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Aggiornato: 49 min 53 sec fa

In Italia c’è un museo dedicato all’Ambiente (VIDEO)

Gio, 10/22/2020 - 17:00
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Il sito internet del Museo A come Ambiente

Dad scolastica: stiamo perdendo per strada i nostri giovani

Gio, 10/22/2020 - 16:37

Tutte le scuole secondarie di secondo grado sul territorio lombardo dovranno adottare la didattica a distanza a partire dal 26 ottobre. La decisione è stata comunicata con l’ordinanza in vigore da oggi e firmata ieri dal presidente di regione Attilio Fontana. “Così non va bene“, ha commentato il sindaco di Milano Sala:

“Noi sindaci ci stiamo ponendo delle domande in merito a questa scelta e oggi alle 13 (ndr. 22 ottobre) incontreremo il presidente Fontana per discutere del tema scuola – ha spiegato Sala nel corso di una intervista alla radio – noi siamo contrari e per questo come abbiamo fatto proporremo la didattica integrata per le scuole di tutti i gradi. Non ha senso in questo momento, bisogna alternare didattica a distanza e presenza a scuola“.

La Dad è già tornata in Campania, e il 26 ottobre verrà introdotta in Puglia e nel Lazio, nonostante i continui e accorati appelli della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che non più tardi del 18 ottobre dichiarava: “la scuola in presenza è fondamentale per tutti, dai più piccoli all’ultimo anno del secondo grado. La scuola ha già contribuito a decongestionare i trasporti. Ora si agisca anche su altri settori”. Tanto più che, stando ai dati in costante aggiornamento, “nelle scuole ci sono pochissimi focolai, se ci sono problemi fuori dalle aule a pagarli non sono non possono essere gli studenti”.

Con ogni evidenza la didattica a distanza è un problema, come già rilevato dall’AgCom, che nella consueta indagine annuale, resa pubblica lo scorso luglio, denunciava: “Il 12,7% degli studenti italiani non ha usufruito della didattica a distanza, dati inaccettabili per una democrazia evoluta“. Un quadro desolante, considerato poi che, il 10% dei ragazzi è rimasto escluso dal processo educativo e un ulteriore 20% ha potuto seguire le lezioni online soltanto in maniera saltuaria.

Dallo scoppio della pandemia l’Italia ha perso per strada un terzo dei suoi giovani. Una sciatteria che non possiamo permetterci, dopo le tante, troppe perdite da Covid-19, perdere anche i giovani sarebbe l’epilogo più triste, perché un paese senza giovani istruiti, inclusi e partecipi nel tessuto sociale non è soltanto un paese senza futuro: è un paese triste. Se siamo riusciti a salvare Alitalia, possiamo, anzi, dobbiamo, salvare i nostri giovani. Possiamo ancora salvarci.

Leggi anche: Voliamo basso: 3 miliardi (ancora) per Alitalia e solo la metà alla scuola

“Mascherine e distanziamento abbassano di mille volte la carica virale del Sars-Cov2”.

Gio, 10/22/2020 - 14:00

La ricerca, condotta dall’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, nel veronese, è stata pubblicata sulla rivista Clinical Microbiology and Infection. Parallelamente all’abbassamento della carica virale, anche la gravità della malattia si è ridotta.

Mascherine e distanziamento sociale sono due delle principali armi contro la diffusione del coronavirus, ma finora la loro efficacia non era mai stata quantificata. Ci ha pensato l’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, nel veronese, secondo cui l’utilizzo di mascherine e il distanziamento tra le persone “abbassa di mille volte la carica virale del Sars-Cov2“. È il risultato di uno studio condotto su circa 400 casi di Covid analizzati fra marzo e maggio 2020 e pubblicato sulla rivista Clinical Microbiology and Infection.

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Lavoro, le dimissioni “volontarie” arrivano da mamme nel 73% dei casi

Gio, 10/22/2020 - 13:57

L’uscita cosiddetta “spontanea” coinvolge in Italia lavoratrici madri nel 73% dei casi. Lo ha reso noto la sottosegretaria all’Economia Cecilia Guerra riportando i dati “molto allarmanti”, ha detto, delle disparità di genere nel nostro Paese, ultimo in Europa. Le dimissioni delle giovani donne impossibilitate a gestire il lavoro e le responsabilità di cura sono un grosso problema della nostra società retrograda. Qualcosa che non solo limita la dignità e la sicurezza delle famiglie, ma che è anche in grado di fare da freno allo sviluppo economico.

