Franca Rame rassegna le dimissioni dal Senato
devono ancora essere accettate "ma voglio che il concetto sia preciso: finché sarò in Senato, fino all'ultima ora difenderò questo mio governo".
"Sono nella commissione Uranio impoverito, ho fatto un grosso lavoro di diffusione [...] Ho presentato un ddl dove chiedevo che i funzionari pubblici condannati penalmente venissero licenziati [...] Ho promosso il progetto 10 leggi per cambiare l'Italia e 4 di queste sono già passate [...]"
ma in 19 mesi non è stato possibile legiferare su "conflitto si interessi, falso in bilancio, Rai, antitrust..."
Intervista a Franca Rame "il Manifesto" 3 gennaio 2008
Intervista a Franca Rame "La Stampa" 3 gennaio 2008
Sulla finanziaria dal Blog di Jacopo Fo:
La finanziaria vara il finanziamento al 100% di impianti eolici e biomasse
tentativo di ridare fiducia agli elettori e salvare le elezioni
Caro Dario,
ci rivolgiamo a te in modo amichevole per la vicinanza che, pur non conoscendoti personalmente, percepiamo nei tuoi confronti per l’impegno civile che hai sempre portato nel tuo lavoro e per il coraggio di manifestare le tue idee anche in contrasto con i potenti e le strutture da essi controllate, idee che sono dalla parte della gente poco considerata e rispettata perché “normale”, quella che tutti i giorni va a lavorare o a cercare lavoro, quella che non ha potere, quella che paga le tasse, quella che in questi ultimi anni vive una condizione, prima di tutto economica, sempre più critica e che in Italia rappresenta ormai una parte davvero consistente e in continuo sensibile aumento…
Siamo un gruppo di uomini e donne della provincia di Verona che discutendo sulle prossime elezioni abbiamo percepito:
- da una parte il forte pericolo che il risultato elettorale (il ritorno al governo del centro-destra di Berlusconi) che si profila come molto probabile comporta: fallita la possibilità di riformare con il governo uscente sia la legge elettorale che quella sul conflitto di interessi, è molto alto il rischio che ciò porti alla perpetuazione anche per il futuro dell’attuale sistema di nomina dei rappresentanti (connotato da una forte commistione tra potere mediatico-economico e meccanismi elettorali) che tenderà a confermare al potere sempre le stesse formazioni politiche e al riprodursi dell’uso del potere stesso come garanzia autoprotettiva degli interessi economici dei singoli individui che lo gestiscono, in un effetto a spirale non controllabile e inarrestabile;
- dall’altra l’importanza di andare in controtendenza rispetto a un fatalistico “noi elettori non possiamo fare niente” e di prendere un’iniziativa con cui dei cittadini, tra cui anche personalità e “menti critiche”della cultura e dell’informazione, chiedono di aver voce diretta nella campagna elettorale senza nessun’altra intenzione che quella di fare delle richieste precise alla politica facendo però forza sul proprio diritto-potere di scelta con il voto. Un’iniziativa di questo tipo, pur se non porta di per sé ad un risultato certo essendo un fatto assolutamente inedito, proprio per questo si può pensare che essa potrebbe produrre degli effetti positivi sul panorama complessivo non calcolabili e metterebbe comunque coloro che guidano le campagne elettorali nella condizione di dover rispondere alle richieste precise esplicitate.
Sulla pagina di apertura del tuo sito non nascondi un senso di disagio rispetto all’esperienza del governo di centro-sinistra che ha concluso il suo mandato senza risultati significativi rispetto ad obiettivi importanti, e non è nemmeno riuscito, come abbiamo detto, a condurre in porto la riforma elettorale: molti uomini e donne di sinistra stanno avvertendo una forte demotivazione al voto che porterà la maggior parte a “votare perché sennò è peggio” e alcuni a non andare a votare; inoltre ancora più di prima, probabilmente, saranno gli indecisi, che dunque non voteranno per non aver visto grandi differenze tra il governo precedente e l’ultimo, durato tra l’altro solo due anni. Noi pensiamo che si possa e si debba tentare di ridare alla politica il ruolo di corretto strumento della gestione della vita del paese, basando tale correttezza su alcuni valori fondamentali che si realizzano nel rispetto di tutte le persone, nel trattamento equo e senza discriminazioni o privilegi, nella riduzione dei dislivelli di condizioni di vita (nel nostro paese sempre più grandi…) e nell’impiego onesto e oculato delle risorse economiche che giungono allo stato dai cittadini attraverso le tasse.
