivere l’elenco dei beni da comprare era comune anche quattro secoli fa.

Questa scoperta aiuta a ricostruire qualcosa di più sulla storia della casa di campagna di Knole, una delle più belle residenze storiche di tutta l’Inghilterra, oltre a confermarci che queste antiche case custodiscono ancora più di qualche segreto…

È molto curioso ciò che è scritto: la lista della spesa non è in forma di elenco ma assomiglia molto di più ad un testo in prosa

È stata molto probabilmente scritta da un servitore, un certo sig. Robert Draper, che commissiona ad un tale Mr. Bilby compere per la casa: nella lettera si leggono termini ormai in disuso, e oggetti che oggi non farebbero certo parte di una lista della spesa. Tra questi c’è il merluzzo non salato, chiamato “Greenfish”, una zappa, dei cucchiaini in peltro, un’antica lega metallica di stagno e piombo, e una padella. 

Secondo l’UK’s National Trust, il museo che gestisce la residenza, la lista è stata scritta da un servitore abbastanza istruito, sebbene ci siano non pochi errori di scrittura. 

Durante le opere di restauro sono state rinvenute altre due lettere, una datata 1662 e l’altra 1603.

Una di queste è stata ritrovata non poco distante dalla lista della spesa, anch’essa sotto ad un pavimento. L’altra invece era nascosta nell’intercapedine di un soffitto. 

“È molto raro trovare in così buone condizioni delle lettere del XVII secolo. Questi reperti ci fanno entrare nel vivo dell’amministrazione domestica del tempo”, ha affermato Nathalie Cohen, archeologa della struttura. 

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Il caso della pagina Facebook dell’Inps e il flop del reddito di cittadinanza

Ven, 04/19/2019 - 10:56

Per migliaia di italiani i risultati del tanto atteso Reddito di cittadinanza sono stati un assoluto flop. Indispettiti e in cerca di risposte, gli utenti hanno letteralmente preso d’assalto la pagina Facebook “Inps per la famiglia” dedicata alle informazioni e alle risposte sul reddito di cittadinanza, con richieste (e insulti) di ogni tipo compreso quella di chi chiede come avere il reddito lavorando in nero.

È vero, non stanno arrivando certo i 780 euro promessi, in molti casi si parla di 80-100 euro. Tanto da far scatenare gli utenti sui social network: “40 euro? Vergogna. Ragazza madre di due figli, disoccupata. Questo è l’aiuto che date”. Per non parlare della penalizzazione delle famiglie numerose, quelle con un figlio disabile o con una pensione di disabilità in famiglia.”

Il caso del Social Media Manager della pagina Inps ufficiale diventa virale evidenziando però un grave fenomeno che sta caratterizzando l’Italia e l’Italiano: la propensione a farsi troppe aspettative e l’ignoranza.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

L’account Facebook di INPS per la famiglia è diventato un caso nazionale.L’account Facebook di INPS per la famiglia è diventato un caso nazionale dopo le polemiche relative al social media manager incaricato di rispondere agli utenti. Tale addetto, vista l’altissima quantità di domande, ha cominciato a dare delle risposte molto secche agli utenti. E seppur il confine della sgarbatezza non sia mai stato valicato, il mondo social si è accorto di cosa stava accadendo reagendo in modo molto particolare. Memore delle cosiddette ‘blastate’ di Enrico Mentana e Roberto Burioni, l’account INPS per la famiglia è diventato molto popolare, attraendo anche il like di utenti che non avevano nessuna domanda da porre all’istituto; sono in linea solo per leggere le risposte del social media manager della pagina. Continua a leggere…

