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Fair Value

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 15:00

Ma soprattutto nessuno la fa ascoltare (nel senso di approfondire la questione).

Il fatto: negli ultimi vent’anni, la contabilità delle banche (e la redazione dei loro bilanci) è basata sul valore equo o “fair value” che consiste nel misurare beni e passività tenendo conto del loro valore attuale.

Uno scostamento importante rispetto al metodo tradizionale, vecchio di secoli, che imponeva di tenere i registri contabili sulla base del costo storico.

Il fair value viene definito come “il corrispettivo al quale una attività può essere scambiata o una passività può essere estinta, tra parti consapevoli e disponibili, in una operazione tra terzi”. Tradotto: il fair value non è  un prezzo negoziato in uno scambio effettivo, bensì il valore stimato (da chi redige il bilancio) come “ragionevole” per una ipotetica transazione di mercato.

La contabilità del fair value e’ stata ritenuta, però, responsabile di alcune pratiche discutibili, prevalentemente le metriche di performance dei top manager utilizzate per l’assegnazione dei bonus, attuate nel periodo immediatamente precedente alla crisi finanziaria del 2008.

La crisi finanziaria degli ultimi anni, amplificata post Covid, dovrebbe metterla nuovamente sotto attacco.

Soffermatevi su questi tre scenari

A) La banca è esposta ad un rischio di interesse: se i tassi diminuiscono, il margine di interesse diminuisce e si hanno conseguenze negative sul reddito e sul patrimonio. I bonus dei top manager, calcolati sull’utile netto, diminuiscono.

B) Se i crediti (prestiti effettuati alla clientela) sono valutati al fair value, il peggioramento del rating dei finanziamenti effettuati comporta una riduzione del loro valore economico e quindi un peggioramento del reddito o del valore economico del patrimonio della banca che li detiene in portafoglio. Anche  in questo caso, i premi dei manager diminuiscono

C) Se invece è il rating della banca a peggiorare, il fair value delle obbligazioni iscritte al passivo diminuirebbe, generando un aumento del valore economico del patrimonio. Tale risultato sarebbe palesemente assurdo, in quanto la banca registrerebbe un miglioramento della propria solvibilità proprio quando il suo merito creditizio peggiora. In questo caso i mega-bonus dei dirigenti apicali, se calcolati su tale parametro, aumenterebbero.

Secondo voi, negli ultimi anni, quale dei tre scenari è stato utilizzato come metrica di calcolo delle performance dei dirigenti?

E soprattutto quei tre scenari potrebbero rappresentare “forti motivazioni” per edulcorare i bilanci?

Un ultimo particolare: uno studio di qualche anno fa pubblicato sul Journal of Accounting and economics dell’Harvard Business School  intitolato “Towards and Understanding of the role of standards setters in standard settings” indica una spiegazione della scelta del fair value come criterio di calcolo delle poste di bilancio delle banche.

Lo studio si sofferma su tutti  i membri del Financial Accounting Standards Board (FASB), l’organo che ha fissato gli standard dei principi contabili, fin dalla sua introduzione nel 1973.

E sapete cosa si è scoperto?

Il 25% circa dei professionisti che proponevano l’utilizzo di metodi legati al fair value  erano appartenuti al settore dei servizi finanziari.

Questo significa forse che il processo di selezione dei membri del FASB è stato fuorviato dai loro interessi particolari in ambito finanziario?

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Pediluvio contro raffreddore e influenza

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Oli essenziali: “Prepariamo sale per il pediluvio, è un rimedio naturale contro raffreddamento e sintomi influenzali. Gli oli essenziali che usiamo hanno un effetto anti-infiammatorio, migliorano la circolazione sanguigna e hanno effetto contro le varie malattie virali.” Cosa serve:

  • Sale marino integrale;
  • Sale dell’Himalaya;
  • Bicarbonato di sodio;
  • OE di Rosmarino;
  • OE di Cipresso;
  • OE di Menta piperita;
  • Miscela Thieves;
  • Barattolo di vetro.
Fonte: Oli essenziali

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La rivoluzione olistica della chimica verde

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 08:00

Abbiamo già avuto occasione di raccontare cosa si intenda quando si parla di “chimica verde”: si entra nel mondo delle soluzioni ecologiche, sostenibili ed ecocompatibili di tutti quei processi industriali che sfruttano le energie fossili non rinnovabili o prodotti di sintesi dannosi per le specie viventi e l’ambiente.

La chimica verde NON si occupa dell’industria alimentare per quanto riguarda il prodotto finale ma entra nel merito della produzione, per esempio dei fertilizzanti, fitofarmaci ecc.

Ormai da anni abbiamo preso confidenza con articoli monouso, come piatti e posate, prodotti in MaterBi, una bioplastica biodegradabile e compostabile, brevettata dalla Novamont, con cui si realizzano prodotti a basso impatto ambientale per la vita di tutti i giorni.

Con il mais si realizzano anche i CD: da una cooperazione tra Mitsui Chemicals Inc. e Cargill-Dow, LLc, Sanyo nel 2003 è stato realizzato il primo CD in bioplastica utilizzando il mais come materia prima per produrre l’acido polilattico con cui è realizzato il CD. Per fare un CD bastano 85 semi di mais, da una pannocchia intera si ricavano 10 CD. Sarebbe sufficiente lo 0,1% della produzione annuale per realizzare 10 miliardi di dischi.

La sostenibilità della “chimica verde” trova un suo punto di forza non solo nel prodotto finito ma ovviamente anche nel processo di produzione del bene. Dal momento che la materia prima è costituita da prodotti di derivazione agricola, è fondamentale che le fonti primarie e rinnovabili non vengano utilizzate a un ritmo più veloce rispetto al tempo necessario alla loro rigenerazione o che non si arrivi alla iperproduzione di un vegetale in monocultura: si pensi ad esempio alla coltivazione dei vegetali destinati alla produzione dei biocarburanti. Un tale comportamento comporterebbe danni enormi all’ecosistema di intere zone del pianeta.
Per questo motivo vengono privilegiate quelle soluzioni che permettono di sfruttare materiali di scarto: un ottimo esempio di economia circolare e applicazione della chimica verde è costituito dalla produzione di biogas.

Campi di applicazione della chimica verde nell’economia circolare moderna I farmaci

Gli impianti farmaceutici generano da 25 a 100 kg di rifiuti per ogni chilogrammo di prodotto (come si legge nell’articolo di Nature “It’s not easy being green” di Katharine Sanderson)
Il rapporto è noto come fattore ambientale o “E-factor” (massa degli scarti di una reazione diviso per la massa del prodotto desiderato, entrambe espresse in chilogrammi. Tanto inferiore è il valore di questo fattore, tanto migliore è la performance ambientale della reazione studiata).
E proprio le industrie farmaceutiche sono state tra le prime a studiare il modo per produrre con meno impatto ambientale.

