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Melamelandia – Wonderlad Catania

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 19:00

Uno stupendo cartone animato realizzato dal laboratorio CineLad tenuto all’interno dell’Oncologia Pediatrica del Policlinico Universitario di Catania. Buona visionePer vedere tutti i video degli atelier vai su: www.festivalarteirregolare.it

Melamelandia – Wonderlad Catania

Uno stupendo cartone animato realizzato dal laboratorio CineLad tenuto all'interno dell'Oncologia Pediatrica del Policlinico Universitario di Catania. La voce narrante è quella di Pif. Buona visionePer vedere tutti i video degli atelier vai su: www.festivalarteirregolare.it

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

Covid-19, Lombardia: vietato alcolici dal super dopo le 18. Scoppiano le polemiche

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 17:30

Attilio Fontana, presidente della Lombardia, ha deciso di imporre il coprifuoco sull’acquisto di alcolici da asporto per contenere i contagi da coronavirus. In sostanza, dopo le 18, nessun bar, supermercato o enoteca può vendere alcolici da asporto. Entrata in vigore due giorni fa, sabato 17 ottobre, l’ordinanza ha già scatenato l’ilarità di molti perché sembrerebbe contraria al buonsenso: se non posso bere a casa, andrò a bere al bar: seduto ok, ma comunque più a rischio contagio che stando a casa. Inoltre, il divieto è facilmente aggirabile da chi ordina la consegna lampo via internet o via telefono.

Mentre ristoranti e bar possono continuare regolarmente il servizio al tavolo tra le 18 e le 24, ora a cui è prevista la chiusura per decreto nazionale, devono ora chiudere tra 18 e le 6 anche i distributori automatici di cibo e bibite, e nella stessa fascia oraria è vietato bere e mangiare in aree pubbliche. Bere alcolici è invece vietato sempre – a prescindere dagli orari – nelle aree pubbliche compresi parchi, giardini e ville aperte al pubblico.

Tra chi online si sforza di capire la ratio di questa misura incomprensibile, la nostra adesione va a chi vede esclusivamente un tentativo, politicamente maldestro, di sostenere bar e ristoranti, a sfavore però della necessità – soprattutto in Lombardia – di mitigare i contagi.

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L’appello di Greta Thunberg al premier Giuseppe Conte: “Sul clima non c’è più tempo da perdere”

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 16:25

La giovane attivista svedese Greta Thunberg, come vi abbiamo spiegato in quest’articolo, non ha mai smesso di far sentire la propria voce, nemmeno in piena pandemia.

Oggi, alle ore 18:00, la paladina del clima e altre componenti del movimento Fridays For Future, incontreranno il premier Giuseppe Conte in una videoconferenza, per ribadire l’urgenza di trattare l’emergenza climatica per quello che realmente è: una vera e propria crisi.

L’appello di Greta e le altre attiviste

L’appello di Greta e delle altre attiviste del clima, consultabile qui, è un chiaro monito all’Italia e all’Unione Europea sull’importanza di intraprendere azioni immediate per contrastare la crisi climatica e le conseguenti catastrofi naturali in atto a livello mondiale.

L’Italia, in quanto ospite del prossimo G20 e co-organizzatrice del vertice sul clima COP26, deve assumere una posizione di leadership a livello europeo e diventare un modello affinché gli obiettivi prefissati durante gli Accordi di Parigi vengano rispettati: interrompere tutti gli investimenti nell’ambito dei combustibili fossili e adottare politiche “green” e sostenibili per uscire il più velocemente possibile dalla crisi economica e climatica in corso.

Greta Thunberg e le altre attiviste battono sempre sullo stesso punto: siamo in piena emergenza climatica ma i leader mondiali non stanno facendo abbastanza per invertire rotta e decarbonizzare l’Europa. 

Il tempo a nostra disposizione sta per scadere e il futuro dei giovani e del mondo è incerto. Come se non bastasse, la situazione di precarietà è aggravata dalla diffusione del Covid-19 che ha lasciato moltissime persone senza lavoro.

I Fridays for Future fanno, quindi, un appello alla responsabilità politica e sociale, affinché la crisi climatica venga riconosciuta come tale e affrontata il più velocemente possibile.

“I am Greta”, il film evento su Greta Thunberg

Nel frattempo, arriva anche in Italia il film-documentario su Greta Thunberg, in esclusiva al cinema il 2, 3 e 4 novembre.

I am Greta – Una forza della natura”, diretto dal regista svedese Nathan Grossman e prodotto da Hulu, è un racconto sull’evoluzione del personaggio incarnato dalla giovane attivista svedese e il movimento di cui si fa portavoce.

In pochissimo tempo, la ragazzina solitaria che manifestava di fronte al parlamento svedese, è diventata la portavoce di un movimento diffusosi a livello globale, trasformandosi in uno dei personaggi più influenti della nostra epoca.

Questa piccola, grande donna con le trecce, ha smosso le coscienze di giovani e adulti a livello globale.

Riuscirà nel suo intento di cambiare il mondo?

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Covid-19: un DPCM molto controverso

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 12:30

Il DPCM del Governo illustrato dal presidente del consiglio Conte sta sollevando molte polemiche e perplessità. Oltre alle (scontate) proteste dell’opposizione in questo momento è sul piede di guerra in particolare l’ANCI, l’associazione nazionale dei Comuni italiani.