Fonte: ILGIORNALE.IT – Giorgia Baroncini

Gli insulti su Facebook all’Inps rivelano il problema numero 1 dell’Italia: l’ignoranza. Se ne discute da tempo, ricerche e analisi socio-demografiche sono pressoché tutte concordi: l’Italia è uno dei Paesi più ignoranti d’Europa. […] Facciamo un esempio, prendiamo un caso molto recente: con l’arrivo del reddito di cittadinanza, molti cittadini rimasti delusi dagli importi mensili accordati dall’Inps si sono riversati nella pagina Facebook “Inps per la famiglia” per protestare contro il trattamento. Sebbene i bassi importi concessi a molti beneficiari siano assolutamente corretti e derivanti da parametri scritti nero su bianco nel provvedimento di legge approvato dal Parlamento, molti cittadini, certi che avrebbe ricevuto i famigerati 780 euro mensili così tanto citati e sbandierati dal vicepremier Luigi Di Maio nel corso della campagna elettorale e dei primi mesi di governo, hanno visto le proprie convinzioni infrangersi di fronte alla realtà dei fatti. Che molti cittadini non siano in grado di comprendere un testo di legge complesso come può essere il ddl che istituisce la misura è normale e comprensibile, ma a colpire oltremodo è il modo in cui quei commenti sono stati scritti: frasi completamente sconnesse e prive di senso, verbi essere e avere utilizzati in maniera errata, scritti senza h o senza accenti, con accenti dove non dovrebbero esserci e viceversa, verbi coniugati in maniera completamente sballata anche nelle declinazioni più semplici e chi più ne ha più ne metta. Continua a leggere…

Fonte: TPI.IT – Charlotte Matteini

Reddito di cittadinanza, bufera social: “Da adesso campagna contro i Cinque Stelle”. Un esercito di delusi. Sono tanti i cittadini che stanno riversando sui social network il proprio scontento dopo aver avuto notizia delle somme destinategli dal reddito di cittadinanza. I beneficiari hanno iniziato a ricevere i messaggi di conferma della domanda da parte dell’Istituto di previdenza sociale nelle scorse ore: delle circa 800mila richieste, al momento ne sono state accettate 487.677. Sms ed email hanno dato speranza a molte famiglie italiane, almeno fino a quando non è stato noto l’importo. Cifre inferiori alle aspettative e, in alcuni casi, irrisorie dato che c’è chi si è visto assegnare 40 euro. “Come si può vivere così?”, sembra essere la domanda ricorrente. Un caso nel caso sono diventati i commenti firmati dalla pagina Inps per la famiglia che in questi giorni è stata presa d’assalto. Continua a leggere…

Fonte: REPUBBLICA.IT – Rosita Rijtano

CuoreBasilicata COTTO&LUCANO: biscotti al finocchio

Ven, 04/19/2019 - 10:17

INGREDIENTI

500 g di farina 00
1 uovo
1 cucchiaino di semi di finocchio
1 cucchiaino di lievito per dolci
60 g di strutto (in alternativa, olio extravergine di oliva)
sale q.b.

PREPARAZIONE

Disponete la farina a fontana e aggiungete all’interno i semi di finocchio, il sale, l’uovo, il lievito, lo strutto e dell’acqua.

Impastate il tutto (aggiungendo altra acqua se necessario) fino a ottenere un panetto liscio e omogeneo. Il composto dovrà riposare per circa un’ora a temperatura ambiente, coperto da un canovaccio umido.

Nel frattempo, in una pentola portate a bollore dell’acqua che utilizzerete successivamente per la cottura dei biscotti.

Prelevate piccole porzioni di impasto che andrete a stendere in modo da ricavare dei cilindri di 1-2 cm di diametro e 20 cm circa di lunghezza. Prendete le estremità dei vostri cilindri di pasta e sovrapponetele, facendo una leggera pressione per attaccarle tra loro. Le forme da scegliere variano da quella classica del tipico tarallo fino alla tradizionale sagoma ad “8”.

Immergete delicatamente i biscotti nell’acqua bollente. Appena saliranno a galla, scolateli con l’aiuto di una schiumarola e sistemateli su un canovaccio pulito.

Disponete i vostri biscotti al finocchio su una teglia ben coperta da carta da forno. Infornateli a 200 gradi per 25 minuti circa. Una volta che avranno assunto una colorazione dorata, sfornateli e lasciateli raffreddare completamente prima di consumarli.