Il Viagra prodotto dalla Pfizer aveva un E-factor di 105. Riesaminando ogni fase della sintesi del farmaco i ricercatori hanno sostituito tutti i solventi clorurati con alternative meno tossiche e poi hanno introdotto misure per recuperare e riutilizzare questi solventi. Hanno eliminato la necessità di utilizzare il perossido di idrogeno, che può causare ustioni. Inoltre, hanno eliminato l’ossalil cloruro, un reagente che produce acido cloridrico e costituisce pertanto un problema di sicurezza. Alla fine, i ricercatori di Pfizer hanno portato l’E-factor del Viagra a 8.

La stessa Pfizer ha ridotto l’E-factor anche di un anticonvulsivante (da 86 a 9), ha apportato miglioramenti simili a un antidepressivo e a un anti-infiammatorio non steroideo. “Questi tre prodotti hanno eliminato oltre mezzo milione di tonnellate di rifiuti chimici”, afferma Dunn, leader del team che produce il Viagra.

I farmaci sono spesso prodotti mediante reazioni di sintesi a più stadi, invece che in reazioni semplici dove il reagente A reagisce col reagente B per creare il farmaco. Nei vari stadi si perdono materiali, solventi, energia. Ecco che diventa importante ridurre questi scarti riducendo le varie fasi di lavorazione. Questo è avvenuto per l’antidolorifico ibuprofene, che inizialmente veniva prodotto in una sintesi di 6 passaggi e che una via più efficiente ha ridotto a 3.

Bioraffinerie

La parola sembra quasi una contraddizione in termini: il “bio” con la “raffineria” come si concilia?
Moltissimo a dire il vero.
La ricerca sui biocarburanti richiede l’utilizzo delle bioraffinerie.
Una serie di studi, soprattutto europei, prevedono la possibilità di trasformare o affiancare alle raffinerie esistenti o in disuso la produzione di combustibili da fonti rinnovabili. Le bioraffinerie sono industrie che integrano processi e attrezzature di conversione della biomassa per produrre combustibili o additivi per combustibili ma anche energia, calore e sostanze chimiche ad alto valore aggiunto.

Più di 10 anni fa si cominciava a parlare dell’utilizzo dell’olio di colza per far funzionare le automobili. Al tempo la flotta di autoveicoli diesel di molti Comuni della Romagna era alimentata con questo olio e l’aria sapeva di patatine fritte.

La ricerca è proseguita e oggi per i combustibili oltre che oli vegetali si utilizzano anche quelli di frittura esausti: in commercio si trovano biocarburanti che contengono fino al 15% di componente rinnovabile. Riuscire ad aumentare ulteriormente – e di molto – questa percentuale permetterà di abbassare il livello di CO2 nell’aria, promuoverà l’economia circolare e ridurrà le emissioni di gas serra. Il tutto senza cambiare il motore della nostra auto. Utopia? No, di certo, in pratica è già possibile.
Anche se si parla di combustibili l’integrazione con il territorio è molto importante. Nel Cluster Tecnologico Nazionale della Chimica Verde uno dei quattro progetti strategici di ricerca riguarda proprio la realizzazione di una bioraffineria che parte dall’identificazione di aree non di interesse agricolo e dallo studio delle culture no-food, così da ottenere biomassa attraverso processi tecnologici sostenibili.

Concludendo

Insomma, la chimica verde si occupa di tutti gli aspetti di un prodotto di sintesi chiedendosi da dove arrivano i materiali di cui si compone, quanto è costato in termini energetici e ambientali produrli e come ridurre questi costi. Si chiede se i materiali possono essere realizzati da fonti rinnovabili, se si generano sottoprodotti tossici e se quindi se ne può evitare la produzione, e quanti scarti permangono al termine del processo; infine, ultimo ma non ultimo, se sia efficiente sotto il profilo energetico.

Fonti:
http://materbi.com/
http://www.liceoartisticofoppa.it/uploads/scuola21/scuola3/fase2/Chimica/1_ChimicaVerde.pdf
http://www.nature.com/news/2011/110104/full/469018a.html
http://orizzontenergia.it/news.php?id_news=3721
http://www.peopleforplanet.it/biogas-economia-circolare-360-gradi/
http://www.scienzainrete.it/contenuto/partner/chimica-verde
http://lem.ch.unito.it/didattica/infochimica/2006_pesticidi/green/index.html
https://www.eni.com/it_IT/attivita/mid-downstream/bioraffineria.page

Covid-19, un vaccino? Gli italiani non lo vogliono

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 06:45

Perché non farebbe il vaccino a covid-19? “Sono contrario ai vaccini in genere”, questa la risposta a un ampio sondaggio a tema coronavirus condotto il mese scorso, ma ripreso oggi su Twitter dalla parlamentare PD Alessia Morani, che ha posto l’attenzione su questa risposta e sulla percentuale di consensi che ha raggiunto. Solo in Russia c’è altrettanto scetticismo di fronte a uno dei grandi traguardi della medicina e dell’evoluzione umana in generale.

Nel sondaggio realizzato da World Economic Forum e Ipsos solo il 67% è pronto ad assumere un farmaco anti-Covid. Tra le ragioni appunto la paura degli effetti collaterali e la diffidenza verso gli scienziati.

Il sondaggio è stato condotto a livello internazionale, e ha messo a confronto diversi Paesi europei ed extra-europei. “Abbiamo un gigantesco problema di cultura scientifica nel nostro Paese”, commenta Morani. Situazione opposta in Asia, ma anche in Spagna e in Brasile, dove invece la fiducia nei vaccini è molto elevata.

“Non ho tempo” e “Non sono un soggetto a rischio”

Tra chi dice che non si vaccinerà contro covid-19 in Italia, il premio simpatia va però a chi ha risposto “non ho tempo”, un 2% di italiani che riescono a farci sorridere anche su un tema così serio. La motivazione anti vaccinale più scelta, e anche più giustificabile, è stata comunque “mi preoccupano gli effetti collaterali”, selezionata dal 56% di chi afferma che non si vaccinerebbe. Per il 30%, come detto, vale un bel “sono contrario ai vaccini in generale”. Per il 28%: “non penso che sarà efficace”. Il 7% è convinto che “non sono soggetto a rischio” sia il pensiero più razionale e un 13% vira su “altro”.

I governi cambino le cose

Il sondaggio è stato commissionato dal World Economic Forum, e realizzato su quasi 20mila persone di 27 Paesi diversi. “Il 26% di persone che non intende vaccinarsi (la media mondiale, ndr) è una percentuale sufficiente a compromettere l’efficacia di una campagna vaccinale”, ha commentato Arnaud Bernahaert del World economic forum. “È pertanto cruciale che i governi e il settore privato si uniscano per rafforzare la fiducia e assicurare che la capacità produttiva faccia fronte alle necessità di una campagna vaccinale globale”.