In generale la sensazione è che il Governo (e le Regioni con il Governo) non abbiano voluto prendersi la responsabilità di una stretta maggiore anti-coronavirus.

Eppure le recenti elezioni hanno dimostrato (vedi i casi di Veneto e Campania in Italia oppure della Nuova Zelanda) che le persone premiano quanti contro il covid-19 assumono posizioni rigorose.

Luoghi della movida chiusi la sera? Da chi?

Conte nella sua conferenza stampa ha detto “I sindaci dispongono la chiusura al pubblico, dopo le 21, di vie o piazze dove si possono creare situazioni di assembramento…”, poi però nel DPCM la parola “sindaci” scompare. Nel frattempo De Caro, presidente ANCI e sindaco di Bari accusa il Governo di “scaricabarile” nei confronti dei comuni per non assumersi la responsabilità di strette “impopolari”.

Il realtà la possibilità di chiudere strade e piazze è già nei poteri regolamentari dei sindaci senza bisogno di nuove norme. I sindaci sono la massima autorità sanitaria dei comuni e quindi possono, tra l’altro, effettuare queste forme di restrizione per ragioni di salute pubblica. 

E’ anche vero che senza l’ausilio della polizia di Stato eventuali chiusure, affidate al solo controllo (insufficiente) della polizia locale, sarebbero inefficaci. 

La questione sembra più legata a chi si debba assumere la responsabilità pubblica di scelte che evidentemente non piacciono ai gestori di attività come bar e ristoranti e non sembra esserci un coordinamento organizzativo tra i vari livelli centrali e periferici.

Trasporto pubblico: non cambia nulla

Non cambia nulla, sempre limitazione “virtuale” all’80% della capienza (ma non c’è un sistema di controllo dell’affluenza dei passeggeri nel trasporto urbano e locale).

Scuola: superiori e università decidano ciascuna per sé

Anche qui, come nel caso dei luoghi della movida, nessuna regola per tutto il territorio ma il richiamo alle scuole secondarie superiori e alle università a studiare e realizzare forme di didattica “flessibili” con l’uso della didattica a distanza. Insomma, ogni scuola superiore e ogni università decide per sé.

Asili, elementari e medie continuano a svolgere l’attività didattica in presenza.

Smart working: solo l’invito a aumentarlo 

Si era parlato di una indicazione del 75% di lavoro da casa per i dipendenti pubblici. 

Nessuna indicazione quantitativa invece nel DPCM; solo l’auspicio (per enti pubblici e imprese private) perché incrementino lo smart working. 

Bar e ristoranti chiusi dalle 24 alle 5

Devono essere chiusi dalle 24 alle 5 di mattina. Massimo di 6 persone per tavolo. Dalle 18 alle 24 consumo solo al tavolo (o nelle adiacenze dei tavoli).

Il ministro della salute avrebbe voluto limitazioni più stringenti.

Palestre e piscine aperte però..

Palestre e piscine restano aperte come voleva il ministro dello sport Spadafora (contrario invece il ministro della salute Speranza). 

Conte ha detto che non tutte rispettano i protocolli di sicurezza e gli si dà una settimana di tempo per adeguarsi. Altrimenti saranno chiuse. 

Non è detto quanti controlli saranno fatti, da chi e se, in caso di inadempimento da una parte ( o la maggioranza) delle strutture, le palestre e le piscine in genere saranno chiuse oppure no.

C’è chi scommette che la risposta esatta è no.

Eventi: sì quelli nazionali, no quelli locali

Restano aperti cinema e teatri con le limitazioni già previste.

Ok a fiere e convegni di rilevanza nazionale e internazionale. No a fiere e sagre locali.

Sale giochi e bingo aperti fino alle 21.

Storia di una “normale” spazzatura…

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 08:00

Da qualche mese a questa parte io e il mio compagno ci siamo trasferiti in un piccolo bilocale. Quando abbiamo fatto questa scelta abbiamo pensato a molte cose: abbiamo valutato i problemi di una convivenza in pochi metri quadri, abbiamo deciso di portare poche cose, abbiamo optato per un arredamento “minimal”. Non abbiamo però mai pensato a una cosa: la spazzatura. Era l’ultimo dei nostri pensieri, e invece è diventato un vero problema.

Da quando ci siamo trasferiti ci sembra di passare il tempo a buttare immondizia: è vero che non possiamo tenere grossi sacchi o bidoni in casa ma non pensavamo nemmeno che saremmo riusciti a riempirli così velocemente, pur facendo la raccolta differenziata.

Dovendo andare a buttare tutto così spesso, ho notato che quello dei rifiuti è un problema di tutto il palazzo: qui vive un centinaio di famiglie e l’esercito di bidoni condominiali schierato al piano interrato non basta mai. I bidoni sono sempre pieni e il povero custode passa intere mattinate a svuotarli e spostarli controllando che la differenziata sia fatta correttamente.

Ho iniziato a rifletterci: in casa non siamo spreconi, stiamo attenti a differenziare, privilegiamo quando possibile i contenitori con il packaging più semplice, non siamo “amazon-addicted” quindi ci arriva solo qualche scatolone ogni tanto. Eppure la mia impressione è che alla fine, pur stando attenti, produciamo lo stesso, come gli altri inquilini del nostro palazzo, tantissima spazzatura.