Ecco dunque che fare qualcosa in questo senso non ci costa niente, forse non porterà ad un risultato consistente ma è necessario provare ad usufruire più pienamente del nostro diritto–potere di scelta, intervenendo come soggetti attivi e non come semplici recettori di proposte e promesse.
Ciò può dare speranza di una nuova buona politica agli indecisi e agli elettori di sinistra sfiduciati ma solo se alla politica viene chiesto di prendere degli impegni, pochi ma chiari, precisi e ineludibili sulle questioni centrali per la gente: le tasse e la continua perdita di potere dei salari, lo spreco di denaro pubblico, i privilegi della casta politica. Occorre cioè non subire passivamente e pretendere di più rispetto alla ridda di promesse acchiappa-elettore, alcune decisamente poco credibili (tanto a destra quanto a sinistra) in cui si nota una sempre maggiore somiglianza delle promesse preelettorali tra la grande formazione di destra e quella di sinistra e in cui la parola “nuovo” è di moda ma non indica più alcun significato concreto.
L’IDEA: diffusione alla stampa e ai partiti di sinistra di una “Manifesto di cittadini per una politica etica”. Nel manifesto i firmatari si impegnano a votare solo un partito che prenda impegno esplicito di realizzare iniziative ben determinate entro i primi 100 giorni in caso di vittoria elettorale. L'iniziativa, ponendo delle condizioni al voto, è necessariamente forte, al fine di avere un certo effetto sia sui destinatari, sia sulla stampa, sia sui cittadini che vi possono aderire.
Riteniamo che il manifesto sarebbe snobbato dai media se provenente da semplici cittadini ma avrebbe ben altro effetto se avesse come primo firmatario Dario Fo, premio Nobel stimato da moltissimi anche per il coraggio delle proprie idee oltre che per l’intelligenza e l’apertura mentale con cui ragiona sulla cultura e sulla politica. Sarebbero invitati a sottoscrivere tutti i cittadini non direttamente coinvolti nelle prossime elezioni sottoponendo il testo a molti altri personaggi della cultura e dell’informazione .
Di seguito riportiamo il testo del manifesto e speriamo davvero che tu possa accogliere l’invito a farlo tuo, naturalmente apportando le correzioni che riterrai opportune.
Dati i pochissimi giorni che mancano alle elezioni ti invitiamo a darci una risposta in tempi strettissimi.
Giampaolo Merlin, Luicia Contini, Stefano Malesani, Enrico Rettondini, Angelo Magliocchi, Rosaria De Giuli, Ettore Masin, Maria Rosa Grigolli, Alberto Tarocco, Franca Rossetti, Luisa Bragantini
Riferimento per l'iniziativa: Giampaolo Merlin,
jpaulmerlino@yahoo.it
MANIFESTO DI CITTADINI
PER UNA POLITICA ETICA
PREMESSA
I firmatari del presente manifesto:
- sono singoli cittadini che credono nella necessità della ristrutturazione della politica per ridarle la funzione importante di strumento di gestione e miglioramento delle condizioni di vita della comunità italiana attraverso una più equa distribuzione delle risorse economiche, l’annullamento dei privilegi e la corretta gestione delle risorse economiche provenienti dalle contribuzioni dei cittadini italiani;
- vogliono esercitare il proprio diritto-potere di scegliere i partiti che li rappresenteranno in base agli impegni che gli stessi si assumono in modo preciso e esplicito prima delle elezioni su alcune questioni essenziali;
- non intendono costituire un gruppo politico per futuri progetti elettorali ne’ sono in lista per le prossime elezioni politiche o amministrative.
