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Aggiornato: 17 min 31 sec fa

“E’ tutto vuoto?!”: primario di Torino organizza tour guidati nei reparti Covid per i negazionisti

Lun, 11/02/2020 - 15:56

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a svariate parate dei negazionisti del coronavirus, un mélange di manifestazioni no-mask, grido al complotto e bufale diffuse sul web per diffondere la notizia che “Il Covid non esiste”.

In particolare, negli scorsi giorni, la banda dei negazionisti ha fatto circolare dei contenuti video in cui alcuni componenti del gruppo dei complottisti si sono infiltrati nei Pronto Soccorso italiani: sale vuote e ambulanze ferme, sarebbe questo lo scenario diffuso sul web, come segno evidente delle bugie diffuse dal governo. 

In pratica, l’informazione mainstream ci starebbe mentendo alla grande e negli ospedali italiani tutto starebbe funzionando alla normalità.

Una calma apparente che, ovviamente, non esiste. 

L’emergenza sanitaria c’è, è reale, e le misure adottate a livello europeo per arginare la seconda ondata della pandemia ne sono la dimostrazione concreta.

“E’ tutto vuoto!?”

Ma medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari che ogni giorno affrontano l’emergenza Covid non ci stanno.

Così Michele Grio, primario di Anestesia e Rianimazione all’ospedale di Rivoli (Torino) ha avuto un’idea geniale: organizzare degli ipotetici tour guidati per negazionisti nei reparti Covid.

Il dottore ha commentato così sulla sua Pagina Facebook: «La TourinGrio organizza da domani tour guidati in Rianimazione e nei reparti Covid: sarà per me un piacere farvi personalmente da guida e condurvi in un piacevolissimo viaggio in quello che per noi è un girone dantesco, ma per voi giustamente è esagerato. Ah, dimenticavo, io mi bardo con tuta, maschera e calzari, a voi non servono ma tengo libero un letto con ventilatore meccanico e monitoraggio continuo multiparametrico molto invasivo. Nel cesso, perché lo sgabuzzino l’ho già impegnato». E conclude: «Non chiedeteci suggerimenti se vi ammalate dopo aver scritto e pensate la qualunque. Coerenza, ci vuole coerenza». 

Basterà la sottile ironia del Dott. Grio a far aprire gli occhi ai complottisti?

“Siamo passati dall’essere eroi all’essere complici di una farsa mondiale”

Intanto i medici e gli infermieri del Niguarda di Milano, sconcertati dai video che sono circolati online, hanno inviato una messaggio ai negazionisti attraverso una lettera aperta pubblicata dal quotidiano Open, che proponiamo di seguito.

È frustrante quanto pericoloso girare video come questo.

Per rispetto al grande impegno e sacrificio che tutto il personale del nostro ospedale sta mettendo in campo in questi giorni, quando ancora non sono spariti i segni della fatica della prima ondata della pandemia, non possiamo tacere.

Lottiamo contro un virus che sembra correre sempre più veloce, ed è inaccettabile che qualcuno affermi che tutto questo ce lo stiamo inventando, chissà per quale oscuro fine.

È assurdo essere costretti a farlo, ma troviamo opportuno spiegare, per rendere giustizia all’encomiabile lavoro delle nostre equipe, che se vedi un corridoio vuoto in Pronto Soccorso, in realtà basta aprire una porta, ovviamente non accessibile ai curiosi con un cellulare in mano, per renderti conto di quante persone ci siano sdraiate su un lettino.

Siamo passati dall’essere eroi all’essere complici di una farsa mondiale.

No, né l’uno né l’altro.

Siamo professionisti sanitari che fanno, adesso con più fatica di sempre, solo il loro lavoro.

Agli irresponsabili che entrano nei nostri Pronto Soccorso, nelle uniche aree accessibili agli esterni, e improvvisandosi reporter dall’assalto con un cellulare in mano inneggiano allo scoop per aver svelato un complotto sanitario, diciamo che, dietro quella porta che non hanno aperto, ci sono immagini di sofferenza di cui avere rispetto.

Ci auguriamo che di fronte alla verità, e alla sofferenza, questi irresponsabili abbiano la decenza di smettere.

Non c’è bisogno di ulteriori commenti, soltanto un pò di rispetto per il lavoro altrui e la salute delle persone.

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Il nero è un selvaggio

Lun, 11/02/2020 - 15:00

razzi, romanzi, telefoni, sinfonie, televisori? Cosa facevano mentre noi ci spezzavamo la schiena a costruire strade, ponti, cattedrali, pitture meravigliose?

Se ne sono stati lì per migliaia di anni, nei loro tukul, nelle capanne di fango, a mangiare quel che cresceva sugli alberi, ingannando il tempo con danze sfrenate, oscene, agitate dai loro tamburi battuti in modo sempre uguale.

L’Africa nera non ha dato nulla al mondo e adesso vengono qui da noi a pretendere di avere il nostro stile di vita.

Un discorso che non fa una piega. Ma non è vero.

L’Africa nera è la fonte dello sviluppo umano, il motore primario del nostro progresso.

Innanzi tutto oggi è ormai provato dall’analisi del dna di decine di migliaia di esseri umani in tutto il mondo, che è l’Africa centrale il luogo dove un gruppo di ominidi ha compiuto il balzo evolutivo diventando homo sapiens. Discendiamo tutti da un gruppo di neri che abitavano l’area dei grandi laghi centomila anni fa.

Questi primi esseri umani hanno elaborato le soluzioni tecnologiche che hanno permesso un progressivo aumento della popolazione. Il linguaggio, il fuoco, gli strumenti di pietra, le asce, le lance, i raschietti, i contenitori, la lavorazione delle pelli, le corde, i cesti, le capanne, sono le invenzioni che hanno cambiato la condizione umana e allungato la vita. È la nascita della cultura stessa e dei racconti ad essa legati, il grande salto tecnologico che dobbiamo a questi nostri progenitori.