Leggi su CuoreBasilicata una curiosità sui biscotti al finocchio

Ricetta a cura di Federico Poletta, Gruppo di Animazione Territoriale CuoreBasilicata

Ecco la prima molecola che si è formata nell’Universo

Ven, 04/19/2019 - 09:18

Si chiama idruro di elio ed è stata la prima molecola ad essersi formata dopo il Big Bang.

Quand’è nata, in natura, la chimica? Si potrebbe dire che, in un certo senso, che la chimica è nata con la formazione del primo legame molecolare, cioè con la prima molecola. La teoria suggeriva che questa molecola doveva essere lo ione idruro di elio, cioè idrogeno ionizzato (dei semplici protoni) che reagisce con il gas nobile elio. Questa molecola era stata osservata in laboratorio nel 1925, ma mai nello Spazio, fino a ora. Un team dell’Istituto Max Planck per la Radioastronomia di Bonn è riuscito a scoprire lo ione idruro di elio in una giovane nebulosa planetaria, chiudendo così una questione aperta da quasi un secolo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

La nascita della chimica

Questa storia potrebbe cominciare, idealmente, più di tredici miliardi di anni fa, quando un giovane Universo iniziava a raffreddarsi. Era un Universo privo di metalli e composto esclusivamente da ioni di elementi leggeri: idrogeno, elio, deuterio e tracce di litio. Quando la temperatura è scesa sotto i 4000 gradi Kelvin, questi ioni hanno cominciato a ricombinarsi, con ordine inverso rispetto al loro potenziale di ionizzazione (l’energia necessaria a strappare un elettrone da un atomo). Così, lo ione elio ha acquisito un elettrone formando il primo elemento neutro in assoluto.

L’idrogeno ionizzato invece, cioè un protone, è altamente reattivo. È il più forte acido noto e tende a reagire con qualunque elemento neutro. In questo modo, si è creato il primo legame molecolare fra elio neutro e ione idrogeno, che ha formato la molecola ione idruro di elio (HeH+). Man mano che la ricombinazione degli elementi procedeva, lo ione idruro di elio si è unito ad altri atomi di idrogeno, aprendo così la strada alla formazione dell’idrogeno molecolare e a tutto l’Universo come lo conosciamo oggi.

Alla ricerca della prima molecola

Secondo le leggi della meccanica quantistica, ogni molecola emette radiazione ad una ben precisa lunghezza d’onda. Si tratta di una firma inequivocabile che permette, grazie a strumenti noti come spettrometri, di riconoscere elementi e molecole contenuti in un certo composto. Nel caso dello ione idruro di elio, questa firma si trova alla lunghezza d’onda di 0.149 millimetri.

Lo HeH+ era stato osservato per la prima volta, in laboratorio, nel 1925, ma nonostante la sua importanza per la storia dell’Universo, non era mai stato rilevato nello Spazio. “La chimica dell’Universo è cominciata con l’HeH+”, ha spiegato Rolf Güsten, coordinatore della ricerca, “e la mancanza di una sua evidenza nello Spazio interstellare è stato un dilemma per l’astronomia per lungo tempo”. Secondo modelli teorici messi a punto alla fine degli anni Settanta, quantità rilevabili di HeH+ si sarebbero dovute trovare in nebulose planetarie, formate da materiale espulso da stelle simili al Sole alla fine del loro ciclo vitale.

Effettivamente, così è stato: gli scienziati sono riusciti a rilevare tracce dello ione idruro di elio ai margini della nebulosa planetaria Ngc 7027. Questa nebulosa, un tempo una stella di massa media come il nostro Sole, si trova nella costellazione del Cigno, a tremila anni luce dalla Terra. Oggi, la nuova, giovane stella al centro della nebulosa è una nana bianca tra le più calde (190 mila gradi Kelvin) e cento volte più luminosa del Sole. Sfortunatamente, la lunghezza d’onda emessa dallo ione idruro di elio è bloccata dall’atmosfera della Terra e non può essere rilevata con i radiotelescopi terrestri.