La speranza nel Recovery Fund

“In questo momento le risorse del pacchetto Next Generation Eu rappresentano un’occasione irripetibile” per abbattere il divario donna/uomo, ad esempio, potenziando i servizi pubblici di cura. Guerra (Leu) ne ha parlato in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul bilancio di genere per l’esercizio finanziario 2019.

Lavoro, Italia ultima in Europa

Secondo l’Eu Gender Equality Index, l’Italia guadagna 12 posizioni tra il 2005 e il 2017, ma rimaniamo “l’ultimo Paese in termini di divari nel dominio del lavoro”. Lo scorso anno il tasso di occupazione femminile era ancora al 50,1% (e con la pandemia è sceso), con addirittura 17,9 punti percentuali di divario da quello maschile. Come noto, si peggiora scendendo a Sud: il tasso di occupazione delle donne è pari al 60,2% al Nord e al 33,2% al Sud.

Donne ghettizzate in 3 settori

Da notare che il 40% delle donne occupate lavora negli stessi 3 settori: commercio, sanità e assistenza sociale, istruzione. Lavori da donna: lavori di accudimento e affini. Questo “incide in modo significativo sui divari retributivi di genere, producendo forti svantaggi per le donne, e produce anche inefficienze allocative”, ha continuato Guerra. Le dimissioni volontarie, come rilevato dall’Ispettorato nazionale del lavoro, coinvolgono le madri nel 73% dei casi.

Donne, mamme, lavoro: adottiamo il Piano C!

Brasile: parità di salario per uomini e donne della nazionale di calcio

Io lo avevo detto: la nomina di Padoan a presidente di Unicredit

Gio, 10/22/2020 - 11:00

Io lo avevo detto. Si è vero, è la frase più stupida per eccellenza. Autoreferenziale ed inutile, soprattutto se ricopri un ruolo di responsabilità sociale.

Tu l’avevi detto, e quindi? Dopo averlo detto, che cosa hai fatto? Cosa è successo?

Perché la differenza tra determinare il risultato e subire il potere sta tutta qui: cosa faccio dopo che l’ho detto e non è successo nulla?

Allora non posso fare altro che ridirlo, riscriverlo, invitare a rileggere le analisi precedenti sperando che voci più influenti ed autorevoli, quelli del “commento del giorno dopo”, raggiungano lo scopo.

Perché questa, sebbene un pizzico di orgoglio sia inevitabile, non è una Olimpiade tra chi lo ha detto prima. Uno sport individualista ed egocentrico.

Qui si tratta di giocare di squadra nello sport della cittadinanza attiva.

Ed allora da qualche giorno tutti commentano la nomina di Padoan come presidente di Unicredit quale “strumento” utilizzato dall’ad di Unicredit Mustier, per la fusione a costo zero con MPS, la successiva creazione di una subholding che controlli solo la mega-banca italiana ed infine per la vendita ad un gruppo francese.

Io lo avevo detto (ottobre 2019) che l’ipotesi di incorporazione di Mps avrebbe potuto avere un obiettivo a breve termine (tale è la visione strategica prevalente del sistema bancario degli ultimi anni): portare nelle casse di Unicredit 3,6 miliardi di Dta  (Deferred tax asset), in sostanza svalutazioni su crediti che si trasformano in sconti fiscali, in pancia a Siena.

Io lo avevo detto (luglio 2019) che la drastica cura dimagrante di personale (il piano Team23  prevede il taglio di 8mila dipendenti di cui 6mila circa in Italia), filiali e npl (crediti malati) applicata da Mustier aveva ed ha l’obiettivo, questo sì più a lungo termine, di snellire il ramo italiano del gruppo Unicredit  per la cessione ad un buon prezzo ad una banca straniera

Io lo avevo detto (dicembre 2019) che l’operazione risanamento di Mustier passava anche per la decisione di remunerare gli azionisti nel periodo 2020-2023 con ben 16 miliardi di euro. Una vera e propria operazione di captatio benevolentiae nei confronti degli azionisti italiani che dovranno poi chiudere un occhio (e forse anche qualche altra zona del corpo) al momento della cessione allo straniero, probabilmente di lingua francese.