Quindi ho deciso di fare un esperimento. Non una cosa valida statisticamente ma che servisse per farmi un’idea. Ho iniziato a pesare la spazzatura che abbiamo prodotto in casa in una settimana, la spazzatura domestica che produce una coppia di giovani milanesi che – tra l’altro – vivono gran parte della loro giornata fuori casa.

Ne ho approfittato per seguire la storia della mia spazzatura, cercando di capire come e quando qualcosa è arrivato nel cestino per capire se potevo evitarlo. Ho pesato i sacchetti quando era ora di buttarli, usando la pesa da cucina e la bilancia pesapersone, per la gioia del mio compagno che intanto si è portato avanti informandosi per il divorzio breve nel caso mi venissero altre idee del genere.

Ho fatto la spesa nel weekend, cercando di non farmi condizionare dal mio esperimento e comprando le solite cose. I sacchi della spazzatura, portati fuori la domenica, hanno cominciato ad essere pieni verso il giovedì. Quel giorno ho buttato 620 grammi di umido e 393 di plastica.

Nella stessa giornata mi sono accorta di aver fatto andare a male i fichi, così ho prodotto altri 518 grammi di umido. Mi dà molto fastidio buttare il cibo e misurare quanto ne ho buttato in un colpo solo mi ha fatto ancora più rendere conto di quanto sia facile sprecarlo.

Nei giorni successivi ho pesato e buttato: 1,357 kg di vetro e lattine, 287 grammi di plastica, 315 grammi di carta, 250 grammi di rifiuto indifferenziato. Ovviamente il vetro e le lattine sono il rifiuto più pesante, ma la plastica, pur pesando poco, è quella che occupa più spazio, con le bottiglie dell’acqua che, per quanto schiacciate, sono davvero voluminose. Anche le vaschette che i supermercati usano per la carne o il pesce occupano tantissimo spazio e non hanno grandi possibilità di riutilizzo in casa, anche perché molte volte rimangono sporche o maleodoranti.

Domenica, dopo due giorni in cui eravamo entrambi in casa, ho buttato di nuovo l’umido, 229 grammi, e poi ho deciso di pulire uno scaffale e ho buttato altri 700 grammi di carta.

A conti fatti, alla fine in due abbiamo prodotto 4,669 kg di rifiuti in una settimana.

Bisogna ricordare che noi pranziamo sempre fuori casa, portandoci la “schiscetta”(termine milanese per indicare il portavivande che contiene il cibo preparato in casa e consumato fuori, se preferite l’inglese chiamatelo “lunch box”), e quindi ciò che diventa spazzatura dopo pranzo e durante la giornata lavorativa non lo smaltiamo in casa. Probabilmente arriveremmo facilmente ai 7 o 8 kg in una settimana, se non di più.

L’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel suo ultimo rapporto ha misurato un aumento dei rifiuti prodotti in Italia tra il 2016 e il 2017, e la media nazionale si attesta a 497 kg pro capite in un anno. Praticamente mezza tonnellata di rifiuti in un anno. Ci sono regioni dove si supera anche questa cifra. Dividendo in maniera grossolana per 52 settimane all’anno significa che in una settimana ogni italiano produce circa 9,5 kg di spazzatura.

Se in due abbiamo prodotto circa 8 kg vuol dire che produciamo a testa circa 4 kg, la metà della media nazionale. Era però solo una settimana di esempio: nell’arco di un anno, quando capita di fare pulizie o buttare oggetti, mobili o elettrodomestici, probabilmente anche noi saremmo vicini alla media nazionale.

Che si faccia la raccolta differenziata o meno, il problema rimane la quantità e i tanti oggetti usa e getta che ci riempiono la vita: mi ha fatto impressione pensare che io, che peso 50 kg, in un anno posso buttare quasi dieci volte il mio peso.

Il mio esperimento mi ha fatto rendere conto di quanto effettivamente buttiamo via senza nemmeno pensarci e di quanti pacchi, pacchetti, contenitori compriamo quando facciamo la spesa.

Arrivare a un’economia circolare dei rifiuti, riciclarli e creare valore da ciò che si butta è una priorità europea che non si può non condividere. Ma lo è anche la riduzione dei rifiuti e un consumo più consapevole.

Chissà se, pur vivendo in città, è possibile riavvicinarci a un consumo più semplice, senza tante scatole, contenitori, bottiglie. Come facevano i nostri nonni, quando la plastica era un oggetto mitico, gli imballaggi erano pochi e le cose si avvolgevano, si incartavano, si svuotavano e si riempivano di nuovo?

Il prossimo esperimento sarà quello di ripartire da lì.

Leggi anche: Diario della mia spazzatura: come l’ho dimezzata!