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Covid: balzo dei casi in Lombardia. Record in Russia | Facebook in campo contro i No Vax | Conte: “Lockdown a Natale?”

People For Planet - Gio, 10/15/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Balzo dei nuovi casi in Lombardia: sono 1844. A Milano città i positivi sono più di 500;

Il Giornale: Più di sei dentro casa? Ecco cosa rischia ora chi non rispetta le regole;

Il Manifesto: Record in Russia, Mosca nel ciclone. E Putin per ora tace;

Il Mattino: Facebook in campo contro i No Vax;

Il Messaggero: Navalny, Di Maio incontra Lavrov: «Avvelenamento inquietante» E l’Ue prepara sanzioni per la Russia;

Ilsole24ore: Elezioni Usa 2020: i sondaggi, i temi chiave e i settori industriali più vicini ai candidati – Tutti i dati e i grafici – Alla Casa Bianca piace l’«immunità di gregge» – La vittoria di Biden farebbe male a Big Tech?;

Il Fatto Quotidiano: Nei Paesi Bassi “il sistema sanitario è in crisi. Mancano personale e letti”. Catalogna chiude bar e ristoranti. Irlanda del Nord anche scuole;

La Repubblica: Conte: “Lockdown a Natale? Non faccio previsioni, dipenderà dagli italiani. Il governo da solo non può risolvere il problema”;

Leggo: Pamela Mastropietro, il Pg conferma l’ergastolo per Oseghale senza attenuanti: «Un furto di felicità»;

Tgcom24: Marche, niente “premio Covid” a infermieri e medici | Sì ai dirigenti…;

Da Bassora a Genova

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 21:00

Torniamo all’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova per conoscere il piccolo Hussam, di Bassora, in Iraq.
Nel video interviste a Paolo Petralia, Direttore Generale Istituto Scientifico Giannina Gaslini, Carlo Dufour, Direttore Polo Ematologia e Trapianto Istituto Giannina Gaslini, Stefano Avanzini, Chirurgo Pediatra.

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Guarda qui la prima parte

Jacopo Fo presenta il V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 19:30

Dalla Sala Borsa a Bologna

Jacopo Fo – Presidente del Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili

Jacopo Fo presenta il V Festival dell'Outsider Art e dell'Arte Irregolare dalla Sala Borsa a Bologna

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020

Covid-19, quasi 2mila bar e ristoranti controllati

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 15:00

Stretta su bar e ristoranti. Nell’ambito dell’attuale emergenza sanitaria, il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ha rafforzato i controlli in materia di attuazione delle misure di contenimento al fine di prevenire la diffusione epidemica da covid-19 realizzando, in condivisione con il Ministero della Salute, uno specifico servizio di controllo in campo nazionale alle strutture di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande.

Gli interventi sono stati eseguiti dai 38 NAS, in stretta collaborazione con i reparti territoriali dell’Arma, presso 1.898 esercizi di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, come ristoranti, pizzerie, trattorie, fast-food, pub, birrerie e bar, prediligendo i locali collocati in aree ad elevata frequentazione giovanile e ricreativa, specie in orari serali e notturni.

Fioccano multe per l’assenza di mascherine.

Il servizio straordinario, nella sua prima settimana di esecuzione, ha consentito di fornire una preliminare valutazione circa l’attuale livello di osservanza delle misure di contenimento da parte degli esercizi aperti al pubblico: nel corso dei controlli sono state contestate 351 violazioni alle citate disposizioni, con particolare riferimento al mancato uso delle mascherine di protezione facciale (43%) e nell’assenza di informazioni e cartellonistica relativa alle cautele da adottare da parte della clientela (13%).

Bar e ristoranti con tavoli troppo vicini.

Ulteriori violazioni hanno interessato nel 9% la distanza insufficiente fra tavoli, nel 9% il mancato distanziamento sociale tra le persone, nell’8% l’assenza di prodotti igienizzanti all’interno o all’ingresso dei locali nonchè l’omessa attuazione delle corrette e periodiche procedure di pulizia e sanificazione degli ambienti (3%).

Ulteriori inosservanze, pari al 15%, hanno riguardato altri obblighi previsti sia da normative nazionali che regionali e locali, oggetto di autonome ordinanze, relative ad esempio alla segnaletica orizzontale sui percorsi da seguire, omessa registrazione avventori e la misurazione della temperatura corporea.

Multe e chiusure anche per la preparazione dei pasti.

Contestualmente, sono state oggetto di controllo anche le fasi di preparazione, detenzione e vendita di alimenti con contestazione di 30 sanzioni penali e 310 amministrative per violazioni alle norme igienico-sanitarie che hanno altresì determinato il sequestro di kg. 4.077 di alimenti irregolari, per un valore di 59.000 euro, e la chiusura/sospensione dell’attività di 49 locali / strutture.

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Covid-19, resta attivo fino a 28 giorni sul telefono

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 13:00

Secondo la National Science Agency australiana, il coronavirus può rimanere attivo fino a 28 giorni sulle superfici degli smartphone. Nelle stesse condizioni, secondo lo studio, il virus dell’influenza rimane infettivo per 17 giorni. Un tipo di superficie particolarmente accogliente dunque, ma soprattutto per il virus che causa il covid-19.

La ricerca mostra come il SARS-CoV-2 sia “estremamente robusto” rispetto ad altri virus. “Questi risultati dicono che il coronavirus può rimanere infettivo per periodi di tempo significativamente più lunghi di quanto generalmente considerato possibile”, hanno commentato i ricercatori, e dimostra l’importanza di pulire e disinfettare i telefoni, come e più spesso delle altre superfici.

Lo studio è stato condotto in laboratorio, su superfici mantenute a temperatura costante di 20 gradi centigradi, e al buio (i raggi UV indeboliscono il virus). Ad ogni modo, la forza del coronavirus si è palesata a confronto con l’altro virus. E considerato il numero di volte in cui ogni giorno tocchiamo il telefono è chiaro che questo può essere un veicolo di contagio.

Anche se i ricercatori del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) hanno recentemente minimizzato il rischio di trasmissione del coronavirus dalle superfici, e dato importanza soprattutto “alla diffusione del coronavirus tramite le goccioline respiratorie che circolano soprattutto in “spazi poco ventilati o chiusi” è comunque una precauzione sensata pulire spesso i nostri telefoni. Basta una semplice soluzione alcolica al 65/70% con cui passare il device e stare un po’ più tranquilli.

