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Morte accidentale di un anarchico
Gli attori, a detta della maggioranza dei critici, sono eccellenti; i registi Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, sono riconosciuti direttori scenici di notevole talento. Visto il numero straordinario di repliche effettuate in tutta la penisola da anni, è comprensibile il continuo ripetersi degli allestimenti. Ma l’autore della stroncatura non se n’è accorto: crede che le continue repliche siano dovute a una mia ostinazione ideologica, non al successo e al gradimento del pubblico. A dimostrare la tendenziosità esplicita dell’articolo in questione, dove mi si presenta come difensore di un’infamia perpetratasi più di trent’anni fa e autore mancante di pietas, viene subito all’occhio un particolare davvero sconcertante: il Battista non prende in considerazione né la chiave né il tema della commedia, e tanto meno il luogo fisico dove si svolge l’azione. Nessun recensore di qualità al mondo sarebbe incorso in un simile pacchiano errore. Ma in verità non si tratta di errore. Piuttosto si tratta di una furbizia da Brighella, giacché con questo escamotage, si evita di portare in primo piano la questione fondamentale dell’opera, cioè la tragedia di Pinelli e la morte dell’anarchico dopo un volo dal quarto piano della questura di Milano. Il Battista, da non confondere col santo del Battesimo a Gesù, non si chiede nemmeno se l’anarchico sia precipitato ancora vivo o già privo di vita, cioè se si sia trattato di un suicidio o di un omicidio. Va da sé che il “povero” Pinelli, come lo chiama il sensibile Battista, si sarebbe dato da sé la morte prendendo una considerevole rincorsa e superando a volo d’angelo la balaustra di 90 centimetri e, in seguito a una parabola adeguata alla forza di slancio, abbia raggiunto il suolo schiantandovisi. Il Battista mi accusa inoltre di aver cucito la pièce “con materiali inquinati dal pregiudizio e dal fanatismo politico”. Ogni dialogo o dichiarazione nella commedia è tratto quindi da documenti assolutamente autentici e soprattutto sconvolgenti. Come diceva Molière: “la realtà è sempre più impossibile della fantasticheria scenica”. Tanto per cominciare, in Morte accidentale di un anarchico, già nel primo atto viene riproposta la dichiarazione del questore di Milano, Marcello Guida, che, intervistato dal telegiornale Rai, il 15 dicembre 1969, solo qualche ora dopo l’avvenuta morte di Pinelli, racconta come si sia svolto il suicidio dell’anarchico in questione. Il dottor Marcello Guida, capo superiore della Polizia, davanti alle telecamere recita la propria entrata in scena nell’ufficio dove era “trattenuto” il “povero” Pinelli, invitato amichevolmente in Questura per semplici accertamenti. Il Guida gli si rivolge perentorio dicendo: “Il suo compagno Valpreda, or ora interrogato, ha ammesso di essere l’autore della strage della Banca dell’Agricoltura di Milano: è lui che ha messo la bomba”. Al che il Pinelli, sbiancando in viso si sarebbe levato in piedi gridando: “E’ la fine dell’anarchia!” e, montando nella disperazione, si sarebbe gettato dalla finestra. Ora urge condurre una breve analisi. Sappiamo che Valpreda finì in carcere e subì più di un processo; dopo tre anni di detenzione i giudici lo riconobbero assolutamente innocente. Quindi il questore Guida nella sua sparata verso Pinelli aveva spudoratamente mentito: Valpreda non solo non aveva compiuto l’atto criminale, ma fin dall’inizio si era dichiarato completamente estraneo ai fatti, per ciò nella commedia si sottolinea che il questore di Milano si è servito di un’infamia per indurre il Pinelli a una crisi e fargli ammettere d’aver partecipato alla messa in atto della strage. E ancora, quando fa esplodere l’espressione disperata in Pinelli “E’ la fine dell’anarchia!”, il signor questore lo descrive nell’atto di gettarsi immediatamente dalla finestra, dimenticandosi di due sostanziali dettagli. Durante il dibattito processuale il giudice chiedeva come mai nessuno dei poliziotti presenti, che per loro ammissione si ritrovavano nei pressi della finestra, non fosse intervenuto cercando di bloccare il gesto suicida del Pinelli. Due dei poliziotti, imbarazzati, non sapevano cosa rispondere, ma un terzo, il brigadiere Vito Panessa, dichiarava: “In verità io personalmente mi sono preoccupato, tant’è che ho afferrato l’anarchico quasi al volo per un piede, ma mi è sfuggito egualmente, lasciandomi però in mano la sua scarpa...”. Il giudice, dopo una veloce inchiesta, scopriva che il Pinelli sfracellato al suolo portava ai piedi ancora tutte e due le scarpe. Quindi bisognava decidere: o Pinelli era tripede o i poliziotti a loro volta mentivano. A ‘sto punto chi di noi due, Dario Fo e Pierluigi Battista, possiede il “demone ideologico”? Io che racconto i fatti traendoli dai verbali e dagli atti processuali o il Battista che li ignora, e demonizza chi la pensa in modo diverso da quello ufficiale, che poi è il suo? E a quale altro linciaggio vado incontro se mi permetto di ricordare, che dalle immagini del servizio televisivo, a fianco del grande bugiardo statale, il Guida, si notava proprio il commissario Calabresi che ad ogni dichiarazione del suo superiore, il questore, assentiva col capo e con adeguate espressioni per niente imbarazzato!? Di questo particolare da niente, che sottintende un’operazione volta a deviare le indagini su un massacro organizzato da forze dell’estrema destra, oggi abbiamo idee più chiare. Il Battista non fa alcun cenno a questa situazione da fantascienza criminale e taccia me, autore della commedia, che invece ne parlo, di mancanza di pietas. Non è che qualche volta la pietas viene confusa con l’hypocrites? Ma il Battista, strada facendo si eccita e va giù sempre più pesante. A proposito dell’omicidio Calabresi e dal particolare che, secondo il mio modo di vedere, e non soltanto mio, gli autori del crimine siano da ricercare in tutt’altra direzione, per esempio fra le varie organizzazioni di polizia segreta di cui abbiamo accennato, così vivaci ed efficienti nel nostro Paese, il giornalista mi accusa di disegnare “con furore incomprensibile una dietrologia di seconda mano”. Come vado sostenendo ormai da anni, il delitto Calabresi ha inizio dal momento in cui al commissario tolgono la scorta di protezione: solo dopo tre giorni mettono a punto l’omicidio. Calabresi era conscio che qualcuno si sarebbe giovato del saperlo indifeso e abbandonato, tanto che commentò: “Se qualcuno vuol colpirmi, questo è il momento giusto!”. E chi poteva essere al corrente di quell’isolamento, se non le polizie segrete e deviate, preoccupate di mantenere il silenzio?! Quindi, al contrario di Battista, io personalmente sono più che convinto che Sofri e i suoi compagni condannati per quel delitto siano assolutamente innocenti e che Leonardo Marino, l’accusatore, unico testimone in forza alla polizia, sia stato letteralmente plagiato, o meglio ammaestrato, dal gruppo speciale di Carabinieri che l’ha tenuto a lezione per più di un mese. Particolare questo che è venuto alla luce soltanto dopo un anno dall’inizio del processo, grazie alla testimonianza, imprevista e imprevedibile, di un sacerdote al corrente dell’operazione di imboccamento di Marino da parte della Benemerita. Così ecco che al processo Marino testimonia di tutta l’operazione che doveva portare all’assassinio di Calabresi. Soltanto che, ahimé, riferisce particolari che risultano spesso errati o addirittura falsi. Gola profonda Marino testimonia, anzi giura, che una delle ragazze del commando sta preparando