Osservatori orbitanti: il progetto Great

Per questo motivo, i ricercatori hanno effettuato le osservazioni con un telescopio orbitante chiamato Sofia, di fatto un Boeing modificato per osservazioni ad alta quota. Su Sofia è montato uno spettrometro molto sensibile, noto come Great (German Receiver for Astronomy at Terahertz Frequencies). Questo spettrometro opera appunto nelle frequenze terahertz (1 terahertz sono 1000 gigahertz) che sono invisibili per i telescopi terrestri, a causa dell’atmosfera. Great è operativo dal 2011 ed è stato sviluppato proprio dai ricercatori dell’Istituto Max Planck per la Radioastronomia. “Grazie ai recenti sviluppi nella tecnologia terahertz è stato finalmente possibile fare delle misure molto precise in quella regione di frequenze chiamata lontano infrarosso”, ha spiegato Rolf Güsten.

Questa ricerca chiude felicemente una questione scientifica aperta da tempo, elimina i dubbi sulla nostra comprensione dei processi di formazione molecolare all’inizio dell’Universo e mostra la tendenza della natura a formare legami molecolari nonostante elementi poco reagenti come l’elio.

Riferimenti: Nature

FONTE: GALILEONET.IT

Cina, chimica e fast fashion ci copriranno di rifiuti tessili

Ven, 04/19/2019 - 06:00

Abiti usati, la materia prima cresce in volume ma crolla la qualità. Questo in estrema sintesi lo scenario che contraddistingue oggi il second hand clothes market, il mercato degli indumenti di seconda mano. Che vale circa 4 miliardi di dollari l’anno e risente inevitabilmente delle grandi trasformazioni avvenute negli ultimi anni nel settore tessile.

Le trasformazioni del settore vengono accelerate dal boom del fast fashion – con le sue devastanti ricadute sociali e ambientali – che quest’anno ha sancito la fine di un’epoca: il 2018 sarà infatti il primo anno nel quale più della metà delle vendite di capi di vestiario e calzature avrà avuto origine al di fuori di Europa e Nord America. A rivelarlo sono gli analisti di McKinsey nel rapporto The State of Fashion 2018 secondo il quale le principali fonti di crescita del settore sono i mercati dei Paesi emergenti, soprattutto Asia-Pacifico e Latino-America.

Ma la produzione globale di abbigliamento in crescita galoppante (è raddoppiata tra il 2000 e il 2015) non è l’unica tendenza del comparto moda. Nello stesso periodo il numero medio di volte in cui un capo viene indossato prima dello smaltimento è diminuito del 36%. Un dato impressionante che, guardando alla Cina, arriva addirittura al 70%. L’altra novità riguarda i materiali: il poliestere ha infatti scalzato il cotone, diventando il tessuto più utilizzato dall’inizio del ventunesimo secolo.

Tutte grandi trasformazioni che si rivelano gatte da pelare per l’economia del tessile usato. Forniscono infatti prodotti più complicati da gestire al mercato degli indumenti destinati al riuso o a quello degli scarti da riciclare in materie prime seconde.

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Foto di Couleur da Pixabay

Azienda vietnamita produce cannucce dall’erba invece che dalla plastica

Gio, 04/18/2019 - 19:00

L’imprenditore vietnamita Tran Minh Tien proprietario dell’azienda “Ong Hut Co” che produce cannucce biodegradabili fatte con l’erba,  ha condiviso il suo innovativo processo di produzione in un video online pubblicato la settimana scorsa.

Per fare le cannucce, Tien raccoglie un tipo specifico di erba chiamata Lepironia Articulata o “Carice grigio” che cresce spontaneamente nelle zone umide del Vietnam. Questo tipo di erba è perfetta per le cannucce perché hanno un gambo cavo e sono molto lunghe.

Per ottenere le cannucce vegetali, prima viene lavata l’erba e tagliata in tubi lunghi 20 cm. Successivamente, l’erba viene pulita più a fondo, dentro e fuori, prima di essere impacchettata in fasci di foglie di banano.