SITUAZIONE: allarmante impoverimento della popolazione italiana:
SPOSTAMENTO
A. NEL NOSTRO PAESE SI HA UN CONTINUO E PROGRESSIVO DELLE RICCHEZZE DA UN NUMERO ELEVATO DI FAMIGLIE, CHE, CON LA PERDITA DEL POTERE DI ACQUISTO DEI SALARI, DIVENTANO SEMPRE PIÙ POVERE, VERSO UN NUMERO RIDOTTO DI FAMIGLIE CHE DIVENTANO SEMPRE PIÙ RICCHE
B. NEL CONTEMPO SI CONSTATA LA MANCANZA DI UN MIGLIORAMENTO E ANZI UN PEGGIORAMENTO DEL LIVELLO DI BENESSERE E DEI SERVIZI A FAVORE DELLA COLLETTIVITÀ
Questa situazione è dovuta a:
• continuo e incontrollato aumento dei prezzi che ha trovato una spinta determinante nel passaggio tra lira e euro;
• mancato corrispondente aumento dei salari, rimasti al valore di 15 anni fa;
• percentuale di tasse elevatissima (oltre il 43%), la più alta d’Europa, e aumentata ulteriormente in rapporto ai salari con l’aumentare dei prezzi e che incide in modo determinante sull’inflazione e sul potere d’acquisto dei salari stessi;
• dispersione di grandi quantità di denaro pubblico derivante dalle imposte che non vanno ad incentivare lo sviluppo dell’economia e dei servizi ma ad avvantaggiare economicamente singoli imprenditori amici di politici o/e malavitosi e a garantire privilegi di politici e funzionari pubblici, anche attraverso la realizzazione solo parziale di grandi opere pubbliche che rimangono incompiute .
Le CONSEGUENZE che si profilano sono:
• sempre MINORE POTERE D’ACQUISTO dei salari e sempre maggiore SUDDIVISIONE DELL’ECONOMIA IN DUE LIVELLI molto distanti, quella dei CETI PIÙ ABBIENTI e quella, in buona parte sommersa, dei beni di minor valore destinati ai CETI MENO ABBIENTI.
• aumento progressivo dello SFRUTTAMENTO del lavoro dipendente da parte delle imprese produttive che mirano ad una maggior competitività, con riduzione del rispetto dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di sicurezza sul lavoro, e con l’accettazione di tale sfruttamento da parte dei lavoratori per far fronte alla propria condizione economicamente sempre più critica;
Si registra dunque un ARRETRAMENTO DEL GRADO DI CIVILTÀ conquistato finora.
I sottoscrittori del presente manifesto:
1. ritengono la politica MORALE solo se mira a:
► GARANTIRE UN LIVELLO MINIMO DI BENESSERE DI TUTTA LA COLLETTIVITÀ
►RIDURRE LE ENORMI DIFFERENZE ECONOMICHE TRA I CITTADINI
2. dichiarano la DISPONIBILITÀ a votare solo una formazione politica che SI IMPEGNI ESPLICITAMENTE E IN MODO FORMALE CON GLI ELETTORI CON PROPOSTE CONCRETE A INTERVENIRE in caso di vittoria elettorale NEI PRIMI 100 GIORNI SU QUESTI PROBLEMI per:
1. ridurre in modo consistente le tasse dirette e indirette
2. annullare i privilegi personali o di gruppo, diretti e indiretti, ai politici,: con il taglio drastico di stipendi, indennità, riduzioni, contributi e bonus a politici, funzionari ministeriali e delle amministrazioni decentrate, amministratori pubblici, giornali nati per finanziare formazioni politiche.