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People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 09:15

Un’estate danzereccia, goduriosa, senza tamponi per la stragrande dei turisti arrivati dall’estero, anche dalle zone a rischio. Ma soprattutto un’estate durante la quale non ci si è adeguatamente preparati a una seconda ondata più volte annunciata. Mancano i medici di base, mancano gli anestesisti, mancano i tamponi, manca un piano pubblico dei trasporti che riduca la capienza senza creare deficit alle aziende né disagio ai passeggeri. E quando tutto manca, non rimane che appellarsi, ancora una volta, alla responsabilità dei cittadini.

Medicina territoriale in affanno

A Ciserano, i 1.700 pazienti del dottor Antonino Buttafuoco, morto a marzo a causa del Covid-19, si apprestano ad affrontare la seconda stagione invernale senza, ancora, un medico di base, senza, nemmeno, un sostituto, anche provvisorio. Ad Arzago i medici di base sono soltanto precari, a Urgnano sono prossimi al pensionamento, altrove i medici ci sono, sì, ma distano anche venti chilometri da casa, perché devono rispondere a carenze strutturali. Accade nella bergamasca, lì dove con il Covid-19 si sarebbe dovuto già imparare a convivere da tempo, dopo il terribile numero di morti che ci sono stati l’inverno scorso. E se da una parte, per far fronte al bisogno di aumentare i tamponi, Governo e Regioni si preparano affinché i test vengano effettuati direttamente dal medico di base, dall’altra, il dubbio, più che legittimo: che fare se il medico di base non c’è, dista 20 chilometri, e dispone di uno studio inadatto, perché troppo piccolo, o non ventilato?

Caos mezzi pubblici

“Durante l’estate si sarebbero dovuti trovare dei rimedi, organizzando il potenziamento delle linee pubbliche. Era evidente che con la ripresa di scuola e attività lavorative, ci saremmo trovati in simili condizioni. Ora è tardi, mancano mezzi e personale”. A dirlo in un articolo riportato dal Messaggero è l’immunologa Antonella Viola, ordinaria di Patologia generale del dipartimento di Scienze Biomediche dell’università di Padova, tra le prime a puntare il dito sui mezzi pubblici, già lo scorso marzo. Che cosa si è fatto? Poco. Sebbene il trasporto locale non sia tornato a 16milioni dello scorso anno, ma, al contrario, abbia registrato un calo che in alcune città tocca il 50% (a dirlo è uno studio condotto da Asstra, l’associazione che riunisce le società di trasporto pubblico locale) non si è ancora fatto abbastanza per svuotare sufficientemente i mezzi di trasporto. Mancano i piani per scaglionare i passeggeri, per esempio, sottoponendo a orari diversi le scuole e gli uffici. E soprattutto, nel nuovo Dpcm in vigore da oggi, 14 ottobre, non c’è menzione al trasporto pubblico.

Mancano i tamponi e quelli rapidi non sono la soluzione

In arrivo 5 milioni di tamponi rapidi per gli istituti scolastici” assicura il Ministro della Sanità Roberto Speranza. Non è niente, ma è ancora troppo poco, specie se si considera che altrove, negli ospedali, ancora manca lo screening periodico dei medici. Inoltre, avverte Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e virologia dell’Università di Padova, ospite alla trasmissione L’aria che tira, “è impensabile affidarsi solo ai tamponi rapidi” perché “hanno percentuale di falsi negativi altissima (30-35%) mentre il tampone molecolare ha una affidabilità assai preferibile. Ma per ovvie ragioni, i tamponi molecolari necessitano oltre che più tempo, più costi, più personale dedicato, più risorse. Tempo, personale dedicato, risorse: tutte cose che, al momento, ancora scarseggiano.

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L’eolico silenzioso che si ispira alle conchiglie e alle tecnologie spaziali

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 08:00

Potrebbe valere persino per specie che tendiamo a considerare “sorde” come le ostriche. Alcuni ricercatori francesi hanno notato che il passaggio di grandi imbarcazioni e attività come il posizionamento di pali o turbine eoliche genererebbe un rumore che le ostriche riescono a percepire sotto forma di vibrazioni. Questi animali quando si sentono in pericolo o in situazioni di stress tendono a chiudere le valve per proteggersi da possibili predatori: la continua percezione di rischio potrebbe portarle a smettere di nutrirsi, a morire di fame o a non riprodursi più.

Al di là dei casi estremi, va sottolineato che, in linea di massima, quando si parla degli effetti negativi prodotti dal rumore delle turbine eoliche, si tende ad usare il condizionale. Nonostante ciò, i ricercatori da anni tentano di individuare possibili soluzioni per rendere le turbine più silenziose.
Windtrust, consorzio europeo che punta a ridurre i costi dell’eolico grazie all’innovazione, tra i risultati presentati recentemente ha menzionato una soluzione che fa capo alla DTU Wind Energy: un pannello seghettato in plastica che, adattato alle pale, agisce sul flusso dell’aria e diminuisce il rumore prodotto dalle turbine.

Una cosa è certa: sia scienziati che produttori di componenti sono alla costante ricerca di vie praticabili per eliminare una volta per tutte il problema del rumore degli aerogeneratori. La belga Micromega Dynamics realizza soluzioni per la riduzione delle vibrazioni in congegni di varia natura e applicazione; per ridurre quelle del generatore presente nelle turbine eoliche si è ispirata alle tecnologie utilizzate in ambito spaziale, in particolare ai telescopi per l’osservazione degli esopianeti. Il segreto sarebbe quello di produrre vibrazioni di uguale potenza ma che puntano in direzione contraria a quelle prodotte dal generatore, in modo da annullarle prima che diventino suono incontrando una superficie.

Non sono soltanto le grandi turbine a produrre rumore. Per questo sono nati prodotti come Liam F1 Urban Wind della olandese Archimedes, una mini turbina da 75 kg per uso residenziale le cui sembianze ricordano volutamente quelle di una conchiglia. Il principio di funzionamento è quello della pompa a vite: dallo scorrimento di un liquido all’interno del congegno viene generata energia cinetica. Meccanismo e forma attutiscono il rumore: la turbina AWM promette di generarne meno di 45 decibel e di essere “bird and bat friendly”, oltre che gradevole esteticamente. Quella con diametro di 1,5 m ha una potenza nominale massima di 1 kW, quella con diametro da 0,75 m una potenza nominale massima di 150 W.

Altri produttori lavorano per minimizzare la quantità di elementi meccanici delle turbine: eolico senza pale significa meno manutenzione e meno rumore. E’ il caso di Saphon Energy. Saphonian è il nome della soluzione dell’azienda tunisina, che ha preso spunto dalle barche a vela: una sorta di vela circolare va infatti a sostituire le tradizionali pale e si muove avanti e indietro invece di ruotare. Si tratta di una soluzione che abbatte notevolmente i costi di produzione di energia, ideale per Paesi in via di sviluppo come l’India. Proprio qui un progetto che prevede l’utilizzo di 50 turbine permetterà la produzione di circa 1 MW di energia. Anche colossi mondiali come Microsoft hanno manifestato il loro interesse a questo progetto.

