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Prorogato lo stato di emergenza fino a gennaio | Addio Mirko, il bambino degli spot di Zalone | Atac, la truffa dei finti certificati

People For Planet - Ven, 10/02/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il governo proroga lo stato di emergenza fino a gennaio. Speranza: avremo altri 8 mesi duri;

Il Giornale: Pensioni, in arrivo gli arretrati. Pronti assegni da 2.000 euro;

Il Manifesto: Trump si appella ai suprematisti, Biden agli elettori indecisi;

Il Mattino: ​Addio Mirko, il bambino degli spot di Zalone;

Il Messaggero: Atac, la truffa dei finti certificati per restare a casa: «Non li scrive un medico» Il giallo del timbro di un pediatra arabo;

Ilsole24ore: Brexit, la Ue avvia azione legale contro Londra. L’Irlanda: si rispetti accordo di recesso – Perché il Congresso Usa sconfesserà Boris Johnson sulla Brexit;

Il Fatto Quotidiano: Atlantia scrive a Consob e Ue: “Patuanelli e De Micheli hanno fatto crollare il titolo in Borsa. Falso che non rispettiamo accordo di luglio”;

La Repubblica: Parigi, boom di contagi: verso la chiusura di bar e ristoranti;

Leggo: Meteo, nuova ondata di maltempo: allerta rossa in Veneto e arancione in altre 4 regioni;

Tgcom24: Lgbt, terapia ormonale gratis per le persone trans;

La mia chitarra è una scopa

People For Planet - Gio, 10/01/2020 - 17:00

Capone & BungtBangt è un gruppo musicale campano nato nel 1999. Hanno la particolarità di suonare strumenti autocostruiti utilizzando materiali riciclati. People for Planet è andato a conoscerli.

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Per maggiori informazioni http://www.caponebungtbangt.com/

Tumulazione del feto: in Italia la libertà è individuale se non sei donna

People For Planet - Gio, 10/01/2020 - 16:13

Una cosa folle, barbara, violenta. A sollevare il caso con un post via Facebook, ben presto virale, con oltre 10.000 condivisioni, è stata Marta, una donna che ha denunciato ciò che è capita a lei, a sua insaputa, e che può capitare a qualunque altra donna: può capitare che in Italia, anno domini 2020, una donna abortisca e il suo feto venga prelevato dall’ospedale, trasportato in cimitero e seppellito con rito religioso, sotto una croce che riporta il nome e il cognome della madre insieme alla data dell’aborto. Marta vive a Roma, e sul sito di Ama cimiteri capitolini esiste una sezione dedicata al progetto del “giardino degli angeli”, istituito nel 2012. Il dibattito sollevato dalla giovane donna non intacca, ovviamente, il diritto di tutte le donne che nella tumulazione del feto trovano un conforto, un aiuto nell’elaborazione di un’esperienza che può coincidere in tutto e per tutto con quella di un lutto, né, altrettanto ovviamente, c’è spazio per il benché minimo giudizio sulla decisione, quale che sia, di una donna che abortisce per volontà o cause naturali nei confronti di una parte del proprio corpo, il feto. Sul tavolo c’è piuttosto il tema della libera scelta, che in un paese democratico e liberale come l’Italia è individuale individuale, sì, se non sei donna. Perché se sei donna la l’arbitrio diventa esercizio (anche) collettivo, e non più solo individuale. Un arbitrio mezzo libero e mezzo no.

Approfittando di un vuoto legislativo, negli anni ogni Regione ha sostanzialmente deciso e agito in autonomia, sulla base dell’orientamento politico delle giunte che si sono alternate, a riprova di quanto, ancora, in Italia la libertà sia un diritto, sì, ma pur sempre politico, prima che civile. Perciò, se da un lato i commi 2, 3 e 4 dell’art. 7 del D.P.R. 285/90 (Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) stabiliscano che i “prodotti del concepimento” entro la 20 settimana vengono smaltiti come rifiuti sanitari e sepolti solo su richiesta dei familiari, in Lombardia, Campania e Marche, usando un criterio  di riconoscibilità, la sepoltura, da scelta, diventa obbligo.  

Cosa accade, un po’ dappertutto in Italia, se la richiesta di sepoltura non perviene entro le 24 ore da parte della donna o dei familiari che ne fanno le veci? L’Asl procede con lo smaltimento sanitario, oppure, si mette in contatto con le associazioni di volontariato di stampo religioso, che agiscono regolarmente, essendo registrate nel Servizio Sanitario Nazionale e agendo tramite la prassi del “chi per essi” prevista dalla legge. Queste associazioni si recano negli ospedali, prelevano i feti, e ne celebrano i funerali con cerimonie solitamente ristrette, a cui partecipano poche persone al di fuori del prete e dei volontari stessi.

A rendere ancora più oscura la pratica, c’è poi il fatto che la donna spesso non ha idea di ciò che avviene dopo. Mentre generalmente con l’aborto terapeutico o spontaneo le informazioni sono più facili da reperire, non fosse altro perché non ci si scontra con il giudizio dei tanti obiettori di coscienza in corsia (il 68% dei ginecologi è obiettore di coscienza, il 35% degli ospedali con reparti di ginecologia e ostetricia impongono l’obiezione di struttura), nel caso di un’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) il modulo sul consenso informato che deve firmare ogni donna non è lo stesso in tutti i Comuni e in tutte le Regioni, né riporta in maniera trasparente e univoca le informazioni in merito a ciò che la legge chiama “prodotto abortivo”. Perché, come dice il radicale Alessandro Capriccioli, consigliere del Lazio, intervenuto sulla vicenda, “il punto vero di questa gigantesca strategia del dolore, della paura, del disprezzo e del senso di colpa è il tentativo di reprimere, di comprimere, di azzerare la libertà di scelta delle donne“. Una strategia di cui la donna sia consapevole il meno possibile. “Ho assistito in diretta al dramma di questa donna che ha trovato il suo nome sulla tomba”, ha dichiarato l’ex ministra Pd Livia Turco, “credo sia giusto rispettare la dignità dei feti con una sepoltura, ma qui siamo davanti a una umiliazione delle donne, a una colpevolizzazione violenta”. Il dubbio espresso dalla Turco è poi lo stesso nostro: “Succede solo a Roma o anche altrove? Questo è un campanello di allarme, se serve una modifica della legge si intervenga subito“. Intanto, notizia delle ultime ore, il Garante per la protezione dei dati personali ha deciso di aprire un’istruttoria, definendo la vicenda “dolorosissima”.