Dall’Africa nera parte la prima migrazione che si espande in tutto il mondo, arriva in Medio Oriente e poi in Europa. Un lento espandersi che raggiunge poi anche i continenti più remoti, Australia e America. Questi primitivi colonizzatori si adattarono ai climi freddi: la loro pelle diventò via via più chiara fino a diventare rosea laddove c’era poco sole, perché la pelle chiara permette di assorbire meglio i raggi solari. Le narici sono diventate più piccole perché così l’aria fredda entrava più lentamente nei polmoni. Sono caratteristiche esterne che impiegano poche decine di migliaia di anni a modificarsi.

Ma per il resto non esiste alcuna differenza tra le diverse razze umane, dentro siamo tutti uguali, strutturalmente, abbiamo lo stesso cuore e lo stesso cervello.

Più di 12 mila anni fa iniziò una seconda migrazione dall’Africa di un popolo particolarmente evoluto.

Essi padroneggiavano arti complesse. Erano innanzi tutto pescatori, maestri nel costruire lungo le coste piccoli canali e bacini artificiali che venivano riempiti sfruttando l’impeto della corrente dei fiumi o la forza delle maree. Insieme all’acqua arrivavano i pesci e quando ce n’erano abbastanza l’uscita di questi invasi veniva sbarrata con pietre e fascine in modo tale che i pesci non potevano scappare; si lasciava quindi defluire l’acqua fino a che le prede, restate all’asciutto, diventavano facili da catturare.

Questa pratica molto efficiente portò allo sviluppo della capacità di intrecciare rami flessibili e annodare corde di pelle o fibre vegetali per costruire reti.

Ma portò anche a creare piccoli invasi protetti da recinzioni spinose per evitare che animali astuti rubassero il frutto della pesca degli umani. 

Col tempo ci si accorse che buttando semi e frutti in queste pozze i pesci arrivavano più numerosi.

La vita di questi popoli era nomade, essi seguivano la maturazione dei frutti sugli alberi, sapevano quando e dove si schiudevano le uova di tartaruga sulla spiaggia, quando esplodeva il numero delle prelibate cavallette in una certa zona. Col passare del tempo essi si accorsero che le piante da frutto che si trovavano nei luoghi dove gli umani si accampavano crescevano più rigogliose e davano via via più frutti. La cenere dei fuochi, gli escrementi, gli scarti del cibo, la ripulitura degli spiazzi da sterpi e rovi, i buchi per piantare i pali che reggevano le capanne di pelli e incannucciati, rendevano più rigogliosi gli alberi. Iniziarono così a praticare una forma di agricoltura, oggi ancora utilizzata dagli aborigeni australiani, che consisteva nel prendersi cura delle piante spontanee, eliminando quelle non fruttifere e concimando e zappettando quelle utili.

Si spostavano e dove arrivavano scavavano pozze e canali da pesca. E quando tornavano, dopo mesi, trovavano che alcuni semi usati come pastura per attirare i pesci, erano germogliati e avevano fruttificato sui bordi degli invasi, avvantaggiati dall’acqua abbondante. Così iniziarono a praticare una forma di agricoltura che era un effetto collaterale della costruzione di invasi protetti da recinzioni. Infatti non può esistere una coltivazione senza la costruzione di recinzioni che è un lavoro enorme. A quei tempi le spighe dei cereali avevano pochissimi semi, gli ortaggi producevano frutti molto piccoli e la costruzione di recinzioni sarebbe stato un lavoro poco redditizio se avesse avuto lo scopo di coltivare quelle piante avare.

Durante parecchi millenni la coltivazione degli invasi si sviluppò lentamente fino a quando questi sperimentatori agricoli non compresero il concetto della selezione: ripiantando i semi delle piante che avevano prodotto frutti più grossi e numerosi si ottenevano piante più produttive. Questa scoperta diede inizio alla domesticazione delle piante, la lenta creazione di varietà che in natura non esistevano. Ad un certo punto questa coltivazione collaterale divenne talmente ghiotta da indurre i nostri progenitori a svuotare i bacini e a seminarli ogni volta che nella loro vita nomade lasciavano un punto di accampamento, in modo da poter raccogliere i frutti quando, mesi dopo, sarebbe tornati in quel luogo. Si accorsero poi che se dopo il raccolto lasciavano aperta una sezione della recinzione succedeva che qualche capra vi entrasse. Era facile a quel punto richiudere il recinto e poi abbatterla con comodo. Scoprirono così la domesticazione degli animali. Questo sistema che univa pesca, coltivazione e caccia era estremamente efficiente ma richiedeva anche una perfetta conoscenza del tempo, arrivare in un punto di accampamento troppo tardi voleva dire perdere il raccolto. Ecco che, all’interno di questo sistema nomade evoluto, nacque l’esigenza di calcolare il tempo. Si sviluppò quindi l’osservazione delle stelle, l’annotazione dei giorni che passano, il calcolo dei giorni rimanenti. In un colpo si inventò una forma di annotazione che era l’antenata della scrittura, dell’aritmetica e dell’astronomia.

Era nata la cultura tecnologica e gli umani possedevano un bagaglio di strumenti e conoscenze che dava prospettive di vita assolutamente nuove.

Ed ecco che si assiste a una nuova esplosione demografica e a un balzo della longevità. E quindi migliaia di africani iniziano una seconda lenta migrazione che nel giro di qualche migliaio di anni li porterà a trasferirsi in Asia, Europa e America. Essi arrivano in terre già colonizzate da lungo tempo dai discendenti della prima migrazione e si concretizza una reciproca assimilazione. Anche perché questi popoli sono interessati a stabilirsi solo lungo i grandi corsi d’acqua nei territori che sono ideali per la loro economia che è ancora basata sulla pesca. Territori che poco interessano ai raccoglitori/cacciatori che abitano gran parte del mondo.

Infatti le rive dei grandi fiumi, dal Nilo al Fiume Giallo, sono per gran parte dell’anno ridotte a distese paludose infestate dalle zanzare. E in quell’eccesso di abbondanza di acqua è impossibile trovare acqua pulita, buona da bere; ben presto ci si accorge che bere acqua fangosa può essere doloroso e mortale.

Colonizzare le rive dei grandi fiumi in modo stabile fu un processo lunghissimo, bisognava saper costruire palafitte o collinette di terra per stare all’asciutto, realizzare sistemi di filtraggio dell’acqua, con sabbia e carbone di legno polverizzato, oppure pozzi profondi circondati da terrapieni per evitare che fossero inquinati dall’acqua fangosa; scoprire quali piante potevano essere usate come repellente per le zanzare. E bisognava che le piante selezionate fossero diventate abbastanza produttive da giustificare l’enorme lavoro necessario a circondare i campi di recinzioni.

Non fu semplice né rapido ma alla fine furono individuate soluzioni e invenzioni tanto raffinate da rendere conveniente la vita sedentaria e la costruzione di villaggi.      

Questo portò a un nuovo enorme salto di qualità della vita umana.

Lungo i grandi fiumi del pianeta, in Egitto, Medio Oriente, India, Indocina e Cina e poi nell’America centrale, si svilupparono grandi civiltà che costruirono villaggi di pietre e fango, con case dotate di camini e porte con cardini. Essi bonificarono le rive dei fiumi, distribuirono l’acqua ai campi grazie a complessi sistemi di canali, costruirono argini. Inventarono la ceramica e la tessitura, i primi rudimenti di scrittura e l’arte di costruire imbarcazioni da trasporto utili per commerciare. Erano popolazioni pacifiche che basavano la loro ricchezza sulla capacità di cooperazione di migliaia di persone, donne e uomini avevano posizioni sociali egualitarie. Non vi erano né abitazioni più grandi di altre né sepolture con particolari attributi né mura che circondavano i villaggi.

Verso il 3500 aC arrivano in queste grandi pianure popoli che hanno seguito una ben diversa linea evolutiva. Sono allevatori nomadi provenienti dalle steppe euroasiatiche. Hanno affrontato millenni di vita durissima, impegnati a difendere i loro armenti da predatori animali e umani. In quelle condizioni di vita era emersa la centralità del valore individuale piuttosto che la capacità cooperativa. Il bravo pastore tornava dalla solitudine dei pascoli montani con il suo gregge accresciuto e grasso, il pastore stupido non aveva saputo proteggere le sue bestie. E quindi i pastori più abili iniziarono a reclamare il possesso delle loro bestie e successivamente il rapporto esclusivo con la donna.

E visto che gli animali domesticati sono più facili da rubare degli otri pieni di grano, perché hanno le gambe e camminano da soli, presso questi popoli la rapina divenne presto un’attività economica importante. Questa condizione di conflittualità accelerò lo sviluppo di armi, e si riuscì a costruire archi tanto potenti da uccidere un uomo ad una certa distanza. La domesticazione del cavallo permise un ulteriore salto nelle tecniche di guerra e diede a questi pastori una netta superiorità militare sui pacifici pescatori contadini. Si svolsero così le prime vere e proprie guerre di conquista e l’analisi del dna come i reperti archeologici provano che proprio in quel periodo una nuova popolazione si installa sulle rive dei grandi fiumi, portando con sé l’uso di seppellire sotto grandi tumuli di pietre i capi guerrieri con la loro dotazione di armi. I villaggi iniziano ad essere cinti di mura e troviamo i resti di abitazioni sontuose. Fu un processo lento che vide anche l’invenzione delle classi sociali: l’aristocrazia guerriera dominava il popolo dei vinti. Altresì nacque lo schiavismo come elemento fondamentale dell’economia.

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Treno deraglia, tutti salvi grazie all’arte (naturalista)

Lun, 11/02/2020 - 14:49

Incredibili immagini quelle del treno sospeso a mezz’aria e trattenuto solo dalla punta della coda di una balena, installazione artistica a Spijkenisse, vicino Rotterdam. Il treno della metropolitana ha sfondato una barriera alla fine dei binari poco prima della mezzanotte di ieri, e quel che l’attendeva era un volo di 10 m, che terminava tra l’altro nell’acqua sottostante.

“Stiamo cercando di decidere come far scendere il treno in modo attento e controllato”, ha fatto sapere oggi un funzionario governativo all’emittente nazionale olandese NOS. L’autista ha potuto lasciare il treno da solo. È stato portato in ospedale per un controllo e non si ritiene che abbia subito lesioni.

I mille usi della plastica

La scultura, intitolata Whale Tails, è opera dell’architetto e artista Maarten Struijs, ed è stata eretta in acqua alla fine dei binari nel 2002.

L’artista ha detto di essere sorpreso che la struttura non si sia rotta. “È lì da quasi 20 anni e ci saremmo aspettati che la plastica si fosse rovinata, ma a quanto pare non è così”, ha commentato.

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Noci lavatutto: il sapone più ecologico ed economico che ci sia!

Lun, 11/02/2020 - 09:00

Dal canale YouTube Ohga: Lo sapevi che esiste un detersivo naturale, ecologico ed economico? Sono le noci di sapone! Da loro si può ricavare facilmente una miscela che potremo usare per il bucato, per le pulizie e anche per fare uno shampoo fatto in casa!