C’è il nuovo Dpcm: sport, palestre, ristoranti, smart working e movida | Francia ricorda “Je suis Samuel”

People For Planet - Lun, 10/19/2020 - 06:25

Corriere della Sera: C’è il nuovo Dpcm: palestre e piscine sospese «fino a nuove linee guide», coprifuoco dalle 21 solo se deciso dai sindaci;

Il Giornale: Sport, palestre e ristoranti: ecco tutte le misure del Dpcm;

Il Manifesto: Il grande romanzo popolare del Capitano;

Il Mattino: Covid, 70% dei pazienti è maschio: un test per usare le cure ormonali;

Il Messaggero: Nuovo Dpcm, Conte: «Misure per scongiurare lockdown generalizzato»;

Ilsole24ore: Nel Dpcm smart working, stop a congressi, zone rosse nelle vie della movida. Salve piscine e palestre – Conte presenta il decreto: la diretta – Brusaferro: «Intervenire subito per evitare boom contagi. La scuola è sicura»;

Il Fatto Quotidiano: “Je suis Samuel”: la Francia ricorda il prof decapitato. Sit-in per la libertà d’espressione – VIDEO;

La Repubblica: Calenda, l’annuncio ufficiale: “Mi candido a sindaco di Roma”. E boccia l’idea primarie;

Leggo: Ilaria Capua: «Il vaccino non sarà la soluzione. Dobbiamo togliercelo dalla testa»;

Tgcom24: Influencer ucraino negazionista muore a 33 anni | Aveva detto: “Il Covid non esiste”;

Eva di Stefano – I Battitori Liberi

People For Planet - Dom, 10/18/2020 - 19:00

Eva di Stefano:In un periodo storico in cui la marginalità fa paura, è oggetto di sopraffazione o non è appetibile perché fragile, raccontarla e stare dalla sua parte è un grande atto di resistenza culturale e umana”.

Eva di Stefano – I Battitori Liberi

Eva di Stefano: “In un periodo storico in cui la marginalità fa paura, è oggetto di sopraffazione o non è appetibile perché fragile, raccontarla e stare dalla sua parte è un grande atto di resistenza culturale e umana”.

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

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Dubai, la foto del neonato che toglie la mascherina al medico diventa virale

People For Planet - Dom, 10/18/2020 - 17:23

Una semplice foto di un neonato che piange e del medico che l’ha fatto nascere diventa un simbolo di speranza per un futuro covid-free.

La foto, scattata dal dottor Samer Cheaib, un ginecologo di Dubai, è diventata subito virale e sta facendo il giro del web.

L’immagine ritrae un bambino appena nato che, con un gesto inconsapevole, toglie la mascherina al medico, divenendo un simbolo di positività.

Tutti quanti ci auguriamo che questo possa essere un segno del fatto che presto toglieremo le mascherine“, ha commentato il dottore sul suo profilo Instagram.

Anche noi, come questo neonato, speriamo di lasciarci la pandemia e le sue conseguenze alle spalle.

Nel frattempo, ci godiamo questo divertente scatto, facendo un omaggio alla vita, che non smette mai di sorprenderci.

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La ricerca dei tartufi e la sostenibilità ambientale (VIDEO)

People For Planet - Dom, 10/18/2020 - 17:00

Se si tagliano gli alberi muore l’habitat dei tartufi.
Ne abbiamo discusso con Alessandro Benvenuti, che nelle Marche ha creato tartufaie controllate e certificate, dove è impossibile disboscare.

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Idea creativa: ghiande decorate a funghetti!

People For Planet - Dom, 10/18/2020 - 10:00

Dal canale YouTube my Candy Country un’idea divertente, per grandi e piccini, per trascorrere queste giornate autunnali all’insegna della creatività!

Una bella idea per decorare la nostra casa e giardino o per ornare un pacco regalo!

Fonte: my Candy Country

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I 10 migliori film Noir classici

People For Planet - Dom, 10/18/2020 - 08:00

Il noir è un sottogenere del crime story pervaso da un pessimismo cosmico. Negli Usa trionfa tra gli anni Quaranta e Cinquanta compresso dalle paure collettive provocate da grande Depressione, guerra e maccartismo. Gli eroi positivi sono molto pochi e sempre sullo sfondo. Il proscenio è per i peggiori farabutti, detective privati posizionati in una terra di nessuno posta tra il legale e l’illegale, e le dark lady bellissime e malvagie. La critica ha molto sviscerato sulla misoginia del genere, ma Piera Detassis, grande cultrice di materia e curatrice di uno splendido fascicolo tematico sostiene che “l’apparenza inganna”. Atmosfere ambigue dove si fa fatica a comprendere il giusto e chi sono i veri cattivi pervase da un erotismo dissimulato ma molto perverso. Predomina il chiaroscuro, è spesso presente il flashback, le trame sono sciarade rompicapo complesse e intriganti. 

Film bellissimi e molto amati dai cinefili novecenteschi. Da tramandare alle giovani generazioni che vedono le serie Netflix. Ho scelto i miei migliori dieci con una sigaretta accesa come il genere richiede. 