Ma soprattutto io lo avevo detto (maggio 2018) che occorreva approfondire i rischi derivanti dalla relazione incestuosa e pericolosa tra banche private e Stato. Un rapporto che comportava come risultato finale uno scambio continuo tra manager e politici nelle posizioni di vertice degli istituti di credito e nei ministeri o aziende di Stato.

Profumo, Passera, Nicastro, Monti, Letta, Siniscalco, Grilli, Padoan: “quelli di poppa vanno a prua e quelli di prua vanno a poppa. Basta fare ammuina (confusione)”, una espressione attribuita all’editto di “Francischiello”, ossia di Francesco II di Borbone, ultimo sovrano del Mezzogiorno, uno dei tanti aneddoti denigratori sulle forze armate borboniche (nel loro insieme spregiativamente definite esercito di Franceschiello) confezionati a fine propagandistico dai Savoia per screditare il Regno delle Due Sicilie e la dinastia dei Borbone.

Una sorta di “gioco dell’oca” in cui manager e politici  giudicati inefficienti, dannosi, anziani, superati e rimossi (o sostituiti) dai loro incarichi operativi  vanno poi a dirigere banche e/o ministeri che sono usciti da un precedente fallimento e che continuano a essere inefficienti.

Ecco il punto: oggi si parla solo della probabilità di perdere un altro pezzo del nostro patrimonio economico a vantaggio dei francesi.

Nessuno (quasi) affronta la questione più pericolosa: la salvaguardia, in caso di cessione di Unicredit Italia, del posto di lavoro dei tanti bancari che si ritroveranno nei prossimi anni a vivere ciò che negli anni ottanta del secolo scorso, hanno vissuto i dipendenti nel settore della metallurgia.

Questo è il tema fondamentale, necessario, determinante per il futuro del sistema bancario che dovrebbe essere affrontato nella Commissione bicamerale di inchiesta presieduta da Carla Ruocco (M5S) che dovrebbe assicurare, sin da ora, le giuste garanzie in vista di scenari futuri che, spero, non saranno poi commentati da “quelli del giorno dopo” solo come fatto di cronaca.

Ah dimenticavo, io lo avevo detto (giugno 2020) che, cosi come composta ed opera, la commissione è assolutamente  inutile

Fonte immagine copertina – il Fatto Quotidiano

TOP 10 Parchi Nazionali più belli in Italia

Gio, 10/22/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Come si viaggia: “Con questo video vi porteremo alla scoperta dei parchi nazionali più belli da vedere in Italia. Un viaggio attraverso paradisi incontaminati in cui ritrovare il contatto con la natura, dalle vette del parco nazionale del Gran Paradiso fino alle splendide spiagge del parco nazionale delle Cinque Terre. Seguiteci in questo viaggio unico attraverso le meraviglie naturalistiche italiane.”

La classifica è soggettiva.

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I cambiamenti climatici producono più nuovi sfollati delle guerre

La sindrome di Usher, “una super figata”

Gio, 10/22/2020 - 08:00

Sordità alla nascita e progressiva riduzione della vista lungo il corso della vita: come si convive con tutto questo? Alessandro non solo ci convive, ma la combatte correndo e con un’ironia spiazzante. Correre ormai è una vera missione, incarnata dallo slogan “Non sento, non vedo, ma parlo e …corro” e dall’hashtag #corrieimmaginadivolare”. Con la società no profit Rare Partners, Alessandro Mennella è il testimonial del progetto “Run4Usher”, che punta a raccogliere fondi a sostegno della ricerca e a informare e sensibilizzare quante più persone possibili.

Classe 1983, genovese, Alessandro corre, corre veloce, si allena molto e ha energia da vendere. Tra una gara di Triathlon e l’altra, mentre torna da un viaggio e già pensa a quello successivo, ha trovato il tempo di rispondere a qualche domanda per me.