Fonte: Ohga

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Il poliaccoppiato si ricicla

Lun, 11/02/2020 - 07:00

Molto usato per confezionare e conservare gli alimenti, negli anni passati è stato uno degli imballaggi più osteggiato dagli ecologisti perché, essendo composto da più materiali, è difficile da riciclare. Ma un’azienda italiana ha trovato il modo per farlo

Il poliaccoppiato – il più noto in commercio è il Tetrapak – è a base di cartone, alluminio e plastica. E per anni gli imballaggi compositi poliaccoppiati sono stati uno dei più grandi problemi del riciclo, specialmente quelli per bevande (per esempio il latte) che sono per l’appunto composti e molto diffusi.

Se da un lato questi imballaggi garantiscono una tenuta assoluta agli agenti esterni – specialmente per la presenza dell’alluminio – e quindi una conservazione dei cibi per lungo tempo, scindere i tre materiali per riciclarli singolarmente era complicato, costoso e difficile; e d’altra parte il fatto che si tratti di materiali così eterogenei ne rendeva impossibile il riciclo tal quale.

Ora però questa è una fase superata. Nelle cartiere del Gruppo Lucart, infatti, per la prima volta in Italia, è stato messo a punto un sistema per separare i tre materiali avviandoli tutti al riciclo e non in discarica, o peggio, all’incenerimento.

Anzitutto la fibra di cellulosa ottenuta, che rappresenta il 74% dell’imballaggio, viene utilizzata come materia prima anche per i prodotti principali dell’azienda stessa (che  opera nel settore cartario e quindi chiude un ciclo al suo interno); plastica e alluminio sono invece conferiti ad altre imprese, che li utilizzano come materie prime nei settori dell’imballaggio e dell’edilizia.

Ed è un riciclo ad alta qualità.

La fibra di carta che si utilizza nel poliaccoppiato, infatti, è una fibra “lunga” e questa qualità le conferisce un notevole pregio, oltre che una vita altrettanto lunga: a ogni passaggio di riciclo – e carta e cartone possono arrivare a sette passaggi! – le fibre s’accorciano e sono adatte, mano a mano, a prodotti di minor valore aggiunto.

Stesso discorso per gli altri materiali. L’alluminio è un materiale molto pregiato che si può riciclare all’infinito, con un enorme risparmio energetico – oltre il 90% – rispetto al materiale vergine, mentre la plastica è tutta della stessa qualità, cosa che ne consente un riciclo agevole, rapido e ad alta efficienza sotto il profilo del processo industriale.

Questo il processo consolidato, ma le tecnologie corrono veloci anche sotto il profilo dell’economia circolare. Ecco dunque che da questo materiale di scarto è possibile ottenere nuovi materiali. In questo caso la carta viene separata dagli altri due materiali in cartiera e i due “superstiti” ancora accoppiati vengono inviati a un altro stabilimento dove, sempre assieme, si trasformano in un altro materiale: l’Ecoallene.

Il processo per la produzione dell’Ecoallene avviene in quattro fasi: la prima è quella di lavaggio, che deve essere il più possibile accurato per eliminare in maniera definitiva qualsiasi traccia della fibra di cellulosa. Il secondo è lo sminuzzamento, che consente di dosare accuratamente le quantità d’alluminio e di plastica, mentre il terzo è l’agglomerazione, processo che serve per omogeneizzare il materiale e prepararlo alla fase successiva, che è quella dell’estrusione. Qui il materiale assume le forme e le caratteristiche necessarie per l’utilizzo finale grazie a un processo di riscaldamento, additivazione e plastificazione. Ed ecco che due rifiuti impossibili diventano suole e tacchi, vasi, impugnature, elementi da giardino, film e lastre termotrasformate, elementi strutturali per piccoli mobili, oppure giocattoli.

Il riciclo dei poliaccoppiati consente anche un miglioramento della raccolta differenziata. I Comuni, infatti, possono raccogliere gli imballaggi compositi poliaccoppiati per le bevande assieme alla carta, semplificando il processo di raccolta differenziata. Con una maggiore chiarezza per i cittadini e una maggiore qualità della differenziata stessa. Cosa fondamentale per avviare al riciclo i materiali abbattendo i costi.

Coprifuoco: stallo nel governo | Torino, primario organizza tour per negazionisti | Un italiano fra le cavie del vaccino

Lun, 11/02/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il tweet di Toti sugli anziani: «Non sono indispensabili» Poi le scuse : «Scritto male da un mio collaboratore»;

Il Giornale: Coprifuoco, stallo nel governo. E il Dpcm ora slitta a martedì;

Il Manifesto: Perché la rabbia dello Spettacolo non è lo spettacolo della rabbia;

Il Mattino: Primario di Torino organizza il tour per negazionisti: «Venite nel girone dantesco»;

Il Messaggero: Giovani e precarie, per le under 35 stipendi anche più bassi del reddito di cittadinanza;

Ilsole24ore: Nuovo Dpcm, verso coprifuoco alle 18 e restrizioni alla mobilità tra regioni. Chiusi i musei – Il virus è diventato più contagioso, non più letale – L’impatto della chiusura delle scuole sulla crescita degli studenti – Quali sono i superdiffusori del Covid;

Il Fatto Quotidiano: Scuola, verso stop generale per le superiori. Per primarie e secondarie decisione in base all’andamento locale dei contagi di Covid;

La Repubblica: Un italiano fra le cavie del vaccino israeliano: al via la sperimentazione;

Leggo: Gigi Proietti in terapia intensiva: problemi al cuore, è gravissimo;

Tgcom24: Coronavirus, Ordine dei medici: “Ospedali in deficit di organico, assistenza territoriale abbandonata a se stessa”;

Naso all’insù a guardar stelle e costellazioni (Video)

Dom, 11/01/2020 - 16:00

Al Festival dell’Immaginazione 2019 della Libera Università di Alcatraz non poteva mancare una parentesi per ammirare le stelle e le costellazioni. Con un esperto.

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Vivere senza supermercato. L’esperienza di Elena

Dom, 11/01/2020 - 09:00

Dal canale Youtube Bernardo Cumbo: (…) Elena Tioli ex consumista perfetta, ex insoddisfatta cronica e schiava dell’aspetto esteriore. Ex dipendente a tempo indeterminato. Dal 2015 non entra in un supermercato. Negozi che vendono sfuso, autoproduzione, aziende agricole e sociali, botteghe e negozi di quartiere e altre piattaforme che mettono in contatto diretto produttori e consumatori.

Fonte: Bernardo Cumbo

Ha creato la mappa Italia senza supermercato (che puoi trovare su Vivere senza Supermercato ) in cui chiunque può segnalare piccoli produttori, aziende etiche, il mondo dello sfuso, del biologico, del solidale… lontano dalla grande distribuzione e vicino al Pianeta e alle persone.

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I falsi amici della raccolta differenziata (gli errori più comuni)

Dom, 11/01/2020 - 07:00

Il cristallo, il polistirolo, i fazzoletti in che contenitori della raccolta differenziata dei rifiuti vanno gettati?
C’è addirittura un’app che ci può aiutare…

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

 

Via ai “secondi lockdown” in UE | Bivio sulle scuole: chiuderle o no? | Cassa integrazione gratuita per le imprese

Dom, 11/01/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il bivio sulle scuole: chiuderle tutte o la scelta alle Regioni? Conte: a rischio didattica in presenza|I numeri a Milano;

Il Giornale: Terapie intensive quasi piene: “Ossigeno a chi ha più chance”;

Il Manifesto: Stop ai licenziamenti fino al 21 marzo e Cassa integrazione gratuita per le imprese;

Il Mattino: Addio a Sean Connery, mito del cinema: aveva 90 anni, fu il primo James Bond. Ecco le foto più belle della sua carriera;

Il Messaggero: STUDIO INGLESE «Covid uccide l’1,15% di tutti i pazienti positivi». Ricerca sconfessa l’Oms;

Ilsole24ore:  Under 35 e con stipendi sotto i mille euro, i lavoratori più colpiti dal semi lockdown – Dl ristori, come calcolare il rimborso a fondo perduto – Blocco licenziamenti prolungato al 21 marzo;

Il Fatto Quotidiano: Altri 31.758 casi, 9mila in Lombardia. I morti sono 297. Verso un nuovo dpcm lunedì. Chiusure mirate e stop agli spostamenti tra le Regioni: le ipotesi sul tavolo;

La Repubblica: Gran Bretagna, Johnson annuncia lockdown nazionale di un mese video. Anche l’Austria chiude;

Leggo: E’ un 2020 senza pace: peste suina rilevata tra i cinghiali, allarme in Europa;

Tgcom24: Dalla Francia alla Germania, dal Belgio alla Spagna, dal Portogallo all’Austria: via ai “secondi lockdown”;

Costruire meno, costruire meglio

Sab, 10/31/2020 - 16:00

Costruire edifici sani per l’ambiente e per le persone che li abitano, durevoli e orientati alla gente. Verso queste direzioni deve andare oggi l’edilizia. Si pensi che in Europa il miglioramento dell’efficenza energetica attuato dagli anni ‘90 in poi viene annullato dal costante aumento della superficie che usiamo per abitare.

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Oltre la metà delle zucche di Halloween sono destinate allo spreco di cibo

Sab, 10/31/2020 - 10:26

Halloween è divenuta ormai una ricorrenza festeggiata a livello mondiale. A causa delle restrizioni nella mobilità imposte per arginare la diffusione del coronavirus, probabilmente quest’anno molte famiglie non si recheranno nelle case dei vicini per fare “dolcetto o scherzetto” con i bambini.
Tuttavia, la tipica zucca intagliata rimane la grande protagonista di questa festività.

Lotta allo spreco alimentare

La zucca è un must di Halloween ma, secondo una recente ricerca condotta dal The Guardian, più della metà dei 24 milioni di zucche intagliate in Gran Bretagna quest’anno non verrà mangiata.

I risultati suggeriscono che una persona su sette che celebra Halloween non consideri le zucche come cibo, mentre solo il 42% si rende conto che la polpa della zucca intagliata sia commestibile.

Il sondaggio di 3.000 adulti nel Regno Unito, condotto dall’ente di beneficenza Hubbub, rivela che dei 24 milioni di zucche acquistate, 12,76 saranno intagliate, ma la polpa non verrà utilizzata.

Hubbub ha avvertito che ciò si aggiungerà alla montagna di sprechi alimentari nel Regno Unito e ha esortato i consumatori a sperimentare nuove ricette per evitare questo spreco.

Le zucche sono una preziosa fonte di cibo e non sono utilizzabili solo per la decorazione. Anche se è etichettata come una zucca intagliata, puoi ancora mangiarla e avrà un sapore delizioso con spezie come peperoncino, zenzero o cumino. Sappiamo che nel periodo di isolamento molte persone hanno sviluppato un amore per la cucina e stanno valutando di più il cibo come bene prezioso, quindi stiamo esortando le persone a sfruttare al meglio ogni parte di questo alimento nutriente e versatile. Ogni zucca mangiata è un passo avanti per affrontare i 6,6 milioni di tonnellate di cibo e bevande gettati via dalle case del Regno Unito ogni anno“, ha dichiarato Tessa Tricks, responsabile dei programmi alimentari di Hubbub.

This Halloween, things are looking a little different and a lot of us will be celebrating from home. So we're getting even more creative. We're pump-keen to keep #Halloween #sustainable, safe and oh-so spooky – here's some of the stuff we have lined up! https://t.co/Ve3m68Yk3T pic.twitter.com/CeSnoUhQ4I

— Hubbub (@hubbubUK) October 10, 2020

La ricerca suggerisce anche che 2 milioni di zucche finiranno nella spazzatura, quindi si consiglia alle persone di compostare questo alimento o metterlo fuori la porta di casa per donarlo agli uccelli o smaltire le zucche nella raccolta dei rifiuti alimentari.

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Come costruire una piccola mangiatoia per uccelli

Sab, 10/31/2020 - 09:00

Dal canale Youtube Vita in Campagna ecco il video per realizzare una piccola mangiatoia per uccelli. “Costruita con semplici materiali di recupero e appesa al ramo di un albero del giardino di casa può aiutare gli uccelli selvatici a superare l’inverno”

Nicoletta Bucci

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La magia della zucca

Sab, 10/31/2020 - 07:00

“Non avere sale in zucca, Andare fuori di zucca, Che zuccone!, zucca pelata, zucca vuota…” La correlazione tra la zucca e la nostra “capoccia” non è un caso: il termine deriva dal tardo latino cucutia – che significava appunto “testa”, diventato poi cocuzza e cozucca: arrivare infine a “zucca” è stato un percorso breve, ovviamente facilitato dalla forma rotondeggiante di molte varietà di questo squisito prodotto dell’orto autunnale.
Certo è che il nostro ortaggio nel linguaggio parlato è davvero bistrattato, e pensare che si rivela invece così prezioso sulle nostre tavole e, come vedremo, anche sulla nostra pelle!

Dopo aver letto – e soprattutto sperimentato – la squisita ricetta di Angela Labellarte, sopraffina cuoca nell’Agriturismo della Libera Università di Alcatraz, ci è venuta voglia di conoscere un po’ più da vicino le caratteristiche della zucca, una pianta tipicamente autunnale. E abbiamo scoperto un mondo di informazioni sconosciute ai più… Finora! Perché adesso ve le andiamo a raccontare.

Tutte le declinazione della Zucca, dalle ricette di cucina alle proprietà

Anzitutto esistono due specie di zucca: una è quella cosiddetta comune, ed è quella grande, rotonda, tipo quella di Halloween… Pensate che la Cucurbita maxima può arrivare a misurare anche 80 cm di diametro! La sua sorella è la Cucurbita moschata, o più semplicemente la zucca allungata, che assume invece la caratteristica forma cilindrica o di clava. Ma al di là delle varie forme e grandezze – o del colore più o meno aranciato o verdastro della buccia, o ancora del suo aspetto liscio o rugoso – ciò che importa davvero è il contenuto: ed è a dir poco sorprendente!

Forse non stupisce che la polpa sia un’ottima fonte di betacarotene: il colore aranciato, caratteristico anche di carote, albicocche, peperoni, è senz’altro un importante indicatore della presenza di questo precursore della Vitamina A, con il quale ormai molti di noi hanno familiarizzato; associazione – quella del colore – non del tutto sbagliata purché si tenga presente che il beta-carotene è contenuto anche in molti ortaggi a foglia verde, quali gli spinaci, e nei cereali.

Il beta-carotene, oltre a trasformarsi in vitamina A nell’organismo – si pensi che un bel piatto di vellutata di zucca contiene molta più vitamina A rispetto alla quantità che si consiglia di assumere quotidianamente – ha numerose proprietà, che fanno della zucca un alimento alleato della nostra salute. Vediamo le più importanti.

Le proprietà antiossidanti della zucca

Anzitutto ha proprietà antiossidanti, dunque è in grado di contrastare i “famigerati” radicali liberi, che come è noto hanno importanti effetti nocivi sul nostro organismo e sono considerati una concausa nello sviluppo dei tumori. Una buona sinergia nasce così con l’incontro della vitamina E, anch’essa presente nella zucca, e altrettanto efficace nella sua azione antiossidante.

Sempre al betacarotene dobbiamo un aiuto sia al nostro sistema immunitario, grazie alla sua capacità di aumentare il numero di linfociti nel sangue e dunque la risposta contro attacchi di virus, batteri e tossine, sia alla nostra pelle rendendola meno suscettibile alle scottature solari.

Gli elementi “amici” per la nostra salute presenti nella polpa della zucca non si esauriscono certo in questo importante pigmento vegetale: oltre alle già citata vitamina E, si trovano minerali quali calcio, potassio – che assieme alla parte acquosa favorisce la diuresi e contrasta la ritenzione dei liquidi – sodio, magnesio – che essendo un miorilassante naturale allontana l’insonnia e l’ansia – e fosforo.

Le fibre, assieme alla parte acquosa, sono infine un grande alleato del transito intestinale: se vogliamo un effetto lassativo più importante, invece, è consigliata una tazza di succo di zucca bevuta la mattina a digiuno.

Fin qui la bontà, in tutti i sensi, della zucca “mangiata”.

L’uso della zucca oltre la cucina. La ricchezza della polpa di zucca

Quanti sanno che esiste anche un uso “esterno” della sua polpa? Una maschera o una lozione a base di zucca hanno un effetto ammorbidente e vitaminizzante per la pelle stanca e opaca, o per chi ha problemi di pelle grassa. Polpa e qualche seme sbollentati e ben schiacciati diventano una maschera purificante se vi si aggiunge mezzo cucchiaio di miele con un po’ di latte, oppure una maschera astringente se accompagnati da miele, uovo e succo di mirtillo rosso, o ancora una crema anti age se si associa a un po’ d’olio di jojoba e a un po’ di cannella.

Insomma, se ci danno della zucca vuota non è da andarci fieri ma di fronte all’epiteto “zuccone” potremmo anche avere un’impennata d’orgoglio!

(Foto di copertina: Angela Prati)

«Stop ai licenziamenti fino a marzo» | Taiwan: Covid free da 200 giorni | Inps: Reddito di cittadinanza da tagliare

Sab, 10/31/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Conte: «Stop ai licenziamenti fino a marzo» In Campania da lunedì fermi anche gli asili;

Il Giornale: “Sospendiamo la diaria” Ora scoppia la protesta al Parlamento europeo;

Il Manifesto: I Musulmani condannano l’attacco di Nizza e Macron;

Il Mattino: Il miracolo di Taiwan: Covid free da 200 giorni;

Il Messaggero: Reddito di cittadinanza, l’Inps: «Assegno da tagliare, importo più basso per allargare la platea»;

Ilsole24ore: Che impatto avrebbe la chiusura delle scuole sulla crescita degli studenti?;

Il Fatto Quotidiano: Iss: “Italia verso Scenario 4, a rischio 11 regioni”. Quando e perché possono scattare restrizioni dure. I dati – Oltre 31mila nuovi contagi e altre 199 vittime;

La Repubblica: Firenze, guerriglia e cariche alla manifestazione non autorizzata: bottiglie contro le forze dell’ordine;

Leggo: Giorgia Meloni scrive su Leggo: «I bonus del governo non bastano. Bisogna intervenire sui costi fissi delle aziende. Vogliamo un confronto con l’esecutivo»;

Tgcom24: Covid, in Lombardia Rt oltre 2 e picco di contagi: lunedì si decide sul lockdown;

Matti sì ma schiavi no

Ven, 10/30/2020 - 18:00

La canzone finale dello spettacolo Marat Sade, registrata la scorsa settimana nel chiosco del teatro Arena del Sole per il Festival Outsider Art

Matti sì ma schiavi no – versione italiana

Matti sì, ma schiavi no. La canzone finale dello spettacolo Marat Sade, registrata la scorsa settimana nel chiosco del teatro Arena del Sole per il Festival Outsider Art

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

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Mariano Dolci – Burattini per dirlo
Jacopo Fo presenta il V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare

Mangia che ti riuso (Video)

Ven, 10/30/2020 - 16:00

La Dottoressa Melissa Finali ci spiega come riutilizzare in modo creativo e nutriente alcuni scarti alimentari. Come si riciclano le bucce?

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Lotta al Covid 19: l’esempio di Piacenza

Ven, 10/30/2020 - 14:00

Da Piacenza Lorena Tassara mi scrive:

Anche a Piacenza i contagi crescono gradualmente  ma ci sono più asintomatici che casi gravi, per ora. Le USCA funzionano e i sintomatici non gravi sono curati a casa. Bisogna dire che in Emilia Romagna i servizi sono efficienti. Gli screening sierologici per studenti e famiglie degli studenti sono garantiti da una settantina di farmacie nella sola città di Piacenza e i vaccini anti-pneumococco e antinfluenzali gratuiti  ci sono in qualsiasi ambulatorio di base. Diciamo che Bonaccini  (il presidente della Regione)conferma  la tradizione preventiva dei nostri servizi sanitari. Però Milano è  una metropoli! In Emilia Romagna non ci  sono metropoli! Il territorio si gestisce meglio…. forse….

Quindi, si può fare…

Il “caso Piacenza” ci dice che si può fare, con una buona organizzazione preventiva si possono curare meglio le persone affette da Covid-19, si può ridurre il numero di casi gravi, si può dare maggiore sicurezza e fiducia alle persone rispetto alle istituzioni. Vale la pena di parlarne perché, mai come oggi, abbiamo bisogno di casi esemplari da mettere in evidenza che indichino alle istituzioni che li vogliano vedere la strada da seguire.

Il metodo Luigi Cavanna

Luigi Cavanna, sessant’anni, primario di oncoematologia all’ospedale di Piacenza, ha messo in piedi, sin dai giorni del lockdown in Italia,  quello che ormai all’estero è conosciuto come il “metodo Cavanna”. Ne hanno parlato e ne parlano i media internazionali come metodo da seguire, dal Time ai giornali indiani, se ne parla meno in Italia…

Il “metodo Cavanna” è centrato sulla assistenza domiciliare, sin dai primi sintomi, delle persone affette da Covid-19. Come funziona? Facciamolo raccontare da lui, con le parole che ha usato in una intervista alla trasmissione La Bussola di Radio24. Vale la pena di ascoltarlo.

Più velocemente ci rendiamo conto che il covid va curato a domicilio, prima risolveremo questa pandemia. Il covid è una malattia infettiva che provoca come complicanza la polmonite. Più precocemente viene curata, più si hanno risultati buoni e meno le persone peggiorano e questo lo abbiamo toccato con mano. Ma se di fronte a una malattia virale dai una risposta ospedalocentrica sbagli tutto. Noi ce ne siamo accorti. Già ai primi di marzo ci siamo resi conto che in ospedale arrivavano centinaia di malati e questi erano tutti – e dico tutti – con una storia di tosse, febbre e mancanza di fiato che durava da giorni. La gente era a casa, non guariva e poi ad un certo punto non resisteva più e andava al Pronto Soccorso disperata. Così veniva ricoverata, intubata e poteva capitare che morisse. Da lì per noi è scattato l’uovo di Colombo. Ci siamo chiesti: queste persone quando sono in ospedale che cura ricevono? Somministravamo inizialmente antivirale e idrossiclorochina mattina e sera, tre pastiglie e ci siamo detti: se noi queste pastiglie le diamo 15 giorni prima può cambiare qualcosa? Possono non intasare gli ospedali? Se portiamo queste cure a casa non è meglio? Così siamo partiti con una squadra

Sette équipe per l’assistenza domiciliare a Piacenza

“I cinesi dicono che se gli antivirali sono somministrati precocemente molto facilmente non si innesca quel processo infiammatorio che si chiama “tempesta citochinica”. Abbiamo visto che se si interviene precocemente si blocca la risposta iper-immunitaria e i polmoni non vengono devastati. Abbiamo cominciato ad andare nelle abitazioni a Piacenza con una metodica approvata: un medico e un’infermiera con un ecografo e il tampone. Fatta la diagnosi di Covid lasciamo un saturimetro e i farmaci. In questo modo abbiamo curato tante persone con una risposta favorevole. Dopo 15 giorni, abbiamo rafforzato le équipe e siamo arrivati a sette équipe su tutto il territorio di Piacenza. Abbiamo raggiunto finora 300 pazienti, non è morto nessuno. Stiamo monitorando il follow up dei 30 e 60 giorni per la pubblicazione scientifica, ma il risultato è quello“, ha continuato Cavanna.

“Serve una linea guida a livello centrale”

Manca una linea guida a livello centrale che dica: se il malato ha febbre fino a 38 chi lo va a visitare a casa? Nella nostra realtà ci vanno le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), ma non è così in tutt’Italia. I medici di base non hanno protocolli dato che cambiano tutti i giorni. Allora i malati chiamano il Pronto soccorso. È questo l’errore da evitare. Lo ripeto: bisogna curarli a casa. Andando al Pronto Soccorso succede che vengono ricoverati mentre non andranno in ospedale quelli che hanno il cancro o l’infarto o l’ictus con gravi ripercussioni su una fetta di patologia umana. I decisori al governo devono smetterla di continuare a parlare di terapie intensive, devono cominciare a dire “curiamoli a casa” altrimenti dovremo riempire le chiese per curarli“, ha continuato l’oncoematologo.

“I cinesi hanno codificato cinque stadi. Il primo è quello della forma asintomatica o paucisintomatica chiamata Mild (blanda), che non necessita alcuna cura. Il secondo stadio è una polmonite semplice. Qui si interviene con idrossiclorochina, quando finalmente tornerà possibile e spero presto. In più azitromicina e cortisone, che può essere desametasone o prednisone. Il terzo stadio è la polmonite di moderata gravità. Ossigeno a domicilio; è sufficiente avere un care giver che si prenda cura del malato a casa. Solo col IV e V stadio, rispettivamente forma severa e quella di pre-collasso, allora si va in ospedale. Come vede la diagnosi medica è fondamentale, non stiamo parlando di automedicazione. Mentre oggi in Italia si va in ospedale già al secondo stadio. In ospedale arrivano malati che possono e devono essere curati a casa. Bisogna invertire immediatamente la tendenza e domiciliare il più possibile il malato“.

Foto comune.piacenza.it: Piacenza, piazzale Cavalli al tramonto

Il cellulare fa bene ai bimbi?

Ven, 10/30/2020 - 14:00

Una domanda che molti genitori (ma non solo) si pongono quotidianamente: è giusto tenere buoni i bambini mettendogli in mano un cellulare?

Quali sono le conseguenze di questi comportamenti ormai divenuti abitudini consolidate nell’educazione delle nuove generazioni?

Parliamone con Jacopo Fo e la psicoterapeuta Ilaria Fontana (www.ilariafontana.com)

Fonte: People For Planet

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Covid-19, pochi medici e infermieri: “Venite al lavoro anche se a rischio”

Ven, 10/30/2020 - 12:31

Se vi tocca la quarantena la farete una volta a casa, evitando insomma supermercati e bar, ma al lavoro in ospedale non potete mancare. Questo il riassunto della circolare firmata dalla Direzione generale Welfare di Regione Lombardia, ovvero dal direttore generale Marco Trivelli, e oggetto di scambi whatsapp tra medici e infermieri indignati, in questi giorni di picco emergenziale a Milano e in Lombardia.

La folle richiesta

La Regione guidata da Attilio Fontana ci tiene evidentemente a continuare la sua politica di eccellenza in questa pandemia (!) e pretende dal personale dei propri ospedali venuto a contatto con un positivo covid di continuare a lavorare, limitando la quarantena alla sola vita privata. Una barzelletta. Non solo si agisce incuranti dei diritti dei lavoratori, ma anche in barba al diritto alla salute dei pazienti che dovranno essere curati da questo personale a rischio.

La comunicazione è il Protocollo G1.2020.0036106 del 26/10/2020, ed è stata inviata alle Direzioni Generali delle Ats, di Asst e di Fondazioni Irccs di diritto pubblico (ma pare anche ai farmacisti).

Un messaggio quasi ironico, non fosse vero

Ciliegina sulla torta di questo messaggio esilarante, se non fosse drammatico, il fatto di ricordare le dovute cautele relative ai dpi: “La mascherina chirurgica, come dispositivo di protezione collettivo, produce efficacia nel momento in cui viene indossata correttamente”…eccetera, eccetera.

Usciti dall’ospedale, tutti chiusi in casa!

“Si precisa che gli operatori sanitari – scrive il direttore generale del Welfare lombardo – durante il periodo di sorveglianza attiva, che coincide con il tempo della quarantena, sono tenuti a rispettare la quarantena nelle restanti parti della giornata, ovvero nel tempo extra lavorativo“.

Unica garanzia dopo aver saputo di essere stati a contatto con un positivo, la “effettuazione di tampone nasofaringeo per ricerca di Antigene virale al giorno 0 e giorno 5 + test molecolare al giorno 10 per conclusione del periodo di quarantena”.

Quando un medico o un infermiere potrà isolarsi?

Si deve sospendere l’attività solo, scrive Regione Lombardia, “nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo” del tampone. Adesso appare chiaro come abbia fatto a contagiarsi l’intero reparto di cardiologia dell’Ospedale Sacco di Milano, tanto per fare un esempio.

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