3. impedire l’interesse privato nella gestione della cosa pubblica e la commistione tra imprenditoria e politica
4. impedire che tornino a prodursi mega opere incompiute
5. disincentivare con iniziative di sgravio fiscale e altre l’aumento incontrollato dei prezzi
Non mollare Franca
Ripensaci. Ritira le tue dimissioni. Vedrai che tra qualche tempo si riuscirà a legiferare sulle materie che ti stanno a cuore. Tieni duro. Ne parlo più diffusamente in un mio post.
A lui dedico
6 gennaio 2008
A lui dedico.
Stasera,... stasera vi parlerò della vita. Quella vera. Con parole che sento. E della morte, che della vita è parte.
Ai miei pochi, affezionati lettori, non proporrò notizie, interventi, denunce, come faccio abitualmente, da bravo "militante", almeno da qualche tempo a questa parte. Troppo radicale per i letterati, troppo artista per i militanti, quelli che "militano" realmente, di lettori ne ho persi, lungo il percorso che mi ha portato a dar vita a questo blog.
Francesca Branca, letterata, non si fa più sentire e, via via, altri tecnici del sapere pratico. Giuseppe Genna aveva annunciato una analisi del mio lavoro, quello che si colloca principalmente nell'anno 2006: sparito. Altri avevano promesso la recensione del mio libro, idem con patate. Nanni Balestrini l'ha giudicato "difficile e coraggioso". Non si è nemmeno degnato di intervenire alla presentazione. Geraldina Colotti de "il manifesto", avvisata anche via fax, ha preferito andare altrove. E via cantando.
Ma non me ne dolgo.
Uno dei drammi del genere umano è l'alta considerazione di sé che tanti hanno.
Compassione buddhista.
Da sempre, e ingenuamente, subisco il fascino della intellettualità. Una intellettualità alla quale non appartengo, per forza di cose e perché troppo compromessa con la società costituita. Con i suoi meccanismi esclusivi, classisti e mafiosi. Ma preferisco confrontarmi con quel che accade tutti i giorni che iddio ha creato.
Se amate i fini esercizi linguistici e di pensiero fini a se stessi, beh... allora vi prego di rivolgervi altrove. Ci sono siti, anche cosiddetti estremistici, con titoli bislacchi ed ipotetici, in perfetto stile radical-chic, che sono stati creati apposta.
A lui dedico.
Era un signore d'altri tempi e come tale si comportava. E mi giudicava favorevolmente. Ieri sera, poco prima di andarsene, mi ha detto che sono bravo, perché sono sempre andato a trovarlo. Oggi, quel sacco che ho raccolto da terra con i suoi indumenti, mi ha fatto ricordare gli abiti di mia madre, quelli che mi hanno dato in ospedale, quando è morta.
Rimangono la pioggia di queste ore, i commenti di un portantino, i visi dei parenti degli altri ricoverati, un caffè schifoso, servito in una tazzina di plastica, e bevuto giusto per dire che ho mandato giù qualcosa, tre gatti diffidenti, ai quali mi ero avvicinato e che sono scappati via, ed un cane. L'ho incontrato sulla strada del ritorno, che camminava, abbandonato. Non sono riuscito a raggiungerlo.
Quando l'ultimo di questa generazione - migliore della mia, innanzitutto - sarà scomparso, allora sì che inizieranno i problemi. Quelli seri.
sergio falcone
A lui dedico questi versi.
Intervista a Fernanda Pivano
- Tu a Spoon River c’eri stata una volta...
Si, la prima volta che sono andata in America, sono andata per conoscere Spoon River.
Nel 1956 avevo deciso di visitarli quei luoghi dei miei sogni e il modo di visitarli me l’ha offerto il senatore Paul Douglas niente meno che dello Illinois.
L’intervento di Paul Douglas mi aveva procurato la protezione di due redazioni incuriosite e ben disposte, abilissime a tirarmi fuori dai guai in cui venivo continuamente cacciata dalle linee aeree. E da una Ford all’altra una mattina mi ero trovata lì, di fronte a una collina, che era poi “la”collina, quella del cimitero di Masters, dove “tutti,tutti,tutti dormono”; e mi ero ritrovata lì, di fronte ad un fiume, a quel fiume, il fiume Spoon, in realtà ormai un rigagnolo bordato di salici morenti più che piangenti.
- Che effetto ti ha fatto “rivedere” Spoon River dopo cinquant’anni?
Dopo cinquant’anni ha fatto l’effetto che puoi immaginare… sono commossa perché io continuo a essere innamorata persa di questo libro che in fondo mi ha cambiato un po’ la vita. Io dico sempre che la vita me l’hanno cambiata Ginsberg e Kerouac e molto è vero, però io ero molto più giovane quando la prima volta la vita me l’ha cambiata Spoon River. Perché Spoon River mi dava un esempio di pace, non violenza, anticapitalismo, innocenza, purezza… tutte cose che noi allora ragazzi sognavamo. E William Willinghton, grande fotografo e
intellettuale, mi ha dato una grandissima gioia, riproponendo a quelli che sono i ragazzi di adesso, questa serie di idee che erano proprio le idee del futuro, di quello che noi sognavamo come futuro per i ragazzi d’Italia.
- Che cosa ha rappresentato Spoon River per te? Cosa ti ha trasmesso?
Non c’è dubbio che per una adolescenza come la mia, infastidita dalla roboanza della falsa eticità a tutti i costi in voga nel nostro anteguerra,la semplicità scarna dei versi di Edgar Lee Masters e il loro contenuto dimesso,rivolto a piccoli fatti quotidiani privi di eroismi e impastati soprattutto di segreta tragedia erano una grossa esperienza; e col tempo l’esperienza si era approfondita e aveva individuato,coi temi di quel contenuto, il mondo che lo ispirava. Spoon River significava la rivolta al consumismo, la franchezza, la disperazione, la denuncia della falsa morale che allora mi piaceva chiamare “dei sepolcri imbiancati”, l’ironia antimilitarista, anticapitalista, antitotalitaria: e ancora, la necessità e l’impossibilità della comunicazione.
- Cosa rappresenta oggi?
Per me Spoon River significava allora e significa ancora oggi la schiettezza, la fede per la verità, l’orrore per la retorica, la certezza per la libertà.
Questo libro è ancora nel cuore della gente. Lo testimoniano i tanti ragazzi che vengono a farmelo autografare. Questo libro è tuttora nel cuore dei ragazzi, è nella loro anima, che scoprono, attraverso questi versi, i loro ideali, il sogno di un mondo e di una vita che è la stessa che noi giovani abbiamo sognato anni e anni fa, con gioia, orgoglio, determinazione. Questi ragazzi oggi hanno un’ulteriore occasione per conoscere e apprezzare Spoon River perché il libro che abbiamo fatto è anche per i giovani:è un libro candido e delicato, per incoraggiare a conservarli, questi sogni, questi ideali, queste speranze di vita pura senza sorprendersi di eventuali contraddizioni perché le contraddizioni fanno parte della vita.
- E che cosa ha rappresentato Spoon River per la letteratura?
E’ stato il sogno più grande della letteratura americana.
Ringrazio William Willinghton perché mi ha riportato nel cuore i giorni meravigliosi di quando ho scoperto questo libro, mi ha ricordato Pavese che non voleva parlarmi di Spoon River. Mi dava del lei,a quel tempo, e mi diceva “è ora che finisca di raccontarle sempre le idee degli altri! Non è più una bambina. Lei deve trovare dentro di sé una risposta a tutte le domande che mi farebbe se gliele lasciassi fare”. Certo, io gliene facevo tante di domande e invece… “no,deve scoprirlo da sé!”. E forse aveva ragione.
Spoon River Anthology
by Edgar Lee Masters
The Hill
Where are Elmer, Herman, Bert, Tom and Charley,
The weak of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the fighter?
All, all are sleeping on the hill.
One passed in a fever,
One was burned in a mine,
One was killed in a brawl,
One died in a jail,
One fell from a bridge toiling for children and wife-
All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.
Where are Ella, Kate, Mag, Lizzie and Edith,
The tender heart, the simple soul, the loud, the proud, the happy one?--
All, all are sleeping on the hill.
One died in shameful child-birth,
One of a thwarted love,
One at the hands of a brute in a brothel,
One of a broken pride, in the search for heart's desire;
One after life in far-away London and Paris
Was brought to her little space by Ella and Kate and Mag--
All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.
Where are Uncle Isaac and Aunt Emily,
And old Towny Kincaid and Sevigne Houghton,
And Major Walker who had talked
With venerable men of the revolution?--
All, all are sleeping on the hill.
They brought them dead sons from the war,
And daughters whom life had crushed,
And their children fatherless, crying--
All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.
Where is Old Fiddler Jones
Who played with life all his ninety years,
Braving the sleet with bared breast,
Drinking, rioting, thinking neither of wife nor kin,
Nor gold, nor love, nor heaven?
Lo! he babbles of the fish-frys of long ago,
Of the horse-races of long ago at Clary's Grove,
Of what Abe Lincoln said
One time at Springfield.
sergio falcone
sergio.falcone@fastwebnet.it
www.sergiofalcone.blogspot.com
Per favore, non dormo la notte
Gentile Dario Fo, sono un giovane studente che ha letto il tuo articolo nel quale "difendevi" Daniele Luttazzi.
Hai citato un passo della Divina Commedia riguardante la sorte di Bonifacio VIII nel mondo degli inferi. Ecco, io non riesco a trovare quel passo. Sto sfogliando da giorni la Commedia e non lo trovo. La prego Mister Fo mi dica il canto e i versi! Per favore! E' più importante di quanto lei creda! Dal basso della mia ignoranza la prego!
per chi non dorme passando le pene dell'inferno
Gentile FilippoFilippo
il passo di Dante è nel canto III, v. 59-60
se vuoi lasciarmi un tuo recapito potremo sentirci al telefono.
Un caro saluto
Dario
Dario ho bisogno di te dobbiamo sentirci!!!
Devo parlare con Dario per favore aiutatemi!
Questo è il mio indirizzo di posta per piacere Dario contattami se puoi e se leggi questa email. ti ringrazio di cuore se lo farai : bertelligiuliano@yahoo.it
nell'email ti lascerò anche il mio recapito.
Grazie mille ti seguo sempre quando posso sei un grande.
a per favore , non dormo la notte...
Caro Filippo ( immagino ti chiami così)
forse se ho ben capito, ti riferisci alla frase
"Lo stesso Dante usa immagini similari per colorare di veemente indignazione la presenza di certi notissimi personaggi in cui incappa nell’infernale viaggio osceno. “A chi servirà quel buco vomitante fuoco?” chiede il tosco poeta a Virgilio. E quegli risponde: “Là dentro verrà fra poco infilato testa in giù, un Pontefice che ben merita di starsene a cottura lenta e le natiche al vento a sbattacchiar gambe al par d’un forsennato!”".
Qui Dario Fo fa un riferimento indiretto al canto XIX dell'inferno dove Dante visita il girone dei Simoniaci:
I Simoniaci sono condannati a stare testa in giù all'interno di fori nella pietra e con i piedi torturati
dalle fiamme, condannati in questa scomoda posizione fino all’arrivo di un nuovo dannato della stessa categoria che li sostituirà facendoli sprofondare nella roccia.
Nel canto non è Virgilio che parla a Dante su Bonifacio viii, ma Niccolò III che si agita da una delle bocche tanto da attirare l’attenzione del Poeta credendo di trovarsi davanti a Bonifacio VIII disceso nel girone per sostituirlo nella scomoda posizione.
Quando Dante incomincia a scrivere la Divina Commedia (1300), Bonifacio non era ancora morto (1303)e questo stratagemma permette al poeta di parlare di un suo contemporaneo ancora condannandone la sua condotta cosi poco cristiana.
Spero che questo sia sufficiente a riprendere il sonno perso.
Stefano Verrelli
a per favore, non dormo la notte...
Caro Filippo ( immagino ti chiami così)
forse se ho ben capito, ti riferisci alla frase
"Lo stesso Dante usa immagini similari per colorare di veemente indignazione la presenza di certi notissimi personaggi in cui incappa nell’infernale viaggio osceno. “A chi servirà quel buco vomitante fuoco?” chiede il tosco poeta a Virgilio. E quegli risponde: “Là dentro verrà fra poco infilato testa in giù, un Pontefice che ben merita di starsene a cottura lenta e le natiche al vento a sbattacchiar gambe al par d’un forsennato!”".
Qui Dario Fo fa un riferimento indiretto al canto XIX dell'inferno dove Dante visita il girone dei Simoniaci.
I Simoniaci sono condannati a stare testa in giù all'interno di fori nella pietra e con i piedi torturati
dalle fiamme, condannati in questa scomoda posizione fino all’arrivo di un nuovo dannato della stessa categoria che li sostituirà facendoli sprofondare nella roccia.
Nel canto non è Virgilio che parla a Dante su Bonifacio VIII, ma Niccolò III che si agita da una delle bocche tanto da attirare l’attenzione del Poeta credendo di trovarsi davanti a Bonifacio VIII disceso nel girone per sostituirlo nella scomoda posizione.
Quando Dante incomincia a scrivere la Divina Commedia (1300), Bonifacio non era ancora morto (1303)e questo stratagemma permette al poeta di parlare di un suo contemporaneo ancora condannandone la sua condotta cosi poco cristiana.
Spero che questo sia sufficiente a riprendere il sonno perso.
Stefano Verrelli
em....
si ma di fatto Virgilio non dice nulla a Dante...grazie comunque..
...sogni d'oro! :-)
Inferno
CANTO XXVII
Già era dritta in sù la fiamma e queta
per non dir più, e già da noi sen gia
con la licenza del dolce poeta, 3
quand'un'altra, che dietro a lei venia,
ne fece volger li occhi a la sua cima
per un confuso suon che fuor n'uscia. 6
Come 'l bue cicilian che mugghiò prima
col pianto di colui, e ciò fu dritto,
che l'avea temperato con sua lima, 9
mugghiava con la voce de l'afflitto,
sì che, con tutto che fosse di rame,
pur el pareva dal dolor trafitto; 12
così, per non aver via né foram
dal principio nel foco, in suo linguaggio
si convertian le parole grame. 15
Ma poscia ch'ebber colto lor viaggio
su per la punta, dandole quel guizzo
che dato avea la lingua in lor passaggio, 18
udimmo dire: «O tu a cu' io drizzo
la voce e che parlavi mo lombardo,
dicendo "Istra ten va, più non t'adizzo", 21
perch'io sia giunto forse alquanto tardo,
non t'incresca restare a parlar meco;
vedi che non incresce a me, e ardo! 24
Se tu pur mo in questo mondo cieco
caduto se' di quella dolce terra
latina ond'io mia colpa tutta reco, 27
dimmi se Romagnuoli han pace o guerra;
ch'io fui d'i monti là intra Orbino
e 'l giogo di che Tever si diserra». 30
Io era in giuso ancora attento e chino,
quando il mio duca mi tentò di costa,
dicendo: «Parla tu; questi è latino». 33
E io, ch'avea già pronta la risposta,
sanza indugio a parlare incominciai:
«O anima che se' là giù nascosta, 36
Romagna tua non è, e non fu mai,
sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni;
ma 'n palese nessuna or vi lasciai. 39
Ravenna sta come stata è molt'anni:
l'aguglia da Polenta la si cova,
sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni. 42
La terra che fé già la lunga prova
e di Franceschi sanguinoso mucchio,
sotto le branche verdi si ritrova. 45
E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio,
che fecer di Montagna il mal governo,
là dove soglion fan d'i denti succhio. 48
Le città di Lamone e di Santerno
conduce il lioncel dal nido bianco,
che muta parte da la state al verno. 51
E quella cu' il Savio bagna il fianco,
così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte
tra tirannia si vive e stato franco. 54
Ora chi se', ti priego che ne conte;
non esser duro più ch'altri sia stato,
se 'l nome tuo nel mondo tegna fronte». 57
Poscia che 'l foco alquanto ebbe rugghiato
al modo suo, l'aguta punta mosse
di qua, di là, e poi diè cotal fiato: 60
«S'i' credesse che mia risposta fosse
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria sanza più scosse; 63
ma però che già mai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s'i' odo il vero,
sanza tema d'infamia ti rispondo. 66
Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero,
credendomi, sì cinto, fare ammenda;
e certo il creder mio venìa intero, 69
se non fosse il gran prete, a cui mal prenda!,
che mi rimise ne le prime colpe;
e come e quare, voglio che m'intenda. 72
Mentre ch'io forma fui d'ossa e di polpe
che la madre mi diè, l'opere mie
non furon leonine, ma di volpe. 75
Li accorgimenti e le coperte vie
io seppi tutte, e sì menai lor arte,
ch'al fine de la terra il suono uscie. 78
Quando mi vidi giunto in quella parte
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte, 81
ciò che pria mi piacea, allor m'increbbe,
e pentuto e confesso mi rendei;
ahi miser lasso! e giovato sarebbe. 84
Lo principe d'i novi Farisei,
avendo guerra presso a Laterano,
e non con Saracin né con Giudei, 87
ché ciascun suo nimico era cristiano,
e nessun era stato a vincer Acri
né mercatante in terra di Soldano; 90
né sommo officio né ordini sacri
guardò in sé, né in me quel capestro
che solea fare i suoi cinti più macri. 93
Ma come Costantin chiese Silvestro
d'entro Siratti a guerir de la lebbre;
così mi chiese questi per maestro 96
a guerir de la sua superba febbre:
domandommi consiglio, e io tacetti
perché le sue parole parver ebbre. 99
E' poi ridisse: "Tuo cuor non sospetti;
finor t'assolvo, e tu m'insegna fare
sì come Penestrino in terra getti. 102
Lo ciel poss'io serrare e diserrare,
come tu sai; però son due le chiavi
che 'l mio antecessor non ebbe care". 105
Allor mi pinser li argomenti gravi
là 've 'l tacer mi fu avviso 'l peggio,
e dissi: "Padre, da che tu mi lavi 108
di quel peccato ov'io mo cader deggio,
lunga promessa con l'attender corto
ti farà triunfar ne l'alto seggio". 111
Francesco venne poi com'io fu' morto,
per me; ma un d'i neri cherubini
li disse: "Non portar: non mi far torto. 114
Venir se ne dee giù tra ' miei meschini
perché diede 'l consiglio frodolente,
dal quale in qua stato li sono a' crini; 117
ch'assolver non si può chi non si pente,
né pentere e volere insieme puossi
per la contradizion che nol consente". 120
Oh me dolente! come mi riscossi
quando mi prese dicendomi: "Forse
tu non pensavi ch'io loico fossi!". 123
A Minòs mi portò; e quelli attorse
otto volte la coda al dosso duro;
e poi che per gran rabbia la si morse, 126
disse: "Questi è d'i rei del foco furo";
per ch'io là dove vedi son perduto,
e sì vestito, andando, mi rancuro». 129
Quand'elli ebbe 'l suo dir così compiuto,
la fiamma dolorando si partio,
torcendo e dibattendo 'l corno aguto. 132
Noi passamm'oltre, e io e 'l duca mio,
su per lo scoglio infino in su l'altr'arco
che cuopre 'l fosso in che si paga il fio 135
a quei che scommettendo acquistan carco.