L’INFERNALE QUINLAIN di Orson Welles, 1958

Da uno sconosciuto romanzo pulp completamente rivisitato e stravolto da sua maestà Orson Welles che ne compone un capolavoro del cinema noir. Il film è la cesura perfetta tra il noir classico e quello della modernità. Charles Heston è un funzionario antidroga messicano in viaggio di nozze con la moglie e viene in contatto e contrasto con il capitano Quinlain (interpretato magnificamente dallo stesso regista), una sorta di sceriffo che applica la Legge con il suo Ordine, e ne fa un memorabile ritratto di uno sporco poliziotto, ma a modo suo un grand’uomo. Più che un film, un’allucinazione morale che si svolge tra infami commissariati e strade desolate. La miserabile cittadina di Tijuana contiene una sorta di tragedia shakespeariana dai toni sempre vibranti e avvolta da un barocchismo lussureggiante. Tecniche da maestro a partire dal piano sequenza iniziale che per fortuna viene messo a lezione nelle scuole di cinema ancora oggi. Bianco e nero d’autore con inquadrature accuratissime e molto particolari per il cinema dell’epoca. Profondità di campo esasperate, uso del grandangolo, montaggio innovativo. Scritto con cura maniacale, ha una galleria di personaggi minori riuscitissimi in cui svetta Marlene Dietrich (c’è anche Zsa Zsa Gabor) nei panni di un’indimenticabile chiromante e che si trovò per caso a recitare sul set. Secondo Goffredo Fofi “a Welles non interessa la grandezza del male, quanto l’innocenza del peccato”. Il metodo legale deduttivo di Vargas-Heston si scontra con il fiuto di chi fabbrica le prove a sostegno dell’intuito di Welles-Quinlain. Secondo Mereghetti “noir sadico dalle ascendenze kafkiane”. Finale tragico. Massacrato dalla produzione che stravolge l’impianto originario del film allontanando definitivamente Welles da Hollywood.
Il restauro prodotto nel 1998, sulla base di un memo wellesiano, per le cure del montatore Walter Murch (è il premio Oscar di Apocalipse Now) e del critico Jonathan Rosenbaum lo ha riportato all’ineguagliabile idea creativa di Welles. 

IL TERZO UOMO di Carol Reed, 1949

La guerra è da poco finita e lo scrittore canadese Holly Martins si reca a Vienna controllata dagli alleati per incontrare il vecchio amico Harry Lime magistralmente interpretato da Orson Welles che ne farà un personaggio memorabile anche quando non è presente sulla scena. Lo scrittore apprende che il suo enigmatico amico è morto e sembra di trovarsi nella trama di un suo romanzo. Non fidandosi delle indagini ufficiali, l’uomo inizia le proprie ricerche di un terzo uomo che può risolvere gli arcani. Memorabile l’inseguimento nelle fogne della città. 
È un film inglese in cui il regista adotta le tecniche dell’espressionismo tedesco. Contiene tutte le ansie della Guerra Fredda appena iniziata con una Vienna divisa in quattro zone alleate come Berlino. Scritto da Graham Green che poi ne farà un romanzo con insolito percorso inverso. Secondo Morandini “un perfetto ingranaggio d’azione in cui la tecnica del giallo si coniuga con una sottile indagine psicologica”. Orson Welles collaborò con il regista in molte scelte. Accreditato ufficialmente nei dialoghi, sua la celebre frase ancora molto citata: “In Italia sotto i Borgia, per trent’anni, hanno avuto assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù”. Il personaggio di Harry Lime diventerà un alter ego di Orson Welles tanto da portarlo al centro di un dramma radiofonico di 39 puntate. Palma d’oro a Cannes e Oscar alla Fotografia. 

IL MISTERO DEL FALCO di John Huston, 1941

Il detective privato Sam Spade indaga su un intricato caso che coinvolge tre eccentrici criminali e una misteriosa donna, tutti alla ricerca di una preziosa statuetta e molti moriranno per un risultato che non soddisfa nessuno. Trama complessa e dai diversi punti di vista. Uno dei capostipiti del genere. Tratto da un romanzo del padre dell’hard boiled Dashiell Hammett, già portato sullo schermo ma senza il successo e il mito di Bogart che rende universale il personaggio di Sam Spade: e pensare che l’attore venne chiamato come ripiego. Diventerà l’archetipo dell’uomo duro con l’anima fragile sotto il trench. Opera prima di John Huston che all’epoca era solo uno sceneggiatore. Per motivi di budget gira tutto in interni indovinandone il regime claustrofobico e adopera le tecniche dell’Espressionismo, come il piano olandese che inclina l’inquadratura. Da Welles prende invece il set con il soffitto che rende il film angoscioso insieme al bianco e nero dall’atmosfera molto cupa. Una pietra miliare.  

IL GRANDE SONNO di Howard Hawks, 1946

Bogart, sempre lui, questa volta cambia regista registro e incarna il detective di Raymond Chandler che aveva meglio proseguito l’opera di Hammett. Sceneggia un certo Faulkner a rendere la materia più letteraria. Philip Marlowe, ovviamente detective privato ma questa volta molto più ironico e disilluso, deve scoprire chi si cela dietro ai ricatti alle figlie del vecchio generale Sternwood. Una è ninfomane e tossicodipendente, l’altra fa prendere una sbandata all’investigatore. Attorno si sviluppa una girandola di omicidi in una trama anche in questo caso complessa e disseminata da colpi di scena. Stupenda la scena iniziale dove le ombre proiettate di Bogart e della Bacall, introducendo perfettamente le atmosfere notturne e intriganti del genere, si accendono reciprocamente una sigaretta. Un film realizzato con grande stile dove lo spettatore spesso guarda gli avvenimenti prima dei personaggi.