nelle valli del Canavese un poligono di tiro: ma nello stesso giorno indicato, si scopre che la ragazza si trovava ricoverata in un ospedale di Torino, intenta a partorire il suo primo bambino. Ma dove ha rubato questa macchina? “Nei pressi delle carceri di San Vittore, lato sinistro del viale” dichiara. Errore: la macchina si trovava sul lato destro della strada. “La portiera che ho forzato – dice ancora – era a destra”. Errore: la portiera forzata era quella di sinistra. Afferma che in macchina non c’era nulla, vuota. E invece i poliziotti ritroveranno la vettura abbandonata qualche ora dopo ingombra di oggetti, i più disparati: palle da tennis in quantità, un paio d’occhiali, un ombrello, una pipa, un cappello, una lampada a pila, delle riviste, carte geografiche di aree orientali, una radio ricetrasmittente truccata in grado di ascoltare le frequenze della polizia (aggiustamento che può essere in grado di realizzare solo un tecnico d’alta professionalità, probabilmente legato a organizzazioni militari), una scatola di fiammiferi, un impermeabile, uno specchietto retrovisore - optional - e sul tetto della macchina, ben evidente, si scopre una lunghissima antenna radio, inarcata, lunga un paio di metri, ma lui non l’ha vista. Non ha visto nemmeno tutta la mercanzia di cui era ingromba la macchina… È semplice, poliziotti della PS che hanno ritrovato la macchina del delitto, hanno tenuto celata la presenza di oggetti nell’interno del reperto, quindi non essendone a conoscenza i Carabinieri, come potevano essi procurare l’informazione a Marino? Ad ogni modo, per concludere questo frammento d’indagine, è chiaro che Marino in quella vettura non c’è mai stato, non ha mai guidato quella macchina. L’unica cosa certa è che gli assassini con quell’auto hanno compiuto il delitto Calabresi. Ma senza di lui. Lui non c’era. Lui è completamente innocente. Un innocente venduto! Proseguendo, la macchina, secondo gli inquirenti della PS, è stata ritrovata intieramente pulita, e quindi priva di impronte. Inoltre, il proprietario della macchina, al momento di ritirare la vettura a lui rubata, si è reso conto, che le due ruote anteriori erano state sostituite con pneumatici nuovi di zecca. Roba da specialisti del crimine! Ma a queste notizie Marino cade dalle nuvole. Il tragitto ricostruito dalla polizia in seguito alle testimonianze dei passanti sulle varie strade percorse dalla macchina in fuga dopo l’attentato, non ha niente a che vedere con quello disegnato dal Marino. Anzi, è completamente diverso. Ma gli inquirenti badano bene di non contestare l’evidente diversità… Per carità, se si cominciano ad analizzare tutti gli errori commessi e le frottole raccontate da Marino non la finiamo più! Quindi, sedici anni dopo l’efferato delitto, appare Marino e gli inquirenti esclamano: “Eccolo! È lui la signora bionda, elegante!” Di certo, ne è una prova la folta capigliatura fortemente arricciata di foggia negroide che gli decora il capo! Gli inquirenti esultano: “Finalmente abbiamo il basista!”. Secondo la testimonianza del Marino, al tempo dei fatti, il Noia era privo di baffi e barba, sempre ben rasato. Ma il fratello del Noia, fotografo dilettante, aveva scattato una foto, esattamente nei giorni del delitto, in cui appariva il presunto basista con baffi e barba fluenti, intento a leggere un giornale. Il giornale è il “Corriere della Sera”. Il fratello si reca allora all’archivio del Corriere; analizzando i titoli che appaiono nella foto e alcune immagini scopre che la data di quel quotidiano è esattamente il 18 maggio 1972, il giorno dopo dell’omicidio Calabresi. Quindi doveva possedere quella barba fluente anche il giorno prima, una barba del genere non ricresce in una notte, ergo non è lui. Gli inquirenti devono forzatamente riconoscere la sua