(In copertina: particolare della “Deposizione” di Michelangelo Merisi da Caravaggio)

Leggi anche: Covid-19: alcuni ospedali hanno sospeso l’aborto

La Salute Mentale è anche stabilità economica

People For Planet - Gio, 10/01/2020 - 15:00

La sentenza della Corte Costituzionale in materia di invalidità è molto importante e, trattandosi di un procedimento giudiziario, è fondamentale la decisione del governo di darvi rapidamente attuazione. Per la salute sono ben noti i “determinanti sociali” della salute e tra questi le povertà, in tutte le forme.

Cercare di prevenirle è fondamentale in tutte le età della vita. Infatti, diversi studi hanno dimostrato una correlazione fra povertà e lo sviluppo del cervello e delle capacità cognitive ed hanno anche evidenziato come una variazione del reddito della famiglia, ad esempio di 350 dollari al mese, può avere effetti molto importanti sullo sviluppo del cervello e sulla salute del bambino. Quindi, nell’ambito di un approccio biopsicosociale, credo che il tema debba essere affrontato con molta attenzione e con una pluralità di strumenti fruibili: reddito di cittadinanza, Budget di salute, pensioni di invalidità ed altri.

Ad esempio il reddito universale che va visto in un’ottica di comunità per superare il concetto di “servizi a domanda individuale” per riconoscerli invece come diritti individuali di cittadinanza ad alta valenza sociale.
Un investimento per le persone sempre inserite nella comunità, al servizio di percorsi di abilitazione e di recovery costruiti su misura con la persona, in grado di superare processi dolorosi di invalidazione, emarginazione, abbandono e stigmatizzazione.

Per questo un altro segnale positivo è l’approvazione del Budget di Salute nel “decreto Rilancio” del 16 luglio scorso.

Occorre farlo diventare prassi e a fronte dei prossimi finanziamenti europei, la comune sfida sta nella capacità di far valere le ragioni della salute mentale delle persone, di tutte le persone.
Nel caso della salute mentale l’apporto degli utenti è sempre più fondamentale e ad essi vanno riconosciuti diritti e doveri al pari di tutti gli altri cittadini: una persona sempre parte della comunità, portatrice di bisogni e risorse. Non si tratta solo di questioni di principio ma di operare nelle pratiche prestando un’ altissima attenzione alle condizioni reali di vita: condizioni alloggiative, reddito, formazione lavoro, relazioni, cultura.

Redditi molto modesti spesso al di sotto del “minimo vitale”, povertà di ogni genere, assenza di lavoro compromettono gravemente la salute mentale e il benessere sociale e la possibilità di vivere dignitosamente nella comunità. Occorrono quindi risorse non solo per i servizi di cura ed in particolare operatori, ma per dare realizzazione ai diritti e ampliare la rete delle opportunità. Persone come fine e valore e non come carico, “peso”, in grado di dare senso al tempo come lavoratori magari atipici ma adeguatamente retribuiti come cittadini filosofi, cantori, persone dedite all’arte, alla poesia o alla meditazione, alla cura della natura e delle relazioni di vicinato in un diverso rapporto con l’essenza della vita e del mondo. Si produce così un valore per la comunità e il suo benessere ma anche un allargamento dei concetti di realtà e produttività. Un percorso che deve prevedere un protagonismo degli utenti e delle loro associazioni, delle forme di automutuoaiuto, di competenze per esperienza, nella facilitazione sociale e nel ricreare il tessuto sociale di prossimità.

Non si tratta di spese ma di investimenti per superare lo stereotipo del malato mentale, incapace, irresponsabile, incurabile, inguaribile, improduttivo da sottoporre sempre a tutela da parte di qualcuno (lo psichiatra) che deve in un qualche modo sempre rispondere dei comportamenti di un’altra persona con un impropria attribuzione della posizione di garanzia ma persona attiva, capace di lavori diversi magari articolati in tempi, spazi e modi nuovi, finora impensabili, come per altro avvenuto anche la pandemia.

Per approfondire: “Diritti, Libertà, Servizi (verso una conferenza nazionale) per la Salute Mentale. Roma, 11 e 12 maggio 2018”

Covid-19, lo Stato di emergenza sarà prorogato

People For Planet - Gio, 10/01/2020 - 10:51

Sarà probabilmente prorogato al 31 gennaio, su richiesta del Comitato Tecnico Scientifico, lo stato di emergenza per il Covid-19 attualmente previsto fino al 15 ottobre. La richiesta parte dalla considerazione dell’andamento del contagio in Italia e anche nei Paesi vicini, dalla Francia alla Spagna alla Gran Bretagna. A fine gennaio festeggeremo così un anno esatto e consecutivo di stato emergenziale. La conferma dovrebbe arrivare la prossima settimana da parte dell’esecutivo, poi la richiesta passerebbe al Parlamento.

Tornano i Dpcm

Lo stato di emergenza consente leggi lampo, agendo in deroga al Parlamento con i Dpcm (Decreti della presidenza del Consiglio dei ministri) e ordinanze del ministro per la Salute. Inoltre, lo stato d’emergenza rende possibile lo smart working ai dipendenti pubblici e privati.

Maggiore accentramento dei poteri

In stato d’emergenza, le Regioni possono continuare a firmare ordinanze, ma devono consegnare le linee guida al governo, che fa da cabina di regia.

Lo stato d’emergenza consente poi di prendere provvedimenti in grado di restringere l’ingresso nel Paese da parte di cittadini di altri Stati, contrario normalmente alla normativa Shengen.

Covid-19, “Portare la mascherina può aumentare le difese come un mini-vaccino”

Scuola, Milano: mio figlio è in isolamento


Quali piante e come potarle in autunno? In giardino e balcone

People For Planet - Gio, 10/01/2020 - 10:00

Siete sicuri di sapere quali piante del terrazzo e del giardino potete potare in questi mesi di autunno-inverno? Se non lo sapete, ve lo diciamo noi con il video di Ambrogio Italia!