Fonti:
https://www.newscientist.com/article/2151281-oysters-can-hear-the-ocean-even-though-they-dont-have-ears/
http://revolve.media/windtrust-final-project-results/
https://micromega-dynamics.com/market/wind-turbine/
https://www.thearchimedes.com/products
http://www.saphonenergy.com/site/en/zero-blade-technology.15.html
https://www.reuters.com/video/2017/10/26/solar-car-to-recharge-its-batteries-from?videoId=372823358&videoChannel=6&channelName=Technology

I funghi allucinogeni che trovi nei boschi italiani

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 07:02

Si parla spesso dell’importanze delle api per l’ambiente e l’agricoltura, ma il ruolo dei funghi è ancora ignorato. In realtà i funghi permettono la vita al 90% delle piante, grazie alle reti micorriziche che si creano sottoterra quando le radici di due piante sono “colonizzate” dallo stesso fungo e questo fungo fa da “canale di comunicazione” tra loro, permettendo lo scambio di acqua, carbonio, azoto, nutrienti e mediatori tra le due piante. Anche qui, come per le api, l’agricoltura industriale causa enormi danni alla simbiosi microbica delle piante. Questi funghi, infatti, non si limitano a nutrire le piante, ma le proteggono dalle malattie, tengono compatto il suolo e sono condotti utili al trasporto del carbonio, il cui ruolo è trattenere l’acqua e rendere fertile il suolo. Va da sé che se non si rispettano queste reti servono più antiparassitari e concimi, e il suolo tende più facilmente a franare, a dilavarsi. Ma non finisce qui. Per capire la “magia” dei funghi basti considerare che alcuni ricercatori stanno sfruttando la potenza di queste reti: ad esempio in Giappone, dove vengono utilizzati per progettare reti e algoritmi che migliorano i trasporti. E quel che conosciamo è solo circa il 7% dei funghi presenti sul pianeta.

Perché alcuni funghi sono allucinogeni?

Non lo sappiamo. Forse per confondere i parassiti, ma non abbiamo certezze. Il mondo sotto di noi, e di cui i funghi sono solo una appendice, è ingegnoso e infinitamente vasto come il mondo che vediamo. Fatto sta che in tutti i boschi italiani, anche in pianura, si trovano funghi allucinogeni, di 19 specie diverse. 

Che effetto fa un fungo allucinogeno?

I funghi allucinogeni sono in genere piccoli, rossi o rosati, marrone o marrone chiaro, e si confondono facilmente con alcuni funghi selvatici, più o meno velenosi. Ecco quindi che, se non siamo proprio super esperti, meglio non basarsi sulle fotografie.

I funghi allucinogeni sono la più antica droga dell’umanità. Diverse scoperte archeologiche hanno testimoniato l’uso di questi vegetali nei riti magici o divinatori, in Europa e in America. Per via della cosiddetta “psilocibina e/o psilocina“, sostanze chimiche capaci di modificare l’attività psicologica e mentale, questi funghi possono causare visioni, paranoia, totale perdita del senso della realtà e perfino atti di autolesionismo.

Le 5 varietà più comuni, e i consigli per riconoscerli ed evitarli

1. Mycena pura

La Mycena pura è un fungo di piccolo, rosa o violetto. Ha un caratteristico odore di ravanello e compare nei boschi in autunno sino all’inverno inoltrato. La dimensione del cappello oscilla tra i 2 cm ai 6 cm di diametro e cresce per gran parte dell’anno in ogni tipo di bosco.

2. Psilocybe semilanceata

La Psilocybe semilanceata cresce in autunno in terreni umidi, tra i 1000 e i 2000 metri di altitudine. Ha un gambo lungo e sottile, color bruno-olivastro. Un elemento prezioso per riconoscerlo è il fatto che, pochi minuti dopo esser stato colto, assume una tonalità nettamente bluastra o verdastra nella parte inferiore del gambo.

3. Psilocybe cyanescens

Frequente sull’Aspromonte, in Calabria, ed al Passo Lanciano, in Abruzzo. L’altezza del cappello è di circa 1,5-5 cm, ha un gambo color panna e un cappello marroncino. Le parti che vengono toccate tendono a colorarsi di blu.

4.Gymnopilus spectabilis

È un fungo molto appariscente, color giallo acceso, e può raggiungere dimensioni notevoli. Ha un cappello di 5-20 cm di diametro, un gambo cilindrico e ingrossato al centro. Vive sulle sulle basi dei tronchi e radici di alberi, sia vivi che morti.

5.Amanita muscaria

Questo fungo è molto diffuso in Italia, soprattutto al Nord, ed è il tipico fungo rosso coi puntini bianchi delle favole. Ha un gambo dritto e spesso e presenta molte lamelle. Un esemplare può raggiungere il diametro massimo di 25 cm e un’altezza di 20 cm. Cresce alla fine dell’estate e in autunno nei boschi di conifere e di latifoglie. È un fungo che sarebbe bene anche non toccare, dal momento che è probabilmente uno dei più velenosi in circolazione.

Chi li sfrutta per uccidere…

Ci sono al momento circa 22 brevetti per tecnologie basate sui funghi, inclusi i funghi pesticidi capaci di ingannare gli insetti, farsi mangiare e ucciderli per avvelenamento.

Il giusto mix di funghi può uccidere ogni genere di formica o termite, facendo poi crescere piccoli funghi dai loro corpi, in grado di proteggere l’intero territorio naturalmente e a lungo. Nessun danno all’ambiente (neppure ad altri insetti come le api o alle piante) e con una spesa di pochi centesimi si protegge un vasto spazio per anni: sia esso una casa e il suo giardino, o un campo coltivato. Al contrario, altri funghi fanno da antidoto, e addirittura sono in grado di annullare l’effetto neurotossico di gas micidiali come il gas nervino.

Un fungo è l’essere vivente più grande al mondo

Il piu grande organismo vivente mai scoperto è un fungo ed è stato scoperto in una foresta dell’Oregon. È un fungo che vive sottoterra e si stima che copra quasi 9 km. Dopo averlo analizzato in varie parti gli scienziati hanno confermato che si tratta di un unico organismo.

I funghi buoni. Come raccogliere in modo rispettoso?

Se state pensando a una scampagnata in cerca di funghi buoni, ci sono poche regole da ricordare. Se li troviamo, non prendiamoli tutti: lasciamone un po’, in modo che possano crescere ancora. Quando li preleviamo, poi, facciamo massima attenzione a non danneggiare le reti sotterranee mentre scaviamo nel terreno.

Milano: apre il primo cannabis social club a scopo terapeutico

Funghi porcini, come cercarli?

Aiuti Covid fermi ai ministeri | Quota 41 per i lavoratori fragili | Vaticano: arrestata la donna dell’inchiesta Becciu

People For Planet - Mer, 10/14/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Zaia: «Ecco come organizzare la didattica a distanza per prevenire stop totali»;

Il Giornale: “La regola dei 6 ospiti a casa non ha evidenza scientifica” ;

Il Manifesto: L’uguaglianza di genere, una questione democratica ma anche di crescita economica;

Il Mattino: Pensioni, quota 41 per i lavoratori fragili: le categorie interessate;

Il Messaggero: Mancano due decreti su tre: aiuti Covid fermi ai ministeri ;

Ilsole24ore: UniCredit, l’ex ministro Padoan cooptato nel Cda: sarà presidente. Si dimetterà da deputato – La banca accelera la scissione delle attività estere;

Il Fatto Quotidiano: MONDO – Covid, lockdown parziale in Olanda: chiusi bar, caffè e ristoranti. In Gran Bretagna record di morti da giugno: 143. Francia, 13mila contagi;

La Repubblica: Il rebus del trasporto pubblico. Le aziende: “Se sarà ridotta capienza, a piedi in 275mila”;

Leggo: Cadavere trovato murato in un appartamento, il killer confessa: «Il mandante è la sua ex derubata e abbandonata»;

Tgcom24: Vaticano: arrestata Cecilia Marogna, la donna dell’inchiesta Becciu;

Il prosecco biologico senza pesticidi

People For Planet - Mar, 10/13/2020 - 19:00

Dal 1985 la Perlage Winery di Soligo, Treviso, produce vino prosecco biologico. La loro filosofia è semplice (e rivoluzionaria): pre produrre del buon vino è necessario che terra, aria e acqua che nutrono le piante siano sani e salvaguardati.
L’uva invece, come abbiamo visto anche in questo video, è un settore che utilizza molti prodotti chimici.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

 

“Rider sottopagati, derubati delle mance, puniti.” Uber Eats accusata di caporalato

People For Planet - Mar, 10/13/2020 - 16:00

Il pm di Milano Paolo Storari ha chiuso le indagini a carico di Uber Italy per caporalato sui rider che effettuano consegne di cibo a domicilio e reati fiscali. Le indagini il 29 maggio avevano portato il Tribunale a disporre, con un provvedimento mai preso prima nei confronti di una piattaforma di consegne a domicilio, il commissariamento di Uber Italy, filiale della multinazionale americana Uber.

3 euro a consegna

I rider, si legge nell’avviso di chiusura indagini, erano “pagati a cottimo 3 euro a consegna” anche nei giorni festivi o in orario notturno, “derubati” delle mance e “puniti”. 

Il pm Paolo Storari scrive tra l’altro che “i rider venivano sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retributivo e di trattamento, come riconosciuto dagli stessi dipendenti Uber”

“Non dire mai abbiamo creato un sistema per disperati”

Tra i 10 indagati figura Gloria Bresciani, in qualità di manager di Uber Italy che, in base alla intercettazioni telefoniche, avrebbe detto a un dipendente Uber Italy “Davanti a un esterno non dire mai più ‘abbiamo creato un sistema per disperati’. Anche se lo pensi, i panni sporchi vanno lavati in casa e non fuori”.

Oltre ai 10 indagati, anche la stessa Uber Italy è indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa e il 22 ottobre dovrà affrontare un’udienza alla Sezione misure di prevenzione.

Le nuove schiavitù da Gig Economy

L’inchiesta sui rider che ha portato al commissariamento di Uber Eats per caporalato ha riaperto il dibattito sulle nuove schiavitù da Gig Economy, “l’economia dei lavoretti”.

Tutti ricordiamo che durante il lockdown le consegne a domicilio sono state inserite tra i servizi essenziali. Adesso le indagini su un colosso del calibro di Uber confermano le testimonianze di migliaia di rider in tutta Italia su condizioni di lavoro insostenibili per mancanza di chiarezza sui compensi, sulle modalità di ingaggio e di “licenziamento”.

In particolare i rider stranieri venivano reclutati e assoldati da società subappaltatrici di Uber per fare consegne ma non avevano alcun contatto diretto con la piattaforma, venivano pagati in contanti da un intermediario.

Vecchio e nuovo caporalato

“Al caporalato digitale, con le piattaforme che ti assegnano un punteggio in base alla tua disponibilità e velocità e se vogliono ti bloccano il profilo – ha spiegato al giornale Avvenire Lorenzo Righi di Union Rider Bologna, il primo sindacato autonomo nato anni fa – si aggiunge un caporalato vecchia maniera che colpisce gli immigrati, i più bisognosi anche perché devono mandare le rimesse nel proprio paese, per mantenere le famiglie”. 

Foto di Bruno Patierno

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Film Festival Diritti Umani Lugano

People For Planet - Mar, 10/13/2020 - 14:00

Torna a confermare la propria presenza anche quest’anno il FFDUL Film Festival Diritti Umani Lugano in un’edizione pensata in una forma diffusa ed itinerante all’interno del Cantone, così da portare il cinema in diverse città della Svizzera Italiana oltre a Lugano, storica sede del Festival, garantendo lo svolgimento della manifestazione in totale sicurezza e nel rispetto delle misure preventive anti-contagio.

Film Festival Diritti Umani Lugano 2020

Dopo un periodo che ha forzatamente richiesto l’isolamento personale, il FFDUL ha voluto essere in sala, in presenza; una presenza fisica, pur se necessariamente distanziata, che conduce a una profonda riflessione sul valore del corpo. Il “corpo”, involucro ed espressione delle nostre essenze, diventa simbolo e linea guida nei contenuti dei film proposti. I corpi imprigionati, i corpi in lotta, che fuggono dalle guerre e dalle dittature, i corpi fragili, corpi che non possono esprimere la propria sessualità, corpi del dissenso, i corpi imperfetti, i corpi malati.

Il Festival intende informare e sensibilizzare un pubblico variegato sulle problematiche legate al rispetto dei Diritti Umani, proponendo un forum aperto che metta in evidenza l’universalità e le diverse sfaccettature della tematica. L’obiettivo è quello di sensibilizzare un ampio pubblico attraverso un programma cinematografico di qualità e momenti di approfondimento e discussione, arricchiti da un’importante presenza di ospiti.

E così, a partire da mercoledì 14 ottobre, tanti i temi di estrema attualità che verranno affrontati anche in questa edizione nei 17 film e 2 cortometraggi in rassegna. In apertura a Lugano “Welcome to Chechnya” di David France, uno sguardo attento alla violenza e gravi discriminazioni verso il mondo LGBTQ in Cecenia. Presente in programma anche “Ritorno in apnea” di Anna Maria Selini (Lugano, sabato 17 ottobre) premiere internazionale del film che illustra la tragedia vissuta dalla provincia di Bergamo, tra marzo e aprile del 2020, dove sono morte 6.000 persone a causa del Coronavirus.

Il Festival vedrà la sua conclusione nella storica sede del Cinema Corso, domenica 18 ottobre, con uno dei temi più attuali dei nostri giorni: “I’Am Greta” di Nathan Grossman una profonda riflessione sull’ambiente, film recentemente presentato all’ultima Mostra internazionale del Cinema di Venezia. La serata conclusiva sarà in collaborazione con il Human Rights Film Festival Zürich.

Per scoprire di più sulla programmazione e biglietti:  www.festivaldirittiumani.ch/it/

Covid-19, tutto il mondo si prepara a scovarlo con i cani

People For Planet - Mar, 10/13/2020 - 12:23

Tamponi tamponi tamponi. Servono sempre di più, per ospedali, case di cura, aeroporti, scuole, ma hanno un costo considerevole, tempi di attesa e limiti nell’affidabilità. La risposta arriva ancora una volta dal migliore amico dell’uomo. Cani addestrati a sniffare il coronavirus – con una precisione superiore al tampone: quasi il 100% – sono già da un po’ operativi all’aeroporto di Helsinky, ma tutto il mondo ci sta provando.

Beirut pronta per l’aeroporto

L’Università di Adelaide in Australia sta addestrando cani a questo scopo (tutte le razze sono in grado di farlo) e la ricerca fa parte di uno sforzo internazionale franco-libanese. Studi preliminari hanno mostrato che questa “analisi” è in grado di identificare anche malati asintomatici o malati che non hanno ancora sviluppato sintomi. Basta odorare per meno di 10 secondi il sudore umano. Le forse di sicurezza libanesi stanno addestrando al momento 20 cani a questo scopo, che saranno impiegati nell’aeroporto di Beirut. Se tutto andrà come previsto, gli aeroporti di tutto il mondo ne avranno presto una squadra a disposizione. E non solo per gli aeroporti.

Anche il governo britannico ci lavora, finanziando con  100 miliardi di sterline l’operazione “Moonshoot”. Altri studi al via in Finlandia, Spagna, Germania, Brasile. Mentre in Cile, ad esempio, i cani da covid sono già per le strade.

Ma i cani si contagiano?

È ormai noto che moltissimi animali domestici – tra i quali cani e gatti – possono contrarre il coronavirus. Odorando in cerca di segnali, non potrebbero contagiarsi? Il sistema ha pensato anche a questo.

All’aeroporto finlandese di Helsinki, il progetto pilota finanziato dallo stato prevede che i passeggeri si tamponino la pelle con una salvietta, che viene posta in un bicchiere accanto ad altri contenenti profumi di controllo. Quindi nessun contatto diretto con le persone. Se il cane rileva il virus – e lo mostra guaendo, dando zampate o sdraiandosi – il passeggero esegue un tampone di conferma. Quindi, come spiega un ricercatore del progetto al Guardian, i cani non annusano il virus vero e proprio, ma le sostanze chimiche volatili prodotte come reazione al contagio dal nostro corpo, e rilasciate dall’organismo appunto attraverso il sudore.

In un periodo che va da due a dieci settimane, qualsiasi cane potrebbe diventare un sostegno determinante per la lotta alla pandemia, garantendo allo stesso tempo un notevole risparmio di fondi pubblici. Chissà che anche il nostro Paese non si unisca in questa nuova e promettente strategia.

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Foglie d’autunno all’uncinetto

People For Planet - Mar, 10/13/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Per filo e segno ecco come realizzare delle foglie autunnali per decorare gli ambienti della nostra casa e/o da tenere presente per un‘idea regalo personalissima e originale!

Sbizzarritevi con la scelta dei colori.

Fonte: Per filo e segno

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Più alberi in città: il governo stanzia 30 milioni per la forestazione urbana

People For Planet - Mar, 10/13/2020 - 09:00

Stanchi di città grigie, irrespirabili e sommerse da nubi di smog? Finalmente il sogno di un’Italia più verde e sostenibile diventa un’idea concreta.

Lo scorso 8 ottobre, infatti, la Conferenza unificata delle regioni e comuni ha approvato un norma, inserita all’interno della Legge Clima, per favorire la piantumazione di nuovi alberi sull’intero territorio nazionale. Ben 30 milioni di euro sono stati stanziati per finanziare progetti di forestazione urbana nei prossimi due anni.

Ad annunciarlo è stato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook:

Un albero tutela la biodiversità di un territorio, garantisce la funzionalità degli ecosistemi, contrasta i cambiamenti climatici, migliora la salute e il benessere dei cittadini, ha una funzione di assorbimento e stoccaggio di CO2, migliora la qualità dell’aria, abbassa le temperature urbane e per ultimo, ma non per importanza, rende belle le nostre città.
Per questi motivi nella Legge Clima è stata prevista una norma sulla forestazione urbana. Poche ore fa la Conferenza unificata delle regioni e comuni ha dato l’ok al decreto attuativo che stanzia 30 milioni per finanziare, per due anni, progetti di forestazione urbana
.”

La rivoluzione verde parte dai Comuni

Il punto di partenze del Green New Deal italiano saranno i Comuni, che dovranno fornire “piani dettagliati di gestione che prevedano la piantumazione e anche la gestione e la manutenzione delle aree verdi realizzate per almeno 7 anni, e la sostituzione con nuovi alberi in caso non attecchiscano quelli piantati.”.

Ogni progetto sarà monitorato e ci sarà possibilità di revoca in caso si dovessero presentare delle incongruenze tra l’esecuzione e la progettazione.

La lotta ai cambiamenti climatici inzia dal basso e la ricostruzione delle città in chiave green è il primo, importante passo, per un’Italia più bella, verde e sostenibile.

L’esempio di Milano e il progetto Forestami

Milano ha già iniziato la sua rivoluzione green: negli ultimi tre anni il verde urbano è triplicato nel capoluogo lombardo. Grazie al progetto Forestami, sono state già individuate 253 nuove aree da destinare alla forestazione urbana con l’obiettivo di arrivare a piantare 3 milioni di alberi entro il 2030.

La forestazione del nostro Paese è un passo fondamentale per stabilire quella nuova normalità verde che il post-Covid richiede“, ha dichiarato a luglio il ministro Costa. “Non dobbiamo dimenticare che la grande battaglia contro i cambiamenti climatici e per la qualità dell’aria richiede coraggio, idee innovative e progetti ambiziosi come quello di Forestami. Auspico che il modello di Milano possa essere replicato nel resto d’Italia“.

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Mal di schiena solidale

People For Planet - Mar, 10/13/2020 - 08:00

La ciambella costa infinitamente meno di sedie e poltrone ergonomiche e la puoi portare ovunque!

È ormai opinione condivisa anche negli ambienti scientifici che gran parte (non tutti) i dolori alla schiena abbiano come causa primaria o importante concausa errori posturali: cioè, si sta per troppe ore in posizioni sbagliate.

Un esempio semplice riguarda coloro che passano molto tempo alla scrivania. Stando fermi a lungo si verificano due effetti negativi.

Alcuni muscoli restano contratti per troppo tempo, questa contrazione causa una cattiva circolazione del sangue nei capillari, quindi alla lunga si può verificare un danno per le cellule e quindi infiammazione; inoltre i muscoli contratti possono arrivare a premere sui nervi causando dolori.

Un altro effetto della posizione innaturale è che la pressione lungo la spina dorsale si concentra su alcuni punti delle vertebre, anche qui c’è contrazione, cattiva circolazione e quindi un’infiammazione che provoca dolore.

Ovviamente se hai mal di schiena è essenziale innanzi tutto rivolgersi a un medico specializzato e verificare che non ci siano cause più gravi.

Se il dolore ha come causa solo una posizione scorretta è utile seguire un corso di ginnastica posturale per ritornare a posizioni e movimenti naturali (vi sono tanti metodi molto buoni: per esempio quello Mézières, o Alexander, per citarne due tra i più noti, e i metodi antiginnastica, ecc…).

Ho tratto giovamento anche da una serie di massaggi di un esperto di Osteopatia, particolarmente efficaci per sciogliere le contrazioni.

Attenzione a NON sottoporsi a massaggi dolorosi che possono causare danni aumentando l’infiammazione. Se il massaggio provoca dolore o comunque è troppo forte fa male. E prima di farmi camminare sulla schiena da qualcuno voglio vedere che abbia almeno due lauree. In medicina. Le lauree in letteratura romanza non valgono.

Ovviamente la ginnastica serve a poco se poi passi ore a una scrivania, perché comunque tendi a restare immobile e quindi metti sotto stress alcuni punti delle vertebre e crei ipercontrazioni muscolari.

Da una trentina d’anni sono in commercio sedie e poltrone geniali che hanno la caratteristica di essere elastiche. Questa elasticità fa sì che ogni minima variazione della posizione delle braccia o della testa si trasmetta alla sedia che la amplifica. In questo modo ci si trova a dover riequilibrare il movimento della sedia per restare in equilibrio e quindi si modifica leggermente la posizione degli anelli della spina dorsale, evitando così contratture e la pressione eccessiva sempre sugli stessi punti di contatto.

Lo stesso effetto si ottiene con grandi palloni di gomma resistente al peso, che costano un po’ meno delle sedie ergonomiche.

Io ho sperimentato diverse soluzioni di seduta e alla fine ho optato per un cuscino a ciambella, non troppo gonfio, che mi dà grande beneficio al costo di 15/20 euro.

Inoltre me lo posso portare ovunque, gonfiato, dentro una borsa di tessuto leggero con i manici di corda. E all’occorrenza funziona pure da borsa.

Ho avuto grandissimi benefici anche dalla pratica di stendersi e muovere la spina dorsale in tutte le direzioni possibili ma solo di un paio di centimetri e (qui sta il bello) IL PIU’ LENTAMENTE POSSIBILE.

E per lentamente intendo proprio molto lentamente. Il più lentamente possibile.

Il movimento rallentato è una tecnica scoperta dai cinesi almeno 3mila anni fa.

Da questa scoperta è nato il Tai Chi, che in occidente si pratica spesso lentamente ma non troppo, disponendosi in posizioni codificate.

In Cina però ho visto alcuni anziani praticarlo molto più piano.

Questo perché cercando di muoversi alla velocità della lumaca pigra si ottiene il rilassamento della muscolatura profonda, detta anche emotiva o non razionale.

Il cervello, cercando di realizzare un movimento lentissimo, è costretto a chiedere ai muscoli che sono contratti di rilassarsi.

Si può praticare questa ginnastica anche senza conoscere i movimenti codificati dal Tai Chi. Movimenti di pochi centimetri, lentissimi, sono di per sé molto efficaci.

E te ne rendi conto subito perché la spina dorsale dopo alcuni minuti, si riscalda per l’effetto del rilassamento che fa aumentare la circolazione del sangue lungo i capillari.

L’altro vantaggio di questa ginnastica è che può essere praticata anche solo per pochi minuti. E una volta che, grazie al movimento lento, hai imparato a muovere tutti i muscoli, anche quelli che non sai di avere, poi tendi spontaneamente a muoverli sempre lì, che è super benefico. Inoltre questa ginnastica la puoi fare ovunque, anche in piedi o su una sedia, e se ti muovi poco e molto piano nessuno si accorge che stai facendo ginnastica.

Molto benefici sono poi stati bagni in piscine a 34 gradi, con questa temperatura si può restare immersi a lungo senza sentire freddo.

Il metodo migliore che ho sperimentato è quello di stendersi nell’acqua con cuscini pieni d’aria sotto la nuca e sotto le ginocchia o le caviglie. Ci sono in commercio vari tipi di galleggianti fatti apposta ma due o tre salvagenti per bambini, di quelli classici da mare, a ciambella, un po’ sgonfi, possono andare benissimo e costano pochi euro.

Ci si stende sull’acqua, sostenuti dai galleggianti e semplicemente ci si rilassa. Il movimento che si produce respirando trasmette movimenti piccoli e lenti alla spina dorsale con uno straordinario effetto rilassante sulla muscolatura.

Ottimo poi se una persona ti trascina sull’acqua lentamente compiendo movimenti a “S”, si ottiene così una leggera mobilitazione delle vertebre e quindi tonificazione e rilassamento. Ed è veramente gradevole e ipnotico, vai in trance piacevole!

Sempre in acqua calda ci si può mettere in piedi, accovacciati o in ginocchio (a seconda della profondità della piscina), immersi nell’acqua fino al mento, in modo tale che respirando l’aria che entra nei polmoni aumenti il galleggiamento del busto. In questo modo è il galleggiamento aumentato che genera un effetto di lieve e delicato allungamento della spina dorsale. Piacevole!

Se hai sperimentato altri metodi per arginare il mal di schiena pubblica il tuo contributo nello spazio dei commenti a questo articolo. Socializziamo le conoscenze migliori!

Grazie!