LA DONNA DEL RITRATTO di Fritz Lang, 1943

Un criminologo solo in città per le vacanze incontra una bella donna che ha visto ritratta in quadro. Si addormenta leggendo “Il Cantico dei cantici” (lo stesso libro di “C’era una volta in America”) e si trova e vivere uno dei più incredibili incubi cinematografici  dai risvolti psicanalitici. Non c’è differenza tra sogno e realtà e tutti possiamo essere colpevoli o innocenti. Un film sull’ambiguità del doppio girato con atmosfera onirica. Ognuno può essere coinvolto nella colpevolezza del delitto. Tratto da un romanzo è in netta continuità con i filmi del maestro del cinema espressionista tedesco. Secondo Gianni Amelio: “La sorpresa finale è di quelle che fanno epoca e viene ancora oggi imitata in televisione”. Per Mereghetti “Uno dei migliori ritratti del grigiore borghese e di quello che può nascondere dietro la faccia rispettosa”.

LA FIAMMA DEL PECCATO di Billy Wilder, 1944

Un assicuratore si lascia intrappolare in uno schema di omicidio e frode da una dark lady molto diabolica che vuole incassare la polizza sulla vita del marito. È smascherato da un collega pignolo che uccide la donna avida e perversa. “La fatalità sostituisce la suspence nella ricerca del colpevole”. Inizia con la confessione del colpevole a un dittafono strutturando il film con un lungo flashback. Altro capolavoro del noir denso di contenuti e girato da Wilder con stile molto originale che adopera una fotografia in chiaroscura e disegna la femme fatale Barbara Stanwyck in modo perfetto, con la sua sua chioma bionda e il braccialetto alla caviglia. Sei nomination ma nessuna statuetta. Tratto da un libro dell’autore del “Postino suona sempre due volte” e sceneggiato da Chandler alla sua prima esperienza di scrittura cinematografica. 

OMBRE MALESI di William Wyler, 1940

A Singapore una donna uccide a sangue freddo un uomo e poi dice al marito e all’avvocato che è stata legittima difesa. Bette Davis è la moglie di un piantatore inglese che – lei sostiene – voleva violentarla. Il titolo originario è “The letter”, quella che che viene ritrovata nell’indagine e che accerta che il delitto ha un movente passionale. Per questo motivo viene ricattata e nel processo viene assolta ma sarà smascherata dalla vedova della vittima. Tratto da un libro poi trasformato in piece teatrale. La messinscena è molto sinistra con una fotografia notturna che gioca sulla luce bianca della luna piena. L’atmosfera tropicale della colonia in disfacimento aggiunge una cornice strepitosa in cui si consuma il molteplice misfatto. Più volte rifatto, (c’è anche una versione del 1929) nessuno comparabile con questo capolavoro. 

GIUNGLA D’ASFALTO di John Huston, 1950

Noir capostipite del sottogenere gran colpo per bottino che ti cambia la vita al centro della trama. Doc, il protagonista, nei sette anni di carcere ha preparato cartesianamente una rapina a una gioielleria studiata in ogni dettaglio. Quando esce mette su una banda con personaggi meravigliosamente scritti e ritratti. Il colpo riesce tra un dedalo di sotterranei ma quando c’è da spartirsi il bottino sarà un feroce regolamento di conti senza vincitori. Secondo Morandini: “Ha la forza di una complessa allegoria morale, radicata nel costume americano, sfuggendo alla convenzione del genere: non c’è un traditore, non una divisione manichea tra buoni e cattivi”. Uno dei più bei film di Huston. La scena in cui un rapinatore muore dissanguato tra i cavalli è stata citata come omaggio da Cimino in “Ore disperate”. Primo ruolo di rilievo per Marylin Monroe.

IL GRANDE CALDO di Fritz Lang, 1953

Il sergente di polizia Bannion sta indagando sull’apparente suicidio di un agente corrotto dalla mafia. All’improvviso dai suoi superiori gli viene ordinato di fermarsi ma l’uomo continua a fare ricerche finché un’esplosione mirata a lui uccide sua moglie. Si allea con la donna del gangster che l’ha sfigurata versandole del caffè bollente in faccia, in una scena di grande impatto violento che creando una donna dal volto a metà turbò non poco critica e pubblico dell’epoca. La tecnica espressionista è dedicata con grande successo ai temi della corruzione e di quanto la legalità abbia sempre dei limiti che nessun Codice può garantire. Ma centrale rimane il motivo della vendetta e che pone ogni uomo nella condizione di uccidere secondo la tesi ricorrente del cinema di Lang.

LE CATENE DELLA COLPA di Jacques Tourner, 1947

Un detective privato, ritiratosi in un paesino di provincia, scopre di non poter sfuggire al proprio passato quando un ex datore di lavoro molto squalo e l’ex amante, la dark lady moglie di quest’ultimo, lo attirano in una trappola fatale. Tre donne attorno a Robert Mitchum (alla sua prima volta nei panni del protagonista). Acapulco e San Francisco tra i luoghi di un intrigo che si presta sempre a nuovi inattesi colpi di scena in un intreccio molto labirintico. Il passato torna in forma di flashback. La dark lady e le fragilità delle passioni umane. Restauro della Rai che ha aggiunto molte scene inedite in inglese non sottotitolato. Un dramma dell’ossessione e della disperazione. Bellissime le scene nel bar di Acapulco dove il direttore della fotografia Nicholas Misuraca “gioca con le ombre degli interni oscurando spesso le silhouette dei diversi personaggi”.