Ambrogio Italia

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Prendi a pugni il mal di testa

People For Planet - Gio, 10/01/2020 - 08:00

Quando mi fu diagnosticata un’emicrania con aura avevo circa 32 anni e vivevo a Milano.
Un sabato mattina, mentre ero in ufficio, mi accorgo che non vedo più alla destra del mio occhio destro, solo da quell’occhio il mio campo visivo si è ristretto.
Spiacevole… penso a uno sbalzo di pressione, dopo pochi minuti mi accorgo che non riesco più a leggere il giornale, le parole saltano davanti ai miei occhi e durante una telefonata non riesco a dire la parola “tavolo”. A questo punto decido di andare a casa ma salendo in macchina sento di non avere più la sensibilità dei polpastrelli delle mani.
Ok, vado in ospedale… vicino al mio ufficio c’è il Fatebenefratelli, posso andarci a piedi… lì mi fanno un’iniezione di Valium e mi dicono che è una crisi d’ansia perché sono obesa (cerco di spiegare che non è che ieri ero 60 chili e stamattina mi sono svegliata a 110… e quindi un po’ d’ansia sarebbe giustificabile ma non mi danno retta). Mi fanno sedere su una sedia e a me viene un mal di testa da incubo. Quando dopo un’ora mi chiedono come va e rispondo: “Benissimo!” purché mi lascino andare via di lì. Arrivata a casa passo due giorni che non so neanche chi sono… un dolore incredibile.

Il mio medico di base insinua che potrebbe esserci qualcosa che preme sul nervo ottico e quando gli chiedo cosa potrebbe premere sul nervo ottico mi guarda con aria rassegnata. Mi piacciono i medici ottimisti.

Faccio le corna al menagramo e scopro per fortuna che nel mio stesso palazzo vive un primario dell’Istituto Neurologico Besta che, saputa la disavventura, mi prescrive una serie di esami.
Dopo tac, elettroencefalogramma, doppler e quant’altro un giovane e gentile medico mi diagnostica una emicrania con aura.
“Lei è un caso da manuale” dice “Praticamente succede che una vena del suo cervello si chiude e prima di arrivare il dolore, che è la vera malattia, lei ha una serie di disturbi neurologici”
“Bene” dico io “La cura?”
“Non c’è” mi risponde serafico “Possiamo solo darle dei farmaci che l’aiutino a superare le crisi”
“E la causa delle crisi?”
“Non ne sappiamo niente” dice sempre più serafico “Speriamo solo di imbroccare in fretta il farmaco che le faccia sentire meno dolore. Deve cercare di fare una vita regolare, andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora, non bere, non fumare, non… questo non la guarirà, perché non si guarisce da questo male ma magari aiuta…”
Fantastico.
Il primo farmaco è quello “giusto” e lo prendo ogni volta che sento arrivare i disturbi ma mi spacca lo stomaco e anche se il dolore è lieve mi sento come dentro a un acquario, le percezioni sono fumose e non riesco a lavorare.
Le crisi arrivano a intervalli irregolari, impossibile pianificare alcunché. A poco più di 30 anni la mia vita non è certo regolare e mi rifiuto che lo sia, accidenti.

A 35 anni mi trasferisco in Umbria, la mia vita cambia radicalmente ma l’emicrania non molla, mi accorgo che arriva quando sono molto stanca, e anche, soprattutto, quando pare a lei… la bastarda.
Poi un bel giorno conosco la dottoressa Maria Ernestina Fabrizio, l’assistente del prof. Vezio Ruggeri dell’Università la Sapienza di Roma. All’università Ruggeri e Fabrizio stanno conducendo uno studio molto interessante sui disturbi dell’alimentazione e riescono a curare con 12 sedute casi di anoressia e bulimia su adolescenti semplicemente attuando modifiche posturali e facendo giochi di visualizzazione: la chiamano “psicofisiologia”.
Mi ci butto a pesce (grasso) e durante una di queste sedute parlo con Maria Ernestina della mia emicrania e lei mi chiede “Che accade durante la crisi, fisicamente?”
“Dicono sia una vena che si stringe” rispondo.
“Bene” ribatte lei “Aprila”
Seeee… come se non ci avessi provato, son mica una pivella della new age, penso, ma quando arriva il male forse mi agito e la visualizzazione della vena che si apre non funziona.
“No, no, niente visualizzazioni” dice Matina “Aprila fisicamente”
“Cioè?”
“Prova a chiudere la mano sinistra a pugno e avvolgi il pungo con la mano destra, stringendola, poi, facendo forza, apri il pugno. Prova un po’ di volte, quando senti che arriva la crisi”
Bah… certo che provare non costa niente… mal che vada c’è sempre il pillolone di scorta.
Pochi giorni dopo, sono al ristorante dell’agriturismo della “Libera Università di Alcatraz” e sento che il mio occhio fa lo scemo, bah, provo. In mezzo al ristorante qualche ospite ha visto una cretina che chiudeva una mano a pugno, la copriva con l’altra e poi apriva il pugno, mettendoci forza.
La crisi non arriva. “Mah”, penso “Sarà stato uno sbalzo di pressione e non l’emicrania”.
La volta dopo idem, e quella dopo ancora niente crisi.
Vuoi vedere che…
Dopo un anno ho smesso di andare in giro giorno e notte con le pillole in tasca e ho anche smesso di fare quel gesto, perché secondo me il mio cervello ha recepito il messaggio, non ne ha più bisogno. La venetta ha capito l’antifona e quando sta per stringersi si ricorda di Maria Ernestina e si riapre subito. Oggi ho 60 anni e non ho più avuto una crisi.
Non son neanche dimagrita… ma questa è un’altra storia.

Racconto sempre questa storia, appena ne ho l’occasione perché spero serva a qualcuno che ha il mio stesso problema. Finora non ho avuto altri riscontri, e forse questa tecnica è servita a me e magari altri hanno trovato altre soluzioni. Che mi raccontate voi?

Morto Quino, il «papà» di Mafalda | Borse, settembre il mese peggiore del 2020 | Cocaina, la regina d’Europa ignorata dall’Ue

People For Planet - Gio, 10/01/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Manovra, deficit aggiuntivo di 22 miliardi Maggioranza divisa su come tagliare le tasse;

Il Giornale: Occhio alla fattura elettronica: cosa cambia dall’1 ottobre;

Il Manifesto: Cocaina, la regina d’Europa ignorata dall’Ue;

Il Mattino: È morto Quino, il «papà» di Mafalda;

Il Messaggero: Napoli, bimbo di 11 anni si uccide. Il biglietto alla madre: «Ho paura dell’uomo nero» Ipotesi sfida social;

Ilsole24ore: Borse, settembre il mese peggiore del 2020 dopo il ko di marzo. Milano -3% con il calo dei titoli oil – L’Europa chiude debole con timori per Covid – A Milano seduta a due facce per Bper – Aspi: Cdm entro 10 giorni, a queste condizioni il Governo procederà alla revoca;

Il Fatto Quotidiano: “Leggi anticorruzione sono efficaci ma processi lenti. L’indipendenza politica dei media resta un problema, manca una legge per prevenire il conflitto d’interessi”;

La Repubblica: Scoperti anticorpi superpotenti contro il coronavirus;

Leggo: Coronavirus e mascherine, perché prima di gettarle è bene tagliare le cordicelle;

Tgcom24: Gb ancora oltre i 7mila casi, Johnson: “Chi non condivide nuove regole, sbaglia” | Spagna, parziale lockdown a Madrid;

Il sesso di qualità nella coppia

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 19:00

La sessualità è una parte importante della vita di ognuno e certamente è una parte fondamentale della vita di coppia. La nostra vita sessuale, come individui singoli, attraversa molti cambiamenti nel corso del tempo, coerentemente con la crescita e la maturità raggiunta.

Ma anche il sesso all’interno di una relazione può essere molto diverso nel tempo. Infatti la sua qualità può variare a seconda della fase di vita in cui si trova la coppia.

Il vissuto emotivo dell’esperienza sessuale in coppia è dato dal prodotto dell’incontro tra due persone, ognuno con il proprio mondo interiore, peculiarità e caratteristiche. Pertanto i cambiamenti qualitativi in ambito sessuale non sono riconducibili unicamente al partner (la sua sensibilità, il carattere, il temperamento, il retaggio culturale, ecc.), ma anche al proprio livello di maturità raggiunto.

La coppia è l’incontro tra due individualità complesse

Infatti nell’arco del nostro sviluppo maturiamo progressivamente; dal punto di vista sessuale si matura una sempre maggiore capacità di stare con sé stessi, con il proprio corpo e con il corpo dell’altro.

Ad esempio se confrontiamo come possono vivere il rapporto sessuale un pre-adolescente, un ventenne e un cinquantenne vedremo che sono esperienze molto diverse tra loro. Non solo grazie allo sviluppo cognitivo raggiunto (che determina le capacità di percepire ed elaborare sensazioni ed emozioni, per poi condividerle con l’altro), ma anche in base alle esperienze vissute fino a quel momento, sessuali e non.

Quando due persone si incontrano sentimentalmente e sessualmente potremmo dire che si incontrano due universi complessi che insieme contribuiscono a crearne un terzo del tutto unico.

Questa dimensione della coppia non rimane immutata nel tempo, bensì è soggetta a cambiamenti. Lungo l’arco di vita della coppia si possono individuare dei momenti particolarmente significativi che ne possono determinare la crisi o lo sviluppo: come ad esempio l’infatuazionel’innamoramento, il consolidarsi come coppia e quindi l’assumersi un vero e proprio impegno d’amore.

Nel corso di queste fasi il modo di fare e di vivere il sesso può variare moltissimo soprattutto in termini di qualità del rapporto sessuale.

Innamoramento e passione

La prima fase di vita di una coppia è quella dell’innamoramento. Mediamente dura dai 3 ai 12 mesi e il sesso è caratterizzato principalmente da passione e curiosità. Sulla base dell’attrazione reciproca la passione può essere anche molto elevata, il corpo avverte impeti irresistibili ad avvicinarsi all’altro, toccarlo e baciarlo.

In questa fase il desiderio sessuale è avvertito in maniera molto intensa a livello viscerale, tanto che per i due innamorati può sembrare impossibile stare lontani. Qui gli ormoni principali sono la serotonina e la dopamina, che rendono la passione focosa, il desiderio si trasforma in una ricerca dell’altro non posticipabile, bensì immediata ed estemporanea.

Quante volte è capitato di vedere per strada, seduti su un motorino o su un muretto o sotto il portone di un palazzo una giovane coppia intenta a baciarsi in maniera appassionata con non poco imbarazzo per i passanti.

Ecco molto probabilmente quella è una coppia nata da poco, immersa nella fase dell’innamoramento in cui vige un egocentrismo narcisistico che permette ai partner di non curarsi di quello che sta accadendo intorno a loro. Anche se piovessero meteoriti, l’unica cosa che conterebbe in quel momento sarebbe la loro passione e il loro amore.

La curiosità aumenta il desiderio sessuale

Altro elemento cardine in questa prima fase è la curiosità. All’inizio i due innamorati sono in realtà due sconosciuti che provano un interesse l’uno per l’altro su base irrazionale e istintiva, l’amore in questo momento si può definire immaturo perché non poggia su una reale conoscenza l’uno dell’altro.

L’amore inizialmente non è materia della consapevolezza e della razionalità, quindi la prima attrazione è su base del tutto istintuale. Ciò che comunemente chiamiamo “colpo di fulmine” è un fenomeno inspiegabile per il cervello logico razionale, in maniera incomprensibile ci si sente profondamente attratti da una persona che nel giro di pochissimo diventa il fulcro di tutto l’interesse, accanto ad essa si avvertano sensazioni profonde mai avvertite prima.

È proprio la poca conoscenza che si ha dell’altro ad alimentare la reciproca curiosità; l’altro ci appare unico nel suo genere e come un mistero da svelare magnetizza l’attenzione. E quindi sale la voglia di ascoltarsi, di chiedere, di sapere sempre di più dell’amante, cosa gli piace, le sue preferenze, quanto zucchero mette nel caffè, se preferisce il mare o la montagna, cosa pensa delle stelle e dei jeans a zampa di elefante.

Continua a leggere l’articolo completo al link: Il sesso di qualità nella coppia

Il tipografo che ha fermato il tempo

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 17:00

Via dell’Anticaglia, Napoli. Se passate a quelle parti fermatevi a visitare il museo di Carmine Cervone, il museo della tipografia più piccolo del mondo, un vero tuffo nel passato e nella Storia.

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Pantone inventa il Rosso Mestruazioni

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 11:30

Pantone ha svelato una nuova tonalità di rosso ispirata al colore delle mestruazioni, con l’intento di normalizzare il tema e privarlo di ogni sfumatura di vergogna o stigma.

L’azienda, nota per la costante ricerca in tema colori e per il più grande sistema al mondo di studio e corrispondenza dei colori, sulla quale si basa il design internazionale, ha spiegato che la nuova tonalità è “un rosso attivo e avventuroso” che vuole “incoraggiare le persone che hanno le mestruazioni a sentirsi orgogliose di ciò che sono”.