Questo è un ottimo prodotto per ridurre i rifiuti di plastica ed è un esempio perfetto che dimostra che i nostri moderni comfort non devono necessariamente essere fatti di plastica. Sfortunatamente, Ong Hut Co sta ancora vendendo il prodotto solo all’interno del Vietnam, ma sperano di espandersi presto.

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Fonte immagine copertina NONSOLOANIMALI.COM

Verde pubblico, a Milano è record di giardini e aiuole curati da condominii e aziende

Gio, 04/18/2019 - 16:00

Ci sono i milanesi che piantano alberi e seminano aiuole davanti al portone di casa e ci sono le grandi aziende che sì, anche per una questione di immagine, si coccolano piazze e piazzole davanti alla propria sede. Milano sta sbocciando in questi giorni e il merito è anche dei privati, piccoli e grandi mecenati del verde che si prendono cura di fazzoletti di città. In circa dieci anni di sperimentazione, gli accordi di collaborazione e sponsorizzazione siglati sotto l’etichetta “Cura e adotta il verde pubblico” sono passati da 50 a 504, più 900%, per un totale di 288.290 metri quadrati di aree verdi.

Tra le prossime zone che rifioriranno c’è piazzale Cadorna, dove l’area compresa tra Foro Buonaparte, via San Nicolao e via Carducci sarà inaugurata fra una settimana: il restyling, finanziato da Luxottica la cui sede si affaccia proprio in quell’angolo un po’ spostato rispetto alla stazione, prevede un cambiamento radicale: via i camminamenti al centro dell’aiuola, che stava diventando una mini discarica di rifiuti, e panchine spostate verso l’uscita della metropolitana.

Terminata lo scorso weekend la semina dei papaveri rossi lungo lo spartitraffico di viale Monza – grazie a un progetto promosso da City Art in collaborazione con Fondazione SoutHeritage per l’Arte Contemporanea e Open Design School – ora si sta lavorando in piazza della Scala, per replicare quanto già fatto lo scorso anno in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Centrale: il progetto, ideato dall’agenzia di comunicazione Zack Goodman in collaborazione con il Comune e con ManpowerGroup si chiama seMiniAmo e cambierà volto al cuore della città. Elaborato dall’architetto Marco Bay, punterà, nell’anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, a ricordarne la passione botanica: fiori e piante tra le più amate ridaranno vita, colore e profumo alla piazza. Allontanandosi dal centro, sono appena iniziati i lavori di riqualificazione del parco Franco Russoli di via Carlo Bo, vicino alla sede dell’università Iulm. Diecimila metri quadrati che saranno completamente rimessi a nuovo, grazie ad un’operazione finanziata da Italgas, con verde, giochi per bambini e attrezzature per fare sport all’aria aperta.

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Notre-Dame, si muove anche il mondo dei videogiochi

Gio, 04/18/2019 - 15:00

L’incendio di Notre-Dame ha scosso il mondo. Negli ultimi giorni i messaggi diretti alla Francia e ai francesi hanno invaso i social network. Ma i gesti di solidarietà non sono stati soltanto virtuali. Anzi, dal virtuale si sono catapultati nel mondo reale come è accaduto alla Ubisoft. La nota azienda di videogiochi ha deciso infatti donare 500.000 euro per partecipare alla ricostruzione della cattedrale.

La Ubisoft, inoltre, regalerà Assassin’s Creed Unity per PC. Gli appassionati di questo storico gioco, potranno scaricarlo gratuitamente su Uplay e dallo Store di Ubisoft. L’offerta è valida per una settimana. Un gesto carico di significato, soprattutto perché Assassin’s Creed Unity è ricordato nella storia dei videogames come uno degli sforzi più grandi da parte dei programmatori Ubisoft. Nel 2014 l’episodio venne girato nella Parigi della Rivoluzione Francese.

Immaginate di poter anche salire sui monumenti, sui tetti di Parigi, di poter entrare nei vicoli più bui o nei palazzi più sfarzosi e assistere in prima fila alle decapitazioni dei nobili che li abitavano. Immaginare ora non serve più, almeno per i possessori di una console da gioco “next gen”“. Questa la recensione dell’epoca sul Messaggero.