Prima di proseguire desidero però raccontare un’altra storia, quella del “mio” Alessandro. Perché Alessandro per me non è un intervistato qualunque. Ci siamo conosciuti sui banchi del liceo, in quella fase della vita in cui si cambia molto, ci si trasforma fisicamente e mentalmente ogni giorno, una fase della vita complicata per certi versi ma che ci ha reso gli adulti che siamo oggi.

In un video “Menne” dice che la sindrome di Usher è “una super figata”. Fa venire la pelle d’oca, a pensarci. La verità è che ad essere superfigo è Alessandro. E in effetti quando ci siamo conosciuti era un po’ il compagno di classe supereroe. Ale leggeva le labbra, lo faceva anche a distanza di metri, da una parte all’altra della classe… e se vogliamo dirla tutta era avvantaggiato se aveva bisogno di suggerimenti durante le interrogazioni! Nella maggior parte dei casi era un lampo a terminare le verifiche di matematica, aveva buonissimi voti, sembrava non avere problemi in niente, nemmeno a parlare inglese e francese, con performance buone e meno buone come tutti noi. A volte sapeva essere anche molto indisponente, ci prendevamo in giro per i difetti reciproci come fanno tutti gli adolescenti, altre volte si faceva odiare perché non faceva copiare i compiti, spesso – non sentendo – tentava di suggerire le risposte durante le verifiche ad un volume troppo alto e faceva ridere anche i prof senza alcun timore di offenderlo.

No, non è mai stata pronunciata la parola “disabile”, né mai abbiamo pensato che “Menne” fosse diverso da noi. Eravamo tutti diversi e tutti avevamo pregi e difetti. Forse quel tipo di contesto è una fortuna che non hanno tutti coloro che soffrono di una patologia, ma per me è la dimostrazione tangibile che “la disabilità è soltanto negli occhi di chi guarda”. Con Alessandro parlavamo di scuola, di futuro, di donne, di libri, di musica, di calcio, di qualsiasi argomento. Abbiamo bevuto insieme le prime birre, abbiamo condiviso serate, racconti. Nessuno di noi si è mai sentito una balia perché proprio non ce n’era – e non ce n’è – bisogno.

Alessandro racconta di “avere la testa dura”. Non posso che confermarlo, come lo conferma la sua vita.  Dopo la maturità si è laureato in Informatica e in Scienze della Comunicazione e potete verificare voi stessi che il suo potere comunicativo è immenso. Tecnicamente, Ale non sente ma percepisce le vibrazioni attorno a sé, sente il ritmo. Sa anche ballare, per la cronaca.

Oggi, ancora più di ieri, sono molto fiera di averlo conosciuto. Ci siamo rivisti dopo qualche anno, per l’emozione ho anche scordato di dover scandire un pochino di più le parole per farmi capire. Il nostro incontro ha portato a questa intervista. Che ritengo un po’ speciale: Alessandro non permette domande banali, altrimenti sarebbe un intervistato come tutti gli altri e non un supereroe.

Svelaci un segreto: com’è possibile che parli benissimo se non hai mai sentito una persona parlare?
Io che parlo bene? Ma se dico un sacco di parolacce…
Ho imparato a parlare grazie al metodo riabilitativo che ho seguito fin da bambino per sviluppare il mio linguaggio, attraverso giochi fonici e ritmi/strutture musicali. E’ stato creato dalla Dott.ssa Zora Drežančić e mi ha salvato la vita.

Ci si aspetterebbe che comunicassi attraverso la lingua dei segni e con molta difficoltà se l’interlocutore non la conosce. Tu invece leggi le labbra …a parte quelle del nostro professore di Filosofia che aveva una barba grossa così.
Ho avuto la grande fortuna che imparare a leggere le labbra sia stata una cosa naturale e spontanea per me. Questa dote si è un po’ persa negli anni, a causa del peggioramento della vista, come tu stessa avrai notato durante l’ultimo nostro incontro.
Questo però non mi preoccupa perché la comunicazione è un processo a “tutto corpo” e non è vincolata a un solo senso, lingua o linguaggio.