Fondi in beneficienza

Pantone ha collaborato con il marchio svedese di prodotti femminili Intimina per ideare il nuovo colore che fa da sfondo alla sua campagna Seen + Heard, che mira a responsabilizzare e incoraggiare le persone, indipendentemente dal sesso, a parlare in modo più dettagliato delle mestruazioni. Intimina ha detto che il colore era una “tonalità di rosso originale che rappresenta un flusso costante”.

Cosa è Pantone

Il sistema Pantone è stato ideato nel 1963 negli Stati Uniti per risolvere il problema della complicata corrispondenza dei colori nel settore della stampa. Il suo omonimo campionario ora ha uno spettro di 2.625 colori e un seguito notevole su Instagram.

Per cosa si impegna

Per evidenziare il fine etico, Intimina ha fatto una donazione ad ActionAid, associazione che lavora con donne e ragazze che vivono in povertà. “Oggi nel mondo milioni di donne e ragazze continuano ad essere ghettizzate in relazione al flusso mestruale. Molte ragazze perdono giorni di scuola, o la abbandonano del tutto all’arrivo del menarca, il che è uno dei motivi per cui così tante donne vivono in povertà per tutta la vita a livello globale. Questa importante campagna contribuirà a cambiare le cose”, ha detto Jillian Popkins, direttrice delle politiche di ActionAid UK.

Le mestruazioni sono ancora un tabù. E il congedo mestruale pure

India: arriva il congendo mestruale per le donne con il ciclo

#TheBigGreenLie, la finta politica ambientale delle aree protette

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 10:46

Ne avevamo già parlato qui, dopo che la più famosa Associazione a difesa della natura è stata condannata in Congo per violazione dei diritti umani, percosse, torture, abusi sessuali, incarcerazioni ai danni degli indigeni Pigmei Baka che vivono nei territori convertiti in parco. 

Il forte sospetto generale è che le nuove frontiere del colonialismo agiscano oggi sotto l’egida dell’ambientalismo conservazionista, distruggendo per interesse economico – detto anche land grabbing – quelle popolazioni che sono da secoli le uniche in grado di difendere le ultime foreste pluviali. Adesso, al prossimo vertice della Convenzione sulla diversità biologica (Convention on Biological Diversity), i leader mondiali prevedono di accordarsi per trasformare il 30% della Terra in “aree protette” entro il 2030.

La denuncia di Survival

La scusa, supportata dalle grandi ONG della conservazione, è che questa conversione mitigherà i cambiamenti climatici, ridurrà la perdita della fauna selvatica, aumenterà la biodiversità e contribuirà alla salvezza del nostro ambiente. Ma si sbagliano.

“Le aree protette non salveranno il nostro pianeta. Al contrario, aumenteranno la sofferenza umana e in tal modo accelereranno la distruzione degli spazi che pretendono di proteggere, perché l’opposizione locale crescerà. Le aree protette non hanno alcun impatto sui cambiamenti climatici, ed è stato dimostrato che sono generalmente mediocri nel prevenire la perdita di vita selvatica”, scrive Survival International. 

“È fondamentale che vengano proposte soluzioni concrete per affrontare questi problemi urgenti e che la causa reale – il crescente sovra-consumo, radicato nel Nord del mondo – sia adeguatamente riconosciuta e discussa. Ma è improbabile che ciò accada perché gli interessi che dipendono dai modelli di consumo esistenti per mantenere i benefici acquisiti, sono troppi”.

Se il 30% del pianeta sarà “protetto”, chi ne soffrirà?

Non saranno certamente coloro che sostanzialmente provocano la crisi climatica, bensì gli indigeni e altri popoli locali del Sud del mondo, che non contribuiscono affatto o ben poco alla distruzione dell’ambiente. Cacciarli dalla loro terra per creare aree protette non aiuterà il clima: i popoli indigeni sono i migliori custodi del mondo naturale e una parte essenziale della diversità umana, che è una delle chiavi per proteggere la biodiversità.

La verità sulle aree protette

In molte parti del mondo, una “Area Protetta” (PA) è un luogo in cui alle persone che per generazioni l’hanno abitato e considerato casa loro, improvvisamente non viene più permesso di viverci o di usarne l’ambiente naturale per sfamare le proprie famiglie, per raccogliere piante medicinali o per frequentare i luoghi sacri. Il modello è quello che ispirò la creazione dei primi parchi nazionali del mondo, negli USA del XIX secolo, realizzati nelle terre sottratte ai Nativi Americani. Molti parchi statunitensi ridussero in poveri senza terra proprio i popoli che avevano letteralmente creato e alimentato quei paesaggi ricchi di “wilderness”.

Il fenomeno continua a perpetuarsi oggi in Africa e in alcune regioni dell’Asia ai danni di popoli indigeni e di altre comunità. I locali vengono cacciati con la forza, la coercizione o la corruzione. Se cercano di cacciare per nutrire le loro famiglie o semplicemente di accedere alle loro terre ancestrali, vengono picchiati, torturati e abusati dai guardaparco. I migliori custodi della terra, un tempo autosufficienti e con una impronta ecologica più bassa di chiunque di noi, vengono diseredati e impoveriti, e spesso finiscono per aggiungersi alle fila del sovraffollamento urbano.

Solitamente questi progetti sono finanziati e gestiti da ONG della conservazione occidentali. Una volta liberato il campo dai locali, arrivano i turisti, le aziende estrattive e altri. Per queste ragioni, l’opposizione locale alle Aree protette è in crescita.

Perché dovremmo opporci?

Raddoppiare le aree protette per espanderle sul 30% del pianeta garantirà un peggioramento del problema. Poiché le regioni più ricche di biodiversità sono quelle dove i popoli indigeni sono riusciti a vivere fino ad oggi, saranno proprio quelle le prime aree prese di mira dall’industria della conservazione. Ci troveremo di fronte al più grande accaparramento di terra della storia, che ridurrà centinaia di milioni di persone a vivere in povertà senza terra – e tutto nel nome della conservazione.

Raramente la creazione delle aree protette è stata realizzata con il consenso delle comunità indigene coinvolte o nel rispetto dei loro diritti umani. E nulla oggi fa pensare che in futuro sarà diverso. È probabile che aumentare le aree protette finirà con l’aumentare la militarizzazione e le violazioni dei diritti umani.