Sulla pagina ufficiale che parla dell’iniziativa, Ubisoft sottolinea: «Dopo quanto successo alla cattedrale di Notre-Dame di Parigi, vogliamo offrire ai giocatori di tutto il mondo la possibilità di rivevere la maestosità di questo luogo Assassin’s Creed Unity su PC»

FONTE: ILMESSAGGERO.IT

In arrivo il primo pane con farina di agrumi

Gio, 04/18/2019 - 15:00

È benefico per la salute e, allo stesso tempo, rappresenta un’alternativa ecologica per il riutilizzo e la valorizzazione degli scarti e dei sottoprodotti della lavorazione di arance rosse e limoni. È un nuovo tipo di pane di grano duro ad alto contenuto di fibre, unico nel suo genere perché arricchito per la prima volta con le fibre contenute nella farina degli agrumi. Arriverà presto sulle tavole degli italiani e a metterlo a punto sono stati i ricercatori dei centri di Cerealicoltura e colture industriali e di Olivicoltura, frutticoltura e agrumicoltura del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) in collaborazione con il dipartimento di Agricoltura, alimentazione e ambiente dell’Università di Catania.

Si usa il pastazzo

Nel processo di produzione descritto sulle pagine della rivista Frontiers in Nutrition, si legge che la farina di agrumi è costituita per oltre il 70% da fibra (di cui circa il 60% sono fibre insolubili e il 40% fibre solubili) e si ottiene dopo diversi lavaggi e dopo l’essiccazione del pastazzo, un sottoprodotto della lavorazione degli agrumi costituito da buccia, polpa e semi che rappresenta un rifiuto che comporta elevati costi di smaltimento e problematiche ambientali data la notevole produzione annua, pari a circa 500 mila tonnellate.  

Sapore agrumato, consistenza tradizionale

Se dal punto di vista del sapore risulta leggermente agrumato, per il resto dal punto di vista qualitativo (nella consistenza, ad esempio) è simile agli altri tipi di pane a base di farina di grano duro. Dal punto di vista chimico-fisico, poi, le fibre di agrumi non hanno avuto alcun impatto sulla conservabilità del pane, sul suo volume, sul peso e sulla struttura interna.

Più fibre, più salute

Dal punto di vista nutrizionale, invece, il pane a base di farina di agrumi può vantarsi di avere un maggior valore rispetto al pane tradizionale: con la farina di arance rosse e limoni si aggiunge infatti all’impasto un importante contenuto di fibre, con valori complessivi superiori ai 6 grammi di fibre ogni 100 grammi di pane, a tutto favore della prevenzione dell’insorgenza di patologie come le malattie cardiovascolari e il diabete di tipo 2

Foglie di banano al posto dei sacchetti di plastica

Gio, 04/18/2019 - 12:00

La plastica è nemica dell’ambiente e sta inquinando i nostri mari, con diversi studi che hanno trovato dei residui di questo materiale nella pancia dei pesci, anche quelli che vivono in profondità, e di conseguenza avvelenando la catena alimentare.

Trovare un sostituto della plastica è quindi fondamentale: in Vietnam e in Thailandia, la catena di supermercati Rimping ha introdotto le foglie di banano al posto dei sacchetti di plastica.

Le foglie di banano vengono tradizionalmente usate in molti Paesi asiatici, così come in Messico e nelle Hawaii, come contenitori per il cibo, ma è la prima volta che vengono utilizzate su larga scala in un supermercato.

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Le ricette di Angela Labellarte: crema di piselli

Gio, 04/18/2019 - 11:11

Ingredienti

Piselli surgelati 600g
Cipolla piccola 1
Olio 8 cucchiai
Sale
Maggiorana 1 cucchiaio
Parmigiano per le cialdine 4 cucchiaini

Preparazione

Per preparare le cialdine di parmigiano rivestite una teglia con carta da forno, disponete con un cucchiaino il parmigiano grattugiato a mucchietti distanti tra loro, infornate a 220°C fino a quando il parmigiano sarà sciolto e dorato poi lasciar raffreddare.