innocenza. Il Noia non è il basista. Questo ci dice della serietà di tutto quel processo, dove il perno dell’accusa ruota intorno alla figura di Ma qui, entra in campo l’orrenda trappola: pur di ribaltare il verdetto, i giudici della Cassazione decidono di mettere in atto la cosiddetta sentenza suicida, cioè a dire, il giudice estensore espone, nel documento finale, la cronaca del processo e le motivazioni della sentenza in modo caotico e confuso, così da rendere tutto inattendibile. A questo punto il giudice superiore è tenuto ad annullare non solo il processo, ma anche la sentenza, quindi tutto da capo e i tre di Lotta Continua tornano sul banco degli imputati. Una truffa giuridica maestrale! Che ne dice il Battista? Si tratta o no di una sindrome di ostinazione machiavellica, anzi demoniaca, quasi criminale vissuta dentro una stagione politica tetra e asfissiante? Ma il botto finale del censore, pardon del recensore, è la messa in campo, nel suo articolo pubblicato sul Corriere, di un personaggio davvero terrorizzante. È un giornalista arruolato nei servizi segreti, il SISMI, nome in codice Betulla; è stato indagato insieme a Niccolò Pollari, alto ufficiale, direttore del SISMI, per il rapimento di Abu Omar, trasportato dall’Italia in Egitto a disposizione della Cia che l’avrebbe addirittura torturato. Per questo la Procura della Repubblica, qualche mese fa, ha radiato Renato Farina dall’albo dei giornalisti! Ma lui continua a collaborare con Libero, come opinionista, Feltri lo protegge. Dario Fo
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Dario
Hi
I am a student currently studying the works of Dario Fo, in particular his work an Accidental Death of an Anarchist.
Is there anybody I can contact? or any contact details for Dario Fo himself? or any help I can get with my research?
If so, my email address is hgeccles10@hotmail.com
Many Thanks
Grazie
Harry
invito al congresso "Espace public et création"
Prendo spunto da questa comunicazione per invitare Dario Fo al congresso "Spazio pubblico e creazione" che si terrà all'Università Parigi 7 - Denis Diderot durante l'anno accademico 2010-11, congresso organizzato dal laboratorio CSPRP (Centre de Sociologie des pratiques et des représentations politiques) di cui sono membro da pochissimo, come professore di Sociologia dell'arte. Il colloque dovrebbe portare sul significato politico dell'avanguardia e quindi la presenza di Fo sarebbe un onore inestimabile.
La nostra idea, a nome di tutta l'équipe, sarebbe quella di invitare la coppia Fo-Rame o soltanto Dario Fo per aprire il colloque et chiuderlo, in quanto invitato d'onore et procedere eventualmente alla remise di una laurea ad honorem.
Per i dettagli del colloque, l'organizzazione concreta et la logistica, invito Dario Fo a scrivermi sulla mia mail fedetarragoni@yahoo.fr (il mio numero di tel 0033619072768) o a darmi un indirizzo mail diretto al quale contattarlo.
Federico Tarragoni, Agrégé de sciences sociales, Professeur de sociologie de l'art à l'Université de Paris 7 - Paris Diderot.
SUPERCORTEMAGGIORE
...la potente benzina italiana."
Mi spiace andare "fuori topic" ma non ho trovato un indirizzo privato. Mi sto documentando per scrivere un romanzo storico, ambientato dal Boom alle prime stragi. Leggendo la Storia d'Italia 43-96 di Ginsborg, a proposito di Mattei (il protagonista del romanzo a cui lavoro è ricalcato su Pasolini, che in Petrolio si stava occupando di Mattei), ho trovato la notizia della Supercortemaggiore. Visto che tu hai collaborato alla sceneggiatura e alla recitazione del carosello (1958), potresti darmi qualche notizia?
1) In che anno è stata lanciata sul mercato?
2) Fino a che anno è stata venduta?
3) In che distributori veniva venduta?
4) Come erano le divise degli addetti ai distributori?