Come sono le persone quando parlano con te? Imbarazzate, sorprese, incuriosite? Ti fanno domande ricorrenti che ormai non sopporti più?
A me piacciono le domande! Spesso le persone che incontro per la prima volta non me ne fanno, oppure ne fanno meno di quante vorrebbero, perché hanno timore di non essere capiti o di invadere in qualche modo la mia intimità, nel caso vogliano chiedermi qualcosa sulla mia disabilità.

– Per dare un bel “vaffa” alla Sindrome di Usher sicuramente avrai dovuto lottare con te stesso per comprenderla e accettarla. Ci racconti cosa pensi e come la descriveresti?
Credo che il punto di svolta nella mia accettazione della sindrome sia stato quando ho smesso di vederla come una cosa negativa ma come una grande opportunità per imparare a gustare appieno il sapore della vita, anche nelle piccole cose, e di rendere non banale il proprio vivere.
Per imparare a cogliere ogni occasione. Intendiamoci: nessuno è contento di nascere con l’Usher e non si augura a nessuno di viverne i sintomi. Ma, personalmente, avere dei limiti di questo tipo mi ha insegnato a cercare sempre di superarli e di vivere al massimo la mia vita.
Per questo in quell’intervista ho definito la Sindrome una Super Figata.

Osservandoti dall’esterno, non sembra che questa sindrome sia riuscita a crearti troppi problemi. Ma immagino che questa mia percezione dipenda dal tuo carattere e dal tuo modo di porti. Nella vita quotidiana, a parte non poter sentire, cosa significa convivere con la Sindrome di Usher? Si potrebbe pensare che inciampi continuamente e che le persone per strada provino a parlarti e ti insultino perché non rispondi.
Ahahaha … esatto, e si creano un sacco di situazioni divertenti simili a questa. Ad esempio, più di una volta, è capitato di girarmi sull’autobus e di notare il controllore che – ormai esausto dalle continue richieste del biglietto dirette verso di me, che non guardavo, e cadute nel vuoto – aveva già tirato fuori il blocchetto, in attesa dei miei dati anagrafici per appiopparmi una bella multa… potete immaginare il suo scoramento quando gli mostro il tesserino dell’abbonamento!
Adesso, rispetto a quando ci siamo conosciuti sui banchi di scuola, la mia disabilità visiva è più evidente e capita più spesso che le persone se ne accorgano e che mi diano una mano, un atto che una volta avrei rifiutato per orgoglio e che adesso accetto sempre ben volentieri.

Dimmi la verità, c’è un limite particolare legato alla tua sindrome che proprio detesti?
Non poter più godermi i film (coi sottotitoli). Ma per fortuna ne ho già visti troppi!

Ultima domanda indiscreta: come va con le donne?
Male purtroppo, sono fidanzato da qualche anno e non posso più andare a beccare… (scherzo, amore!!! ).

– Adesso possiamo parlare nel dettaglio del tuo progetto “Run4Usher”. Racconta com’è nato e gli obiettivi principali.
Il progetto Run4Usher è stato pensato e realizzato da RarePartners, società no profit che opera nel campo delle malattie rare, in occasione dell’adesione al programma di solidarietà della Milano City Marathon del 2015.
Il progetto ha il duplice obiettivo di informare e sensibilizzare le persone sulla Sindrome di Usher e di raccogliere fondi a sostegno della ricerca su tale patologia.

– Alessandro, nei prossimi anni, come ti immagini?
L’immagine/sogno che ho di me stesso a 60 anni è un’istantanea di me e mio figlio all’arrivo di una Maratona corsa assieme.

Disegni di Armando Tondo

 

Asia insegna come si contiene la pandemia | Cts: ‘Non abbiamo fatto quello che dovevamo’ | Coppie gay, il sì di papa Francesco

Gio, 10/22/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Didattica a distanza alle superiori, centri commerciali chiusi in Lombardia| Il testo. E anche il Lazio introduce il coprifuoco;

Il Giornale: Proteggere i più deboli. Invece di chiudere tutto;

Il Manifesto: Il ministro dell’università Manfredi: «Più fondi alla ricerca e al diritto allo studio»;

Il Mattino: L’EPIDEMIA – Il Fondo monetario internazionale: «La pandemia brucia 3.000 miliardi»;