In una casseruola mettete l’olio, rosolate la cipolla, aggiungete i piselli ancora surgelati, salate, mescolate e coprite con acqua calda.

Cuocete per 20 minuti, togliete la casseruola dal fuoco, aggiungete un cucchiaio di foglie di maggiorana e frullate con un frullatore a immersione.

Servite la crema calda o fredda, a seconda della stagione, decorando con le cialde di parmigiano.
A piacere si possono aggiungere anche fiori edibili.

Il Governo taglia la democrazia e Radio Radicale rischia di chiudere

Gio, 04/18/2019 - 10:15

Radio Radicale, la storica emittente nata nel 1976, oggi rischia di chiudere. Dal 1994 gode di una convenzione per la trasmissione delle sedute del Parlamento: «Radio Radicale riceve 10 milioni di finanziamento annui per la convenzione, che se non rinnovata scade a maggio, e quattro milioni per contributi pubblici all’editoria, di cui si sa già verranno a meno a partire dal gennaio del 2020», spiega Annarita Digiorgio.

Non poche le voci contrarie rispetto alla decisione del governo Lega- M5S: da Mariastella Gelmini a Stefano Parisi, da Renato Brunetta a Piero Fassino e Valeria Fedeli, sono tantissime le voci che, trasversalmente agli schieramenti, si sono espresse in difesa dell’emittente per il contributo dato in 25 anni alla libertà di informazione in Italia.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Radio Radicale rischia la chiusura: “Governo non rinnoverà la convenzione”.È intenzione di questo governo (almeno mia e del Mise che abbiamo seguito il dossier) di non rinnovare la Convenzione con Radio Radicale per svolgere il servizio. […] Non rinnovare la convenzione per svolgere un servizio che Radio Radicale ha svolto per 25 anni senza alcun tipo di valutazione, come l’affidamento con una gara. Nessuno ce l’ha con Radio Radicale o né vuole la chiusura. Sta nella libertà del Governo farlo”. Così afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Editoria, Vito Crimi. Negli ultimi vent’anni, secondo Crimi, “è stata rinnovata come una concessione. Esiste Rai Parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni“. Continua a leggere…

Fonte: ILGIORNALE.IT – Giorgia Baroncini

Radio Radicale, il bavaglio del governo sull’informazione libera. Una scelta “sciagurata”, la definisce Giuseppe Giulietti, presidente nazionale della Fnsi, perché colpisce le voci delle differenze. Per capirci: colpisce Radio Radicale, Il Manifesto, l’Avvenire, tanti giornali diocesani. Sono tagli destinati a diventare bavagli”. Ma Crimi non fa una piega. […]

Allora perché non ha il coraggio di indire la gara, visto che ne ha la competenza?”. Risponde la parlamentare del Pd Enza Bruno Bossio . La senatrice Valeria Fedeli, capogruppo Pd nella commissione Diritti umani, sottolinea come il governo si stia assumendo “la responsabilità politica di tagliare la democrazia nel nostro Paese”, mentre la dem Francesca Puglisi, fondatrice di Towanda e candidata alle europee, osserva in un tweet che “Sono le voci libere che danno fastidio ai pentafascisti“. Continua a leggere…

Fonte: DEMOCRATICA.COM – Giovanni Belfiori

Se ne va Bordin, la voce espressionista, rauca, gutturale e intelligente di Radio Radicale. Eh-émmm!… Mmmmmhhh… Ehe-he-heh…. grugniti, pause e sospiri espressionisti, ma sempre dosati con sapienza, con eleganza, con ironia e con stile, erano diventati la voce della carta stampata. Adesso ci mancheranno come l’aria. Sembrava che Massimo Bordin ci fosse da sempre e che potesse durare per sempre, dal momento che era una delle istituzioni informali di questo paese, del mondo della notizia, dei quotidiani cartacei che ogni mattina gli frusciavano tra le mani. Se ne va, Massimo Bordin, e con lui tutta la gamma di gutturali e di onomatopee che davano senso al giornalismo italiano (anche quando sembrava che non lo avesse). Continua a leggere…