Dato che sono uno sconosciuto e tu sei superimpegnato (nel mio immaginario Dario Fo è superimpegnato), non mi aspetto che mi risponderai, quindi non ti sentire in colpa se non ci riesci. Ne approfitto per dirti che sì, Pinelli (lo so perché in questo romanzo Dio ha accettato di interpretare una piccola parte) era tripede.
ciao, emiliano
Grazie, Maestro
Grazie Maestro. La ricostruzione che Lei ha fatto in poche righe (che ho copiato e stampato, non l'abbia a male), ha aperto la mia mente all'altra verità, quella vera(?) I cosidetti mass media non è che si fossero sperticati in ricostruzioni oggettive, tutt'altro! Così, mi ero fatta un'opinione sul povero Sofri e compagni. Opinione che, molto probabilmente, era sbagliata. Le nebbie hanno cominciato a diradarsi: il commissario Calabresi, forse, non è stata vittima del terrorismo comunista, ma di quello di Stato, più o meno deviato.
Grazie ancora. I colpevoli del delitto Calabresi, sono stati assicurati alla (in)giustizia, ma chi ha pagato per il povero Pinelli?
Grazie ancora
bob
....l'ignoranza avrà pure dei confini!!??
.......stupefatta......
....incredula......
................profondamente irritata......
......compassionevole.........
.............necessità di cambiare le cose....
...di muovere i sentimenti ancora prima delle menti....
.....ormai troppo assopite da finte responsabilità che forse neanche ci appartengono....
.....e difronte all'ignoranza del cuore umano una cosa è possibile fare....insegnare....attraverso le piccole verità dei sentimenti..
.....dette in mille modi...uno sguardo...un sorriso..una lacrima..
..urla di gioia..o di dolore....spaccando tutto o restando fermi...
........non con odio si diffonde l'amore ma con fermezza certa che in fondo all'animo umano quell'ignoranza non può arrivare...non può!perchè è lì che siamo tutti uguali e capaci di capire....
.....spero di essermi fatta capire!!!
grazie per tutto!
misspavolafavola
attività teatrale
Buona sera, mi chiamo Alessandro.
Vi sembrerà forse insolità la mia e-mail.
Io sono un allievo di Cristiano Censi della scuola Teatro Azione, e il mio desiderio piu grande non è tanto quello di diventare un grande attore ma di apprendere il più possibile dai grandi del teatro.
Pertanto mi rivolgo a lei, per domandarle se ci fosse la possibilità di frecquentare un suo seminario o laboratorio.
Infine le porgo una domanda: ma lei non ha mai pensato di aprire una scuola per giullari???
La ringrazio.
Alessandro Marano
riguardo "morte accidentale"
penso di non essere riuscito ad inserire il mio commento precedente. Comunque caro Dario, avrei bisogno di tutte le informazioni possibili sull'opera e sui fatti e, se possibile, poter avere un tuo contatto, per poter realizzare una tesi sul testo e il suo contesto. ti riallego la mia mail e spero di avere notizie...grazie.
cinematicandry@yahoo.it
contattare dario personalmente
Salve a tutti!
sono uno studente di lettere in procinto di fare una tesi sullo spettacolo "Morte accidentale di un anarchico". Non solo dopo aver letto l'articolo sull'articolo mi sento ancora più in dovere di ribadire l'importanza della denuncia dell'opera sullo stragismo, ma sento anche il bisogno di avere quante più informazioni possibili sui fatti in modo da poter realizzare una tesi che dimostri come, non solo l'opera avulsa dal suo contesto sia ancora attuale, ma anche il suo paradigma comico persiste, nonostante i revisionismi.
Detto ciò sarei lieto di poter contattare peronalmente Dario Fo per poter avere più notizie possibili! questa è la mia mail
cinematicandry@yahoo.it
spero in una risposta e vi ringrazio anticipatamente!
tesi accidentale
Per raccogliere del materiale su libri, interventi e commedie posso consigliare di iniziare a cercare qualcosa sul sito: archivio.francarame.it.
A presto.
Dario Fo, Accidental Death of an Anarchist
Hi
I am a student currently studying the works of Dario Fo, in particular his work an Accidental Death of an Anarchist.
Is there anybody I can contact? or any contact details for Dario Fo himself? or any help I can get with my research?
If so, my email address is hgeccles10@hotmail.com
Many Thanks
Grazie
Harry