Immagine in cover: Foto di Orson Welles in Touch of Evil (L’infernale Quinlain)

Cinghiali uccisi a Roma, la folla inferocita | L’illusione didattica digitale | Covid: ‘Boom dei nuovi poveri’

People For Planet - Dom, 10/18/2020 - 06:24

Corriere della Sera: Cinghiali uccisi a Roma, la folla inferocita: «Assassini, vergogna»;

Il Giornale: Virus suino spaventa il mondo: “Potrebbe replicarsi nell’uomo;

Il Manifesto: Quota diecimila, ospedali in allarme;

Il Mattino: Studiare a casa, ritardi e gap tecnologico: l’illusione didattica digitale;

Il Messaggero: Oms: «In Europa quasi 3 volte i casi registrati a marzo, molte persone stanche»;

Ilsole24ore: Che cos’è la stagnazione secolare che indebolisce le scelte di Fed e Bce;

Il Fatto Quotidiano: Crisi Covid, Caritas: ‘Boom dei nuovi poveri’. Verso proroga della cig e blocco pignoramenti. I consulenti del lavoro: “Autonomi travolti”;

La Repubblica: Focolaio alla Camera, slitta la legge Zan. Fico accoglie la richiesta della destra di fermare le votazioni in aula;

Leggo: Speranza alle Regioni: «Smart working al 75%. Contributi alle attività che chiuderanno»;

Tgcom24: Miss Inghilterra molla tutto e torna in corsia per lottare contro il Coronavirus;

Mariano Dolci – Burattini per dirlo

People For Planet - Sab, 10/17/2020 - 19:00

Mariano Dolci ci racconta in questo video la sua storia a partire da quando nel 1973 è entrato nell’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia per aiutare i degenti con i suoi burattini.

Mariano Dolci – Burattini per dirlo

“Non ha una vita chi non la racconta” Jerome BrunerMariano Dolci ci racconta in questo video la sua storia a partire da quando nel 1973 è entrato nell’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia per aiutare i degenti con i suoi burattini.

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020

Leggi anche:
Jacopo Fo presenta il V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare

La Sicilia dice addio alla plastica e diventa plastic-free

People For Planet - Sab, 10/17/2020 - 18:03

La plastica sta letteralmente soffocando l’intero Pianeta. Moltissime sono le iniziative intraprese da Stati e Regioni per favorire la protezione dell’ambiente e per combattere la piaga dell’inquinamento causata dalla produzione industriale di materiali plastici.

Anticipando le direttive dell’Unione Europea che prevedono il bando della plastica monouso a partire da gennaio 2021, dopo Toscana ed Emilia-Romagna, anche la Sicilia diventa plastic-free.

Lo scorso 13 ottobre, infatti, l’Assemblea regionale siciliana (Ars) ha approvato all’unanimità un disegno di legge “che introduce, in Sicilia, misure per favorire la riduzione dell’utilizzo del materiale plastico”.

Cosa prevede il decreto ‘Plastic-free’

La Regione Sicilia non dice soltanto addio a piatti, posate e bicchieri monouso. Il primo obiettivo del decreto è incentivare le start-up impegnate nel campo delle materie rinnovabili, promuovendo l’imprenditoria innovativa e “green”.

Ma le novità non finiscono qui: per non lasciare indietro nessuno, si è deciso di finanziare gli imprenditori che operano nel settore della plastica, incentivando la conversione degli impianti che producono plastica in impianti che producono bioplastiche o tipi di plastiche derivanti da materie prime rinnovabili.

Il decreto plastic-free prevede contributi per i rappresentanti di aziende agricole affinché queste ultime utilizzino bioteli per la copertura degli insediamenti serricoli e bioplastiche compostabili nella pacciamatura.

Tutte le Pubbliche Amministrazioni dovranno dotarsi di almeno il 40% di materiali riciclati, sia in plastica che in carta, oltre a utilizzare contenitori e stoviglie monouso biodegradabili o prodotti a basso inquinamento.

La Sicilia diventa, così, un esempio di educazione alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente, divenendo un modello da imitare nel campo dell’economia circolare e dello smaltimento dei rifiuti.

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A Benevento c’è una casa Nzeb… cosa significa?

People For Planet - Sab, 10/17/2020 - 17:00

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Epilessia e autismo: individuata nuova causa in un gene

People For Planet - Sab, 10/17/2020 - 08:00

I ricercatori dell’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova hanno individuato in un gene una nuova causa di epilessia e autismo infantile. Lo studio, pubblicato sull’American Journal of Human Genetics, è stato condotto da Vincenzo Salpietro, ricercatore pediatra presso l’Unità operativa complessa di Neurologia pediatrica e malattie muscolari del Gaslini e dell’Università di Genova in collaborazione con il Laboratorio di Neurogenetica dell’University College of London (UCL) diretto dal professor Henry Houlden e con il Laboratorio di Biochimica della stessa università diretto da James Rothman, premio Nobel per la Medicina 2013 per le sue scoperte in merito alla trasmissione delle sinapsi, che rappresentano la sede della comunicazione e del passaggio dei segnali tra i neuroni.