Fonte: TPI.IT – Luca Telese

Fonte immagine copertina Fanpage

Riattivate dopo la morte cellule del cervello di maiali

Gio, 04/18/2019 - 09:31

Circolazione del sangue e funzioni cellulari nel cervello di maiale sono state ripristinate ore dopo la morte, ma non l’attività elettrica associata alla coscienza. Il risultato, al quale Nature dedica la copertina, si deve al gruppo dell’Università di Yale guidato da Nenad Sestan. Ricadute possibili sulla possibilità di studiare più a fondo malattie neurodegenerative e sperimentare farmaci.

Dopo una prima fuga di notizie nel 2018, i risultati dell’esperimento indicano che il cervello dell’uomo e degli altri grandi mammiferi conserva la capacità, finora ritenuta impossibile, di ripristinare la funzione di alcune cellule e la circolazione sanguigna anche a ore di distanza da un arresto circolatorio. Alla ricerca, i cui primi autori sono Zvonimir Vrselja e Stefano G. Daniele, ha collaborato l’italiana Francesca Talpo, che lavora fra Yale e Università di Pavia. Per Sestan, in futuro la stessa tecnologia “potrebbe essere utilizzata per terapie contro i danni provocati dall’ictus”.

L’esperimento è stato condotto su 32 cervelli di maiale ottenuti da macelli con lo strumento chiamato BrainEx, progettato e finanziato nell’ambito della Brain Initiative promossa dagli statunitensi National Institutes of Health (Nih). Il dispositivo si basa su un sistema che, a temperatura ambiente, pompa nelle principali arterie del cervello una soluzione chiamata BEx perfusato, un sostituto del sangue basato su un mix di sostanze protettive, stabilizzanti e agenti di contrasto. Immersi nel dispositivo, che in sei ore ha ripristinato l’irrorazione in tutti i vasi sanguigni, i cervelli hanno mostrato sia la riduzione della morte cellulare, sia il ripristino di alcune funzioni cellulari, compresa la formazione di connessioni tra i neuroni (sinapsi).

Non è chiaro se tempi di perfusione più lunghi potranno ripristinare completamente l’attività cerebrale: per verificarlo saranno necessari ulteriori esperimenti. E’ stato invece dimostrato che mantenere l’irrorazione sanguigna e la vitalità di alcune cellule può aiutare a conservare gli organi più lungo. Nel caso del cervello umano, per esempio, ritarderebbe il processo di degradazione che distrugge le cellule e permetterebbe ricerche oggi impossibili perché le attuali tecniche di conservazione richiedono processi, come il congelamento, che alterano la struttura cellula in modo irreparabile.  

FONTE: ANSA.IT
FOTO: A sinistra le cellule del cervello di maiale dopo la morte, a destra dopo la perfusione (fonte: Stefano G. Daniele & Zvonimir Vrselja; Sestan Laboratory; Yale School of Medicine)

Pavia, l’asfalto assorbe la luce del sole e si illumina di notte: la ciclabile è blu fluo

Gio, 04/18/2019 - 08:00

Una pista ciclabile a sud del fiume Ticino fruibile in completa sicurezza anche durante la notte grazie a un asfalto autoilluminante trattato con resine particolari che sono in grado di assorbire la luce del sole per poi restituirla nelle ore notturne: verrà presto realizzata a Pavia, precisamente tra via Cà Bella (nel quartiere di Borgo Ticino) e il vicino comune di Travacò Siccomario.

L’utilizzo di questo particolare metodo – ideato dal TPA Sp. z o.o., ovvero l’Istituto Tecnologie del Futuro di Pruszkow, in Polonia  – trasforma l’asfalto in un manto cangiante che passa dal blu al verde e consente di evitare il ricorso ai lampioni, rispettando così le indicazioni dell’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo), che ha vietato l’illuminazione tradizionale per garantire il rispetto dell’ambiente.

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