L’idea di una “conservazione fortezza” – ovvero di dover rimuovere i locali dalle loro terre per poter proteggere la natura – è coloniale. È dannosa per l’ambiente ed è fondata su idee ecofasciste e razziste che, discriminando le persone, decidono quali contano di più e quali invece valgono meno e possono quindi essere sfrattate e impoverite, attaccate o uccise.

L’industria della conservazione sta anche cercando di garantirsi 140 miliardi di dollari l’anno per finanziare questo suo land grabbing.

Cosa propone l’Associazione

Se vogliamo seriamente frenare la perdita di biodiversità, il metodo meglio collaudato e più economico è quello di sostenere il più possibile le terre indigene. L’80% della biodiversità del pianeta si trova già lì. Per le tribù, per la natura e per tutta l’umanità. #BigGreenLie

“Aiutaci a fermare la Grande bugia verde! Per favore, scrivi alle Nazioni Unite, ai funzionari europei e britannici che hanno in mano il destino di milioni di persone”.

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La carne sintetica sfamerà il mondo?

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 08:00

Sul sito di Memphis Meats la start up statunitense con sede a San Francisco che per prima è arrivata a produrre la carne “sintetica” si legge: “Amiamo la carne. Tuttavia, il modo in cui la carne convenzionale viene prodotta oggi crea sfide per l’ambiente, il benessere degli animali e la salute umana. Considerando che i consumatori globali spendono quasi mille miliardi di dollari l’anno per la carne e la domanda di carne dovrebbe raddoppiare nei prossimi decenni, una cosa è chiara: abbiamo bisogno di un modo migliore per sfamare un mondo affamato… Il nostro obiettivo è semplice: cambiare il modo in cui la carne arriva al piatto. Stiamo sviluppando un modo per produrre carne reale da cellule animali, senza la necessità di nutrire, allevare e macellare animali reali. Ci aspettiamo che i nostri prodotti siano migliori per l’ambiente (richiedendo fino al 90% in meno di emissioni di gas serra, terra e acqua rispetto alla carne prodotta in modo convenzionale), agli animali e alla salute pubblica. E, soprattutto, siano deliziosi.”

Ecco, su quest’ultimo punto c’è ancora del lavoro da fare. Al primo assaggio la carne sintetica non si può definire proprio “deliziosa” anche se non è male, manca il gusto del grasso e del sangue, dicono coloro che l’hanno assaggiata.

E questa mancanza è spiegata dal metodo con cui questa carne viene prodotta: in pratica vengono prelevate cellule di tessuto dai vari animali, per adesso anatre e galline.
Queste cellule vengono poi “coltivate” con l’aggiunta di siero fetale bovino su impalcature fino a formare dei filamenti di tessuto che possono formare polpette, hotdog e hamburger.

Insomma, non parliamo ancora di una bistecca o di una coscia di pollo in quanto per formare il muscolo servono vasi sanguigni e sostanze nutritive. Gli scienziati stanno studiando una soluzione.
Inoltre bisogna risolvere il problema del costo, per ora 450 grammi di carne costano al produttore 2.300 euro ma anche in questo caso serve tempo per abbattere i costi di produzione e arrivare a un obiettivo di costo che si aggiri sugli 8 euro ad hamburger.

Memphis Meats ha raccolto 17 milioni di dollari per completare lo sviluppo della carne sintetica entro il 2021. Tra i finanziatori nomi illustri come Bill Gates, Google ecc.

Buon lavoro!

Chi non deve pagare il canone | Energia, volano le bollette | Sud, 800mila posti a rischio

People For Planet - Mer, 09/30/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Bonomi: «Irpef? Dipendenti paghino da soli. Basta sussidi o diventiamo il Sussidistan»;

Il Giornale: Chi non deve pagare il canone (e come chiedere il rimborso);

Il Manifesto: È guerra tra armeni e azeri, centinaia i morti;

Il Mattino: «Sud, 800mila posti a rischio ma arrivano 140 miliardi di fondi Ue»;

Il Messaggero: CINA ​Maestra avvelena 25 bambini dell’asilo con il nitrato di sodio per vendetta: condannata a morte;

Ilsole24ore: Coronavirus, ecco la circolare: come funzionano i tamponi rapidi nelle scuole – Italia: 1.648 nuovi casi su 90mila tamponi e 24 morti – La mappa – Quando arriverà il vaccino? – Live / La Serie A non si ferma;

Il Fatto Quotidiano: Conte agli industriali: “Non si può tutelare l’economia senza salvaguardare salute dei cittadini”;

La Repubblica: Energia, volano le bollette: +15,6% l’elettricità, +11,4 il gas naturale;

Leggo: Roma, feti sepolti con il nome delle mamme senza il loro consenso. La rabbia di una madre;

Tgcom24: Usa2020, stanotte il primo dei tre duelli tv tra Trump e Biden: match iniziale di 90 minuti;

A Roma la casa dei libri senza prezzo (Video)

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 19:00

Un progetto bellissimo: una libreria dove il prezzo di copertina dei volumi lo decide il cliente. Si possono prendere fino a tre libri usati alla volta e lasciare un’offerta libera. Il tutto gestito da volontari che vogliono portare i libri laddove non arrivano.
Intervista ad Angela Processione di Book Cycle.

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Per info e orari della libreria consulta il sito https://book-cycle.it/

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L’arte e le malattie mentali. Quinto Festival Outsider Art – Arte Irregolare

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 17:00

Jacopo Fo ci racconta del “Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili”, ereditata dai genitori Dario Fo e Franca Rame (ora presieduta da Jacopo), dell’esperienza dell’Arte Irregolare a Bologna e del Quinto Festival Outsider Art – Arte Irregolare che si terrà i giorni 2, 3 e 4 ottobre 2020.

Sogni e Bisogni

Per dettagli sul festival

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Covid-19, South Park “Pandemic Special” in arrivo

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 16:00

Con la mascherina e disinfettante, ma finalmente i personaggi del cartoon di Trey Parker e Matt Stone sono tornati con THE PANDEMIC SPECIAL, speciale di un’ora che andrà in onda su Comedy Central (canale Sky 128 e in streaming su NOW TV) in prima tv, a 24 ore dalla premiere americana. Giovedì 1° ottobre appuntamento alle 23 in versione sottotitolata e giovedì 8 ottobre nella versione doppiata, sempre alle 23, per ridere di questo nuovo mondo in pandemia, che forse possiamo imparare a conoscere meglio anche così.

La puntata speciale gira intorno a Randy, il papà di Stan, chiamato a confrontarsi con la diffusione a macchia d’olio di covid-19. Nel frattempo, gli studenti saranno alle prese con il ritorno a scuola tra plexiglass intorno ai banchi, mascherine à gogo, gel igienizzante e distanziamento sociale. Non mancheranno nuovi personaggi come l’insegnante-detective Harris ed Eric Cartman: che naturalmente si ribella a qualsiasi misura di sicurezza.

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6 motivi per cui non bevi l’acqua correttamente

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 15:00

Quanta acqua dovresti bere? Tutti gli umani hanno bisogno di acqua per sopravvivere. In effetti, due terzi del nostro corpo sono composti di acqua. Mentre l’acqua è senza dubbio parte della nostra dieta quotidiana, ci sono dei modi in cui può essere davvero dannosa. Potresti averla bevuta in modo errato tutto questo tempo senza nemmeno accorgertene.

Fonte: IL LATO POSITIVO

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Covid-19, Aopi/Istat: solo il 2,2% dei bambini colpiti. 2-6 anni la fascia a maggior rischio

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 13:52

L’età pediatrica (fascia di età 0/18 anni) rappresenta una piccola proporzione del totale dei casi accertati di covid-19 nel nostro Paese. Rispetto all’impatto della pandemia sull’adulto, al 14 luglio 2020, solo circa il 2.2% dei minori è stato colpito (5.318 casi su 243.316 casi totali). Di questa popolazione, il 12.4% ha un’età inferiore o uguale ad 1 anno, il 18.5% ha un’età compresa tra 2 e 6 anni e il 69.0% tra 7 e 17 anni.

È emerso dalla presentazione del Position paper AOPI (Associazione Ospedali Pediatrici Italiani) avvenuta oggi all’auditorium del Ministero della Salute.

I dati preliminari provenienti dallo studio italiano di sieroprevalenza condotto dall’ISTAT mostrano, al 28 luglio 2020, 6.887 casi di pazienti pediatrici postivi per SARS-CoV-2 (2,8% di tutti i postivi). Nella fascia 0/5 anni la sieroprevalenza è inferiore (1,3%). L’età media dei pazienti Covid-19 in età pediatrica, secondo uno studio europeo, è pari a 5 anni (dati di aprile), mentre uno studio italiano (febbraio-maggio) riporta un’età media pari a 11 anni, probabilmente in relazione alla maggior percentuale dei casi registrati nella fascia di età adolescenziale nel nostro Paese.

Rischi maggiori sotto l’anno e 2/6

La maggior parte dei bambini affetti da Covid-19 (circa il 75%) non presenta comorbidità. Il tasso di ricovero ospedaliero nei bambini risulta elevato (circa il 65%), sebbene un recente studio italiano riporti tassi molto inferiori (13.3%). Il rischio di ospedalizzazione è inversamente proporzionale all’età: i bambini di età inferiore a 12 mesi sono a maggior rischio (36%) rispetto ai bambini di età maggiore (<13%). Il rischio di ricovero in Terapia Intensiva è maggiore nella coorte 2-6 anni. Tutti gli studi finora condotti sulla popolazione pediatrica affetta da Covid-19 hanno dimostrato che la malattia si presenta più frequentemente in maniera asintomatica o paucisintomatica rispetto agli adulti e alla popolazione anziana (rispettivamente circa 63% vs 44% e 27%), con rare complicanze ed esito favorevole.

Come si manifesta nei bimbi

Nei pazienti sintomatici, la febbre risulta essere la manifestazione clinica più comune, seguita da segni o sintomi di coinvolgimento dell’apparato respiratorio (tosse, rinite, difficoltà respiratoria).

Mortalità sotto lo 0.5%

La mortalità in età pediatrica è bassa, inferiore allo 0.5%, comparata al 14% circa della popolazione generale La strategia complessiva per affrontare la fase 1 della pandemia si correla quindi a quanto messo in campo per l’adulto e si basa su due interventi principali: 1. Separazione dei percorsi ospedalieri per pazienti con sospetto covid-19 2. Riduzione del numero complessivo di accessi e delle attività ospedaliere, in applicazione del principio di distanziamento sociale.

In generale, la gestione della fase 1 non ha mai assunto i toni di drammaticità o concitazione riscontrati talora nella area dell’adulto. La comprensibile paura è stata gestita essenzialmente con la tempestività delle smentite del sospetto diagnostico ottenute all’esito del tampone. Nel corso di questa emergenza, l’aspetto più peculiare rispetto agli ospedali per adulti è stato lo sforzo di mantenere la centralità del nucleo familiare, rispettando il diritto del bambino ad essere accompagnato nel suo percorso di cura dal proprio genitore.

Un fondo ad hoc per i bambini

“Per consolidare quanto fatto finora e sviluppare le nuove progettualità che ci consentiranno di affrontare il futuro prossimo con maggiore sicurezza, AOPI propone al Governo di destinare una quota dell’investimento straordinario per il SSN alla costruzione di un fondo ad hoc per gli ospedali pediatrici, destinato all’innovazione a sostegno dei setting specifici pediatrici. Tale fondo rappresenta il riconoscimento del valore di tale specificità, oltre a consentire un decisivo avanzamento nella qualità delle cure e dell’assistenza: una volta definito, verrà declinato in progettualità operative da concordare a livello nazionale e regionale che, aldilà dell’emergenza COVID-19, consentiranno di far evolvere le cure pediatriche verso un nuovo modello di sviluppo”, ha spiegato il Dottor Paolo Petralia, Presidente AOPI.

Le Case della Salute come modello

Tra le proposte per affrontare la fase attuale e quelle successive in modo da far avanzare il sistema di assistenza ospedaliera pediatrica sul territorio nazionale: “Potenziare la rete Ospedale-Territorio, ad esempio attraverso l’implementazione di forme organizzative (come ad esempio Aggregazioni Funzionali Territoriali e Case della salute) che attraverso equipe miste con specialisti possano gestire le domande di salute, evitando un inappropriato ricorso al pronto soccorso e al ricovero ospedaliero.

La telemedicina

Altra urgenza, sviluppare la telemedicina per incrementare le connessioni a distanza fra colleghi e con i pazienti, attraverso lo sviluppo dell’attività di televisita/teleconferenza, e l’impiego di strumenti digitali per gestire in via informatica i percorsi assistenziali. Presidiare le necessità assistenziali specifiche del bambino e della famiglia per definire i criteri per la permanenza in ospedale dei genitori o familiari per evitare che limitazioni delle visite e dei caregiver possano creare problemi al ricovero o disagio sociale. Coinvolgere il Pediatra di Famiglia e il Medico di Medicina Generale per contenere gli accessi non appropriati al pronto soccorso, grazie alla gestione diretta, anche tramite teleconsulto, dei pazienti, nell’ambito di protocolli condivisi, con il supporto dell’ospedale di riferimento

Avviare interventi psicosociali per promuovere la resilienza e ridurre l’angoscia dei più piccoli è un’altra esigenza, facilitando la ricerca di strategie di coping adattive finalizzate a contrastare e diminuire la successiva probabilità di insorgenza di manifestazioni comportamentali, emotive e cognitive a deriva psicopatologica.

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L’importanza della familiarità nei team di lavoro delle piccole imprese nei periodi di crisi

People For Planet - Mar, 09/29/2020 - 10:00

In un momento di grande incertezza economica e di profonda crisi, le piccole imprese stanno sviluppando una propensione al turnover dei dipendenti mai vista in precedenza.

Un malessere gestionale che incide fortemente sulla perfomance reddituale.

Quello che so, per esperienza professionale e per le ricerche effettuate sull’argomento, è che in molti casi le persone che hanno collaborato in passato, poi, nei momenti di difficoltà,  lavorano meglio insieme di quelle che non lo hanno mai fatto. Significa capire che coltivare la familiarità nei momenti di depressione economica è nell’interesse della piccola impresa, perché i team con buona familiarità, proprio nei periodi di crisi, hanno performance migliori.

La maggior parte delle piccole organizzazioni farebbero bene a tenere nella loro cassetta degli attrezzi questo semplice ma potente principio da utilizzare nelle fasi di crisi.

Qualche tempo fa ho incontrato un chirurgo ortopedico noto come l’Henry Ford dei trapianti di ginocchio che mi chiedeva una consulenza in merito alla valutazione della efficienza del suo team in un determinato periodo di crisi. Dall’analisi effettuata emergeva che mentre la maggior parte dei chirurghi impiegava una o due ore per sostituire un ginocchio, questo dottore completava regolarmente la procedura in venti minuti.

Cosa contribuiva, aldila’ di altri aspetti tecnici e professionali, particolarmente alla sua velocità?

A differenza della maggioranza dei suoi colleghi, il cui staff di infermieri e anestesisti cambiava di continuo, quel chirurgo aveva un team in cui  vi erano infermieri che lavorano con lui anche da 18 anni.

Ciò gli permetteva di sostenere che ben pochi dei suoi metodi di lavoro sarebbero stati praticabili in periodi di sostanziale e generale sconforto senza la dimestichezza che deriva dal lavorare ogni giorno con le stesse persone.

I piccoli imprenditori sono intuitivamente consapevoli del fatto che la familiarità di un team di lavoro (l’esperienza e consuetudine che le persone accumulano lavorando insieme) può influenzare la performance.

Ma poi si lasciano prendere dalle tensioni della crisi, non riescono a quantificarne i benefici, ed i danni che producono sono molto più profondi di quanto non creda la maggior parte di loro che possono e devono sfruttare di più il fattore familiarità,  specialmente in un momento in cui i team di lavoro sono costantemente creati, smantellati e riorganizzati.

Per raggiungere quest’obiettivo bisogna superare due ostacoli:

  • molti piccoli imprenditori credono, spesso mossi dall’istinto, troppo nell’utilità di mescolare i gruppi di lavoro per evitare la stagnazione, già di per se’ imperante nelle fasi di recessione economica, e garantire freschezza di pensiero;
  •  realtà come costi, necessità di sviluppo, limiti di mobilità e i rapporti di “politica interna” (le piccole imprese sono prevalentemente a conduzione familiare) spesso ostacolano la creazione di un clima di familiarità durante una congiuntura sfavorevole.

Sto cercando di dire quanto e come la performance aumenti con la familiarità di un team, specialmente nei casi in cui il lavoro in una piccola impresa si articoli nei periodi di crisi su più progetti contemporaneamente dando vita ai cosiddetti team “fluidi”, ovvero frequentemente formati e ricombinati.

Ma perché la familiarità in una piccola impresa determina un effetto così forte?

Ci sono quattro fattori primari responsabili:

  1. Coordinare le attività. I team composti da poli-specialisti (in una piccola impresa si diventa necessariamente esperti di tutti i processi) sono famosi per la loro incapacità di portare a termine le cose perché tra i membri spesso si genera cattiva comunicazione, conflitto e confusione.  La familiarità può aiutare un gruppo a rimuovere questo ostacolo: una volta che un team ha imparato come e quando comunicare su un progetto, può applicare il progetto ai progetti successivi.
  2. Reagire al cambiamento. Ai team, durante le fasi di recessione, viene sempre più spesso richiesto di cambiare direzione a metà di un progetto per via della pressione della concorrenza o di spostamenti nelle preferenze dei consumatori. Questo genera stress e richiede flessibilità. La familiarità genera piattaforme emotive condivise sulle quali un gruppo può appoggiarsi per andare incontro a questo tipo di richieste.
  3. Integrare conoscenze per innovare. Le soluzioni innovative (necessarie per uscire dalla crisi) nascono  tipicamente dalla combinazione di conoscenze pregresse. Perché questo avvenga in un team, i membri non solo devono scambiarsi informazioni specifiche, ma anche integrare quelle informazioni isolate. La familiarità aiuta i membri di un gruppo a scambiarsi informazioni e a comunicare con efficacia, aumentando la probabilità di integrazione delle conoscenze e quindi di soluzioni innovative.
  4. La concorrenza non puo’ rubare valore. Le organizzazioni costruiscono vantaggi competitivi quando creano capacità che i loro concorrenti non riescono a replicare. I team dotati di familiarità sono una chiave di questo tipo di vantaggio, perché il concorrente non può replicare le capacità di un gruppo portandosi via un solo membro. La performance di ogni membro di un gruppo dipende da quella degli altri.

Si badi bene, pero’, che questo non significa che i dipendenti che si conoscono meglio debbano essere sempre messi a lavorare insieme. Di contro nelle fasi in cui non c’è crisi occorre favorire l’apertura all’inconsueto e all’insolito. Perché il rischio è quello della stagnazione e della fissità che sappiamo bene non è mai generativa né produttiva. Rischia di automatizzare e di conseguenza disumanizzare il processo. Qualunque esso sia.