Comunicazione anomala tra sinapsi

I ricercatori hanno studiato un gruppo di bambini affetti da autismo, epilessia resistente ai farmaci, disturbi del linguaggio e disordini del movimento provenienti da Italia, Spagna, Francia e Stati Uniti e hanno identificato, grazie a tecnologie di analisi genetiche di nuova generazione, mutazioni in un gene chiamato VAMP2. Gli effetti delle mutazioni rilevate hanno messo in evidenza un’anomala comunicazione tra neuroni a livello delle sinapsi causata da una possibile alterazione del corretto rilascio di particolari strutture (le “vescicole”) che trasportano i neurotrasmettitori.

Terapie più precise e personalizzate

Con l’utilizzo delle nuove tecniche di sequenziamento del Dna sono sempre più i casi di patologie neurologiche rare che possono essere diagnosticate da un punto di vista molecolare, con importanti ricadute sul decorso della malattia e in certi casi anche per la terapia dei bambini affetti da queste patologie. «Questa ricerca conferma l’importanza del ruolo delle sinapsi nei disordini del neurosviluppo – afferma Carlo Minetti, direttore scientifico dell’Istituto Gaslini -. Oggi trovare il gene difettoso che causa queste rare patologie ci offre la grande opportunità di poter fornire alle famiglie possibili informazioni sull’evoluzione della malattia, e in alcuni casi terapie ‘di precisione’ che tengono conto delle differenze individuali e possono talvolta fornire strategie di prevenzione per le famiglie e cure personalizzate per ogni bambino».

L’epidemia è ora in fase acuta | Oms boccia il Remdesivir | Professore decapitato vicino Parigi

People For Planet - Sab, 10/17/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Ricoverato per 17 giorni a New York, super conto da 100 mila dollari (e pizza al ketchup in terapia intensiva);

Il Giornale: “Ha disorientato gli italiani” Un sondaggio affonda Conte;

Il Manifesto: L’Istituto superiore di Sanità: «L’epidemia è ora in fase acuta»;

Il Mattino: De Luca riapre nidi e asili in Campania: «Attività in presenza già da domani»;

Il Messaggero: Pamela, confermato in appello l’ergastolo per Oseghale Foto;

Ilsole24ore: Come funzionano gli incentivi a chi paga con app e carte elettroniche;

Il Fatto Quotidiano: Remdesivir, piano di emergenza per le scorte. Ma lo studio dell’Oms per ora lo “boccia” insieme ad altri;

La Repubblica: Lombardia, ipotesi bar chiusi alle 21 e didattica a distanza parziale;

Leggo: Coronavirus, l’appello dei medici: «Restate a casa, il tracciamento non è più sufficiente»;

Tgcom24: Professore decapitato vicino a Parigi: aveva mostrato in classe le caricature di Maometto | Il killer è un diciottenne;

Giorgio Bedoni: Artemente

People For Planet - Ven, 10/16/2020 - 21:00

Giorgio Bedoni, psichiatra e psicoterapeuta ci introduce al Festival di quest’anno.

Giorgio Bedoni: Artemente

Giorgio Bedoni, psichiatra e psicoterapeuta ci introduce al Festival di quest'anno.

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020

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Jacopo Fo presenta il V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare

Parigi: ragazzo decapita il prof per strada. Aveva mostrato le vignette di Charlie Hebdo

People For Planet - Ven, 10/16/2020 - 20:02

Decapitato in strada da un suo studente, vicino al college di Conflans-Sainte-Honorine, nei pressi di Parigi. L’omicidio è avvenuto intorno alle 17, per mezzo di un coltello da cucina.

Ucciso dalla polizia

Secondo la prima ricostruzione, fornita dal quotidiano Le Parisien, la polizia è intervenuta e ha individuato il ragazzo in possesso di un coltello da cucina vicino al cadavere. Lui è fuggito e dopo un breve inseguimento si è rifiutato di deporre il coltello. Gli agenti hanno dunque sparato, uccidendolo.

Secondo la ricostruzione fornita dagli agenti, l’aggressore avrebbe urlato “Allah akbar” mentre loro aprivano il fuoco.

Aperta inchiesta per terrorismo

Sembra che, nei giorni scorsi, l’insegnante avesse mostrato le vignette di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo in classe, e per questo avesse subito pesanti minacce, seguite poi all’omicidio. La procura antiterrorismo ha aperto una inchiesta per “omicidio in relazione a una impresa terrorista” e “associazione a delinquere terrorista”.

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Attentato contro Charlie Hebdo. 4 feriti. Migliaia di bimbi bloccati

Scuole e aziende in canoa sui navigli di Milano (VIDEO)

People For Planet - Ven, 10/16/2020 - 19:00

Pagaiare in canoa a Milano? Sì, si può, sui Navigli, con la Canottieri San Cristoforo!

Dalla Darsena di Milano, con Simone Lunghi, un video che ci racconta l’importanza dell’acqua dei navigli per la città di Milano, potremmo definire oggi il Naviglio Grande come l’Amazon della città!

Ecco quali attività è possibile svolgere con le scuole e aziende del territorio a bordo di una canoa!

People For Planet

Avevamo parlato della Canottieri San Cristoforo anche qui: