Grazie a Tutti!

 

 

Abbiamo ricevuto centinaia di telegrammi, email, telefonate, sms e messaggi sui blog e sui social network. Veramente tanti.

Biglietti, lettere e cartoline a raccontare ricordi bellissimi.

Rose rosse e bianche, piantine di peperoncino, fiori e canzoni, nasi rossi e maschere per ricordare un momento, un episodio, una vita o una parte di storia.

Tanti, tantissimi, i sorrisi, gli abbracci, le lacrime, le pacche sulla spalla e le strette di mano, che ci hanno accompagnato in questi giorni.

E' stato molto emozionante sentirvi vicini, anche se dall’altra parte del mondo. Vedervi arrivare alla camera ardente per un saluto a pugno alzato o per un minuto di silenzio, vedervi e sentirvi con noi sotto la pioggia battente per strada e in piazza Duomo.

Vogliamo ricordarvi uno a uno, ringraziarvi. E cercheremo di farlo presto.

Per ora un grazie enorme per la vostra vicinanza e partecipazione.

GRAZIE!

La famiglia, i collaboratori, la Compagnia Teatrale Fo Rame

 

L’idea di ritrovarmi, dopo, con Franca in un giardino, lei e io mutati in due begli alberi, il suo magari con le foglie dorate come erano i suoi capelli... sarebbe bellissimo.

Se un qualcosa dovesse esserci dopo, vorrei che fosse così.

Dario Fo in "Dario e Dio"

 

 


Dario Fo - 13 ottobre 2016

 

 

Milano, 13 ottobre 2016

Il Maestro Dario Fo si è spento oggi 13 ottobre 2016 presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano, dove era ricoverato da qualche giorno a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Il nostro Paese e il mondo intero perdono oggi un artista che per tutta la vita si è battuto contro l’affermazione secondo cui “la cultura dominante è quella della classe dominante”. Attraverso la sua intera opera Dario Fo ha lavorato affinché le classi sociali che da secoli erano state costrette nell’ignoranza prendessero coscienza del fatto che è il popolo a essere depositario delle radici della propria cultura.

Per questo suo impegno nel 1997 gli è stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura “perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.

Insieme all’adorata compagna Franca Rame ebbe il coraggio di allontanarsi dai circuiti teatrali ufficiali, che lui amava definire “teatro borghese”, per portare i loro spettacoli in luoghi non convenzionali come fabbriche occupate, piazze, case del popolo e carceri.

Quando si appassionava a una storia e a un personaggio per prima cosa conduceva un’inchiesta approfondita, per imparare lui stesso in modo da poter trasmettere agli altri. La sua figura si distingue in questo, Dario Fo non ha mai avuto bisogno dell’etichetta di “intellettuale”, perché l’idea di cultura per la quale si è battuto non è né accademica né elitaria. I suoi lavori nascono dalla cultura popolare per essere restituiti al popolo.

Il suo modo di concepire la narrazione non era mai limitato, ma si allargava a tutte le forme artistiche cui amava attingere. Nel momento in cui scriveva una storia all’istante la vedeva, vedeva i personaggi, i volti, le scene, e li raffigurava sulla tela, per poi portarli sul palco, trascinando il suo pubblico in una straordinaria scatola magica.

I funerali del Maestro Dario Fo si sono svolti il giorno sabato 15 ottobre 2016 in Piazza Duomo alle ore 12.00.

Tutta la Compagnia Teatrale e la famiglia ringraziano per l’affetto ricevuto in questi giorni.

 

 


Lettera di Dario Fo al Sindaco Marco Cavicchioli in occasione dell'allestimento della mostra su Darwin a Biella

Pubblichiamo di seguito la lettera scritta da Dario Fo al Sindaco di Biella, Marco Cavicchioli. 

In questi giorni la Compagnia Teatrale Fo Rame sta lavorando tra Biella e Milano per il nuovo allestimento della mostra dedicata a Darwin, inaugurata per la prima volta questa estate al Palazzo del Turismo Primo Grassi a Cesenatico.  

 

Caro Marco,  

mi spiace di non averti potuto conoscere quando, nel 1974, venimmo con tutta la compagnia a Biella per un incontro davvero epico, giacché allora tu eri un bambino, avevi appena cinque anni. Nessuno poteva immaginare fin da allora che dopo quarant’anni saresti divenuto il sindaco di una delle città più vive del Piemonte. Ma di certo, qualche anno dopo quell’evento, ti avranno raccontato delle manifestazioni che, con Franca e l’intera nostra compagnia, abbiamo promosso insieme a tutta la tua città per ricordare la storia a dir poco straordinaria svoltasi nelle valli del biellese agli inizi del Trecento. Di sicuro, chi stava raccontandoti avrà partecipato a quella scalata che portò qualche migliaio di abitanti, provenienti da tutte le valli del Piemonte, fin sul picco del monte Rubello per ricordare la resistenza dei dolciniani, che lottavano contro duchi e i vassalli che, alleati col clero, imponevano da secoli la servitù della gleba, privando tutti della libertà d’azione e di pensiero.

Con Franca ci eravamo impegnati per far conoscere ad ognuno l’epopea di un popolo che, sotto la guida di Fra Dolcino e di Margherita, detta la monaca, riuscì per anni a contrastare con le armi e l’aiuto di un’enorme quantità di contadini e montanari quell’infame potere che li soggiogava.

Personalmente, approfittando dell’allestimento della mostra su Darwin, sarei felice di riproporre quei tempi gloriosi, parlando ai cittadini del tuo comune delle lotte che i loro avi erano riusciti a mettere in campo, anche a costo di un finale a dir poco tragico.

Ma tornando ad oggi, in molti mi vanno chiedendo perché, tutto a un tratto, io mi sia gettato a raccontare la vita di Charles Darwin, uno scienziato fuori da ogni regola ammirato dai liberi pensatori più famosi di quel tempo. Tutto è nato in conseguenza di un’aggressione messa in atto nel 2009 da un gruppo di facinorosi reazionari che, nel giorno stesso in cui si commemorava la nascita, avvenuta due secoli prima, dello scienziato inglese, lanciarono pietre contro le vetrate del Museo di storia naturale, di certo tra i simboli più gloriosi della città di Milano. Una delle direttrici del museo si rivolse a me perché intervenissi con uno spettacolo nel quale facessi conoscere l’importanza della teoria dell’evoluzione, che negli ultimi due secoli aveva sconvolto tutta l’Europa e perfino le americhe, nonché l’oriente intero.

“Ma non sono preparato a realizzare un discorso di quelle dimensioni!” ribadii spaventato. E la risposta fu: “Ti diamo tempo un mese, e noi ricercatori dell’università ci impegniamo a nostra volta ad aiutarti per tutte le informazioni di cui abbisogni”.

Così cominciò la scommessa, e devo dire che il risultato di quell’intervento recitato, che aveva per titolo Dio è nero, fu imprevedibile. Un gran numero di ragazzi, che avevano partecipato a quella rappresentazione, si dissero entusiasti e sconvolti, e i direttori del museo mi incoraggiarono a procedere in quella direzione per realizzare non solo un gioco satirico ma approfondire il problema fino a svelare quei fondamenti scientifici che avevano rovesciato di netto la verità sulle origini degli esseri umani e di tutte le creature, a cominciare da un unico progenitore, un verme.

Cominciai a interrogare gli scienziati che si erano offerti di svezzarmi nella scienza. Venendo a conoscere i punti nevralgici dell’evoluzionismo rimasi stupefatto. Ero su un tram, e in mezzo a un gran gruppo di passeggeri esclamai: “Sono un ignorante!”. Tutti mi guardarono stupiti, soprattutto quando arrivai a ribadire: “Un ignorante in mezzo a un popolo di disinformati come me!”.

E di qui cominciò un vero e proprio studio-inchiesta, non solo sulla vita di questo straordinario ricercatore ma soprattutto riguardo ai suoi metodi di analisi, le sue scoperte spesso casuali ma quasi sempre frutto di approfondimento e soprattuto dell’uso dell’intuito. Ribadiamo che ci troviamo agli inizi dell’ottocento e questo nostro straordinario ricercatore non era in grado di servirsi di mezzi tecnologici come gli impianti per l’analisi del DNA e la Tac, a cui ogni scienziato può ricorrere oggi nelle sue inchieste. Senza quegli strumenti come poteva leggere i particolari dei corpi viventi? E ancora, come poteva calcolare l’età dei fossili estinti milioni di secoli fa? Ebbene, Darwin è riuscito egualmente, anche privo di tecnologia, a convincersi e poi a convincere gli altri, di quanto fosse corretto il proprio ragionamento logico.

A proposito di informazione fra ricercatori, la quantità di lettere che Darwin e i suoi colleghi scienziati riuscivano a scambiarsi era a dir poco straripante. Sono rimasto fortemente impressionato nello scoprire che il numero collezionato da Darwin supera le 14.000 missive di cui una gran quantità non sono state ancora visionate.

Ogni tanto mi chiedo: “Ma come si è potuto, specie da noi in Italia, rimanere per tanto tempo privi di conoscenza rispetto alla nascita del movimento evoluzionista, che nell’intero pianeta aveva scardinato tutti i principi tradizionali sull’origine del genere umano e di tutti gli esseri viventi?”. Innanzi tutto non possiamo dimenticare la censura imposta in ogni scuola, compresa l’università, al tempo del fascismo. Poi, subito appresso, dopo la Liberazione, ecco i cattolici conservatori che fanno altrettanto, se non peggio. E tutto ha proceduto imperterrito fino ai tempi nostri, dove un sindaco e ministro dell’istruzione come Letizia Moratti (il che vuol dire banche, vescovi e petrolio) aveva tolto ogni sussidio al Museo di storia naturale milanese e all’università.

Come procedo di solito, cominciai col raccontare l’epopea di Darwin servendomi della pittura, dei bassorilievi, nonché costruendo pupazzi e burattini che, posti in primo piano nel racconto, facilitavano notevolmente la comprensione di quella incredibile rivoluzione. Ad un certo punto, quando avevo già preparato ben due diversi testi sull’argomento, mi resi conto che chi poneva maggiore attenzione a quella storia non erano le persone adulte ma i ragazzi. Così, coi miei collaboratori, decisi di raccontare quell’insolita avventura badando di farmi comprendere perfettamente dai giovani delle scuole medie, fino a coloro che si affacciavano nelle università.

Ma quello sterzare così deciso verso un pubblico composto in gran parte da spettatori così giovani creava difficoltà soprattutto sul piano dei costi e della organizzazione. Era nostro dovere offrire quella specie di lezione gratis. In poche parole, la storia di Darwin così proposta determinava una condizione di perdite economiche non indifferenti. Il tutto aggravato dalla burocrazia, che negli istituti scolastici, è risaputo, produce difficoltà sempre più insuperabili.

A questo punto indicemmo un’assemblea nella quale si venne a discutere del che fare. Prima di tutto scoprimmo che, oltre a un pubblico adulto fortemente interessato, ci trovavamo con una platea gremita di ragazzi coi loro insegnanti, e perfino delle organizzazioni operaie che, come per magia, si presentavano dichiarando che era loro diritto arricchirsi di una cultura degna di quel nome. Ma la scoperta determinante fu quella dell’importanza che soprattutto il pubblico dei giovani dava al racconto teatrale che un gruppo di noi aveva scelto come forma espressiva da aggiungere alla pittura. Questo significava che gli spettatori quasi al completo gradivano sì la mostra pittorica, ma ancor più sentivano il bisogno della narrazione diretta e spesso improvvisata dal nostro gruppo di fabulatori.

Inoltre, un particolare che ognuno sottolineava con applausi e risate era l’aver inserito durante il racconto una specie di dibattito rapido e improvviso che imponeva ai presenti di uscire dalla condizione di spettatori inerti e trasformarsi a loro volta in critici attivi. Questo all’istante faceva nascere una forma di presentazione pittorica/figurativa, plastica e narrativa fuori da ogni convenzione. Come sempre è il pubblico che intuisce e sceglie le nuove forme di rappresentazione. Infatti le mostre dove si espongono opere di grandi movimenti artistici spesso vanno quasi completamente deserte. E vuoi sapere qual’è la ragione? La mancanza di un dialogo e l’impossibilità dei visitatori di chiedere informazioni ai responsabili competenti della mostra. Non bastano perciò né le didascalie poste a lato del dipinto né la solita spolverata introduttiva condotta dal critico di turno. Solo il coinvolgimento creato da una esibizione dialogata di attori ricchi di senso della narrazione può trascinare gli spettatori, ai quali ci si rivolge in un linguaggio facile e ricco di humor.

Questo nuovo metodo noi lo abbiamo proposto per la prima volta nell'ultimo allestimento a Cesenatico. Due mesi consecutivi di prove e sperimentazioni che ci hanno fatto convinti che val sempre la pena di rischiare, come è successo a noi, di superare il budget che ci eravamo proposti e finire in fastosa perdita, ma con la soddisfazione di aver mirato giusto e ottenuto un grande successo.

 

Era mio dovere chiarirti le nostre scelte,  con l'augurio che si possa fare ancor meglio nella città di Biella.

Ci vediamo fra poco per poter smantellare gli ultimi dubbi.  

Un abbraccio

Dario Fo


Lettera di Francis Ford Coppola a Dario Fo

Nel 2002 ho scritto un libro che s’intitola “Il paese dei mezaràt – I miei primi sette anni (e qualcuno in più)” ed oggi scopro che uno dei più importanti registi al mondo, Francis Ford Coppola, lo ha letto e lo ha apprezzato tanto d’avermi scritto questa lettera:

My Dear Mr. Dario Fo,

I write in order to relate my enjoyment in reading MY FIRST SEVEN YEARS (Plus a Few More) and to praise it.

For me, it was a breath of springtime and warmth – sharing your first impression of life in the Lake Maggiore wonderland of your youth, the sweet impression of life, the focus of your father’s work with the railroad, first love – and all the extraordinary characters you allowed me to know. And the fabulous portrait of your phenomenal grandfather Bristìn – “the only teaching peasant in the world”! – his analysis of smell was a revelation.

Thank you so much.

If ever you find yourself in California, you would be most welcome at our winery in the Napa Vally where I would express my admiration in person.

Sincerely,

Francis Ford Coppola

TRADUZIONE: 

Mio caro Dario Fo,

Scrivo per esprimere il mio piacere nell’aver letto “Il paese dei mezaràt – i miei primi sette anni (e qualcuno in più)” e per lodarlo.

Per me, è stato un soffio di primavera e di calore - condividere la tua prima impressione della vita nel paese delle meraviglie sul Lago Maggiore, la tua giovinezza, la dolce impressione della vita, il lavoro di tuo padre alla ferrovia, il primo amore - e tutti gli straordinari personaggi che mi hai permesso di conoscere. Favoloso è il ritratto del tuo fenomenale nonno Bristìn - “l'unico insegnante/contadino al mondo"! - La sua analisi dei profumi è stata una rivelazione.

Grazie mille.

Se mai ti troverai in California sarai il benvenuto presso la mia azienda vinicola nella Napa Vally dove vorrei esprimere la mia ammirazione di persona.

Cordiali saluti,

Francis Ford Coppola


Dal 2 al 4 ottobre si terrà il primo Festival dell’Arte Irregolare alla Libera Università di Alcatraz

 

 

Una mostra-evento per raccontare l’arte differente e la bellezza nascosta che non trova spazio nei consueti canali espositivi.

Iniziata nell’ottobre del 2014 con l’apporto del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL-Bologna, questa straordinaria esperienza coinvolge oggi oltre 30 artisti Irregolari per decine di opere.

Durante il Festival ne parleremo con gli artisti stessi, con operatori ed esperti del settore quali il Prof. Giorgio Bedoni e i direttori del Dipartimento di salute mentale di Bologna e Piacenza.

Sono previsti crediti ECM per la partecipazione alla giornata formativa del 3 ottobre L'ARTE PER L'INCLUSIONE.

Per informazioni e iscrizioni potete scrivere a gabriella@alcatraz.it

Clicca qui per maggiori informazioni comitatonobeldisabili.it 

 

 


Dario Fo: diamo tempo ai 5 Stelle

Dalla sua casa di Milano Dario Fo continua a vivere senza alcun dubbio il suo sostegno ai Cinque stelle. Il premio Nobel della letteratura non drammatizza rotture e disaccordi dentro il Movimento e preferisce restare concentrato sugli sviluppi futuri, ricorrendo a una immagine in prima persona plurale: «Non dobbiamo diventare un animale braccato, come vorrebbero molti, ma restare in fuga, avanti agli altri».
 
Come trova lo stato di salute di M5S?
Mi pare che la situazione stia rientrando. I cinque del direttorio hanno accettato le indicazioni di Grillo che ha invitato a evitare le risse comuni, a spianare tutto e ricominciare da capo. Non si poteva andare avanti così.
 
Trova normale che la formazione della giunta Raggi sia una storia infinita?
È la prima giunta che si fa, con logiche diverse, in una città segnata da affari, convenienze e connivenze. Dove a certi livelli la prassi è lo scambio di favori e d’intrallazzi. È un altro stile, un altro linguaggio, un altro mondo…
 
Ok, però i sindaci di punta entrano tutti in attrito col Movimento. Anche questo le pare normale?
No, guardi, ci sono frizioni perché la posta in gioco è alta: è riuscire a fare qualcosa che nessuno ha mai fatto, ovvero interrompere la serie interminabile di ruberie, nefandezze e zozzerie del passato. È solo su questo che va posta l’attenzione. Non bisogna accettare ricatti da chi ha in mano gli affari sporchi di Roma, città che ha bisogno di una autentica trasformazione civile.
 
Continua a leggere l'intervista su www.avvenire.it
 


UN SECONDO PREMIO NOBEL PER DARIO FO: IN TURCHIA CENSURATE ANCHE LE OPERE DELLA COMPAGNIA TEATRALE FO RAME

Nel video: Dario Fo commenta la notizia della censura nei teatri turchi. 

 

Recep Tayyip Erdogan a teatro vuole che vengano rappresentati solo testi di autori turchi “umanisti nazionalisti”.

E così in Turchia vengono sospese tutte le rappresentazioni teatrali che portano in scena testi di William Shakespeare, Anton Chekhov, Bertolt Brecht e Dario Fo. Spariti dalla stagione 2016-2017 e sostituiti da autori rigorosamente turchi e con testi in linea con il pensiero di Erdogan, perchè non basta essere compatrioti del presidente turco per vedere i propri spettacoli teatrali inseriti in cartellone. Anche tutte le opere turche «non in linea con il nuovo spirito» sono state eliminate dai teatri del paese.

«Siamo umanisti nazionalisti. Apriremo la stagione in tutti i teatri solo con testi locali per contribuire all’unità e all’integrità della patria e rafforzare i sentimenti nazionali e religiosi», è il proclama di Nejat Birecik, vicepresidente dell’associazione dei teatri di Stato. Lo slogan scelto è “Il sipario della Turchia si apre con il Teatro turco”, e sono otto le opere «rigorosamente turche» che «saranno portate in 65 teatri in tutto il Paese».

 

  Maggiori informazioni:

 www.lastampa.it

 www.ilfattoquotidiano.it 

 www.tempi.it 

 

 


In Romagna e in Veneto che belle mostre ti Fo

A Cesenatico, suo rifugio creativo, il Premio Nobel Dario Fo rilegge e interpreta Charles Darwin: ce la presenta un insegnante-antropologo. Ad Altino, culla di Venezia, trenta grandi tele vi faranno viaggiare dalla laguna alla scoperta dell’America

INCONTRI AD ARTE

testo di Ferdinando Cavaliere* per Giannella Channel

C'è ancora tempo per visitare una importante mostra dal titolo: “Darwin. L’universo impossibile narrato da Dario Fo con dipinti e pupazzi” a Cesenatico, nel Palazzo del Turismo di via Roma 114 intitolato all’ambasciatore del turismo romagnolo Primo Grassi (scomparso tre anni fa di questi giorni: vedi testo a seguire, Ndr). Si tratta di dipinti, opere grafiche, bassorilievi e sculture/pupazzi, creati da Dario Fo, supportato dal suo staff, accompagnati da testi in relazione con la sua pubblicazione “Darwin. Ma siamo scimmie da parte di madre o di padre?” (in arrivo nelle librerie dall’editore Chiarelettere), o tratti direttamente dalle opere del grande naturalista inglese.

Quale motivazione ha spinto un Nobel per la Letteratura a occuparsi di questo scienziato? Queste le sue parole: “Ho voluto raccontare la storia delle scoperte che il più grande scienziato ha assicurato al mondo intero. Perché? Perché siamo ignoranti. Siamo in troppi a non sapere da dove veniamo e perché. Troppi hanno contrastato le teorie darwiniane per motivi religiosi, e tuttora ciò avviene. Darwin fa ancora andar fuori dai gangheri chi non crede nella scienza e si rifugia nell’oscurantismo”.

Si potrebbe superficialmente obiettare: chi nutre forti dubbi sul valore conoscitivo della teoria darwiniana, magari per l’adesione a orientamenti di pensiero alternativi alla scienza ”ufficiale”, difficilmente troverà argomentazioni stringenti per ricredersi, all’interno della mostra, in quanto Dario Fo non è uno scienziato, né uno storico, né un filosofo; d’altro canto, chi invece è correttamente informato su tale teoria sa che essa è talmente fondata e corroborata dalle osservazioni naturali e sperimentali, da appartenere senza alcun dubbio al patrimonio scientifico dell’umanità; costui non necessita di orpelli estetici per approfondire le sue conoscenze.

 

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