Il Messaggero: Naufragio al largo di Sabratha: 15 morti. L’allarme dell’Oim: «Troppi ritardi nell’assistenza»;

Ilsole24ore: Tecnologia e tracciamento, l’Asia insegna come si contiene la pandemia;

Il Fatto Quotidiano: Curva dei nuovi contagi oltre soglia dei 15mila. Cts: ‘Non abbiamo fatto quello che dovevamo’;

La Repubblica: Coppie gay, papa Francesco: “Sì a una legge sulle unioni civili”;

Leggo: Vaccino anti Covid, morto uno dei volontari della sperimentazione AstraZeneca/Oxford. Non ha mai ricevuto una dose di vaccino, assumeva solo placebo. I test vanno avanti;

Tgcom24: Usa 2020, nell’ultimo dibattito Trump-Biden si cambia: microfono spento mentre parla l’avversario;

Atelier Noway- NoUei (Udine)

Mer, 10/21/2020 - 19:00

L’atelier ospita persone con autismo, personalità complesse che nel laboratorio possono esprimere il loro talento nascosto.

Per vedere tutti i video degli atelier vai su: www.festivalarteirregolare.it

Atelier Noway-NoUei – Udine

Atelier Noway-NoUei di Udine: L’atelier ospita persone con autismo, personalità complesse che nel laboratorio possono esprimere il loro talento nascosto. Per vedere tutti i video degli atelier vai su: www.festivalarteirregolare.it

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

Leggi anche:
Eva di Stefano – I Battitori Liberi
Mariano Dolci – Burattini per dirlo
Jacopo Fo presenta il V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare

Anche il cibo produce energia: frutta e verdura (VIDEO)

Mer, 10/21/2020 - 17:00
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Papa Francesco:”Sì alle unioni civili per coppie omosessuali”

Mer, 10/21/2020 - 16:55

“Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo.

A dirlo non è una persona qualsiasi, né un politico, ma Papa Francesco, nel corso di un documentario che lo vede protagonista, realizzato da Evgeny Afineevsky e presentato alla Festa del Cinema di Roma. Frasi che segnano il passo in un processo di apertura e rinnovamento della Chiesa fino a pochi anni fa impensabile. Una svolta evidentemente ben ponderata, vista la cornice “ufficiale” in cui si è deciso di comunicarla, che probabilmente comporterà disordini e scontri in seno a S. Pietro, tanto più che Bergoglio, nel corso del docufilm, si appella alle istituzioni italiane e internazionali affinché la parità dei diritti civili non si esaurisca in uno slogan, ma si traduca in legge: “Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo gli omosessuali godrebbero di una copertura legale”. Una svolta epocale, soprattutto considerato che gli attuali presidenti di paesi come Brasile, Ungheria e Russia, inclusi i politici nostrani di destra, Matteo Salvini e Giorgia Meloni in testa, ancora non sono in grado di pronunciare una frase come “le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia”, per quanto ovvia sia. La politica prenda esempio da un uomo di 83 anni in tunica bianca.

Covid-19, Cremona: le famiglie affittano un bus per mandare i figli a scuola in sicurezza

Mer, 10/21/2020 - 15:34

L’alternativa era un viaggio di 40 km e il cambio di due autobus pubblici e un treno. Allora 40 famiglie della provincia di Cremona si sono organizzate e hanno noleggiato un autobus privato – che viene a costare quanto il servizio pubblico, ma garantisce migliori condizioni di sicurezza – contribuendo anche al sostegno economico di un’attività in forte crisi, visto lo stop alle gite scolastiche e ai viaggi in generale.  

Paesini uniti contro il covid

Succede tra Calvatone, Tornata e Piadena, dove l’autobus si ferma per far salire i ragazzi diretti a Cremona. Nessun accavallamento tra scuole diverse, posti occupati all’80% per garantire il distanziamento e addirittura ogni studente ha assegnato sempre lo stesso posto. Il pullman effettuerà per tutto l’anno scolastico il servizio privatamente.

Comuni collaborativi

L’idea è venuta ad alcune famiglie di Tornata, che tra fine agosto e inizio di settembre, c’hanno visto lungo e si sono rivolti a una ditta di trasporti locali per un preventivo.

Grazie alla collaborazione fattiva dei Comuni interessati, Tornata e Calvatone in particolare, c’è stato un veloce supporto alle pratiche necessarie e si è informata la cittadinanza di questa opportunità. La notizia è arrivata a Piadena e via via molte famiglie hanno aderito. In tutto vengono trasportati 40 ragazzi delle scuole superiori, su un autobus omologato per 64.

Il tutto allo stesso costo

Il pullman preleva i ragazzi in punti raccolta precisi dei tre paesi, e li consegna con un unico viaggio a Cremona. In città, quattro fermate garantiscono a tutti pochi passi per sedersi ai banchi. Il tutto, per la precisione, a soli 3 euro in più rispetto all’abbonamento mensile ai mezzi pubblici.

Lombardia, cosa cambia con il coprifuoco (che divide la Lega)

India: torna lo smog e scatta l’allarme covid-19

Lombardia, cosa cambia con il coprifuoco (che divide la Lega)

Mer, 10/21/2020 - 14:16

Il coprifuoco in Lombardia è stato ufficializzato: da giovedì 22 ottobre al 13 novembre 2020 sarà vietato uscire dal proprio domicilio, dimora o residenza dalle 23 di sera alle 5 di mattina. Si potrà circolare solo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, e casi d’urgenza legati alla salute. Per farlo, si dovrà esibire un’autocertificazione correttamente compilata. Il testo originario è stata integrato con una precisazione che chiarisce un punto riguardante la ristorazione: il cliente di un ristorante potrà muoversi dopo le 23 per recarsi presso il proprio domicilio, purché esca dal locale prima delle 23.

L’ordinanza, annunciata settimana scorsa ma firmata nella tarda mattinata di oggi, è stata emanata dalla regione Lombardia in concerto con il ministro della Salute Roberto Speranza, raccogliendo il favore pressoché unanime dei sindaci di capoluogo, dell’Anci, e dei rappresentanti di categoria, di qualunque schieramento politico. L’unico a opporsi è stato Matteo Salvini, leader della Lega, partito di cui fa parte il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Salvini prima si è detto sorpreso dal rigorismo del governatore e contrario al coprifuoco, poi, con una nota ufficiale, ha fatto retromarcia: “non ho stoppato nessuno, non interferisco nel lavoro del Presidente Fontana”.

In Lombardia c’è un’impennata di contagi, ricoveri e terapie intensive e questo prezzo non può essere pagato da Milano. Quando il virus si scatena in una grande città ha un effetto dirompente”, così il Sindaco di Milano Beppe Sala durante la diretta video del 20 ottobre. “In Lombardia non ci sono problemi, siamo in grado di gestire l’emergenza”, ha invece detto l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera in un’intervista a Repubblica nella quale rivendica ogni scelta fatta all’indomani della pandemia e non manca di dare una stoccata alle altre regioni: “Lazio e Campania sono messe peggio”. Mors tua vita mea, dicevano i latini, ma non nel bel mezzo di una pandemia.

Leggi anche: Covid-19, Lombardia: vietati gli alcolici dal super dopo le 18. Scoppiano le polemiche Covid-19: un DPCM molto controverso

Un biberon in plastica è in grado di rilasciare 4 milioni di microplastiche per litro

Mer, 10/21/2020 - 13:38

I biberon di plastica? Rilasciano una media di 4 milioni di particelle di microplastiche ogni litro di latte in formula somministrato tramite i classici biberon in plastica. Lo ha misurato uno studio condotto dal John Boland del Trinity College di Dublino in Irlanda, che ha anche specificato che i biberon in polipropilene rappresentino quasi il 69% di tutti biberon disponibili sul mercato.

Come hanno condotto lo studio

L’analisi è stata condotta così. I ricercatori hanno pulito e sterilizzato biberon in polipropilene nuovi di zecca – l’usura potrebbe naturalmente aumentare le quantità di microplastiche rilasciate – e li hanno lasciati asciugare. Successivamente hanno versato acqua purificata riscaldata a 70° C, ovvero la temperatura raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la preparazione del latte artificiale. Dopo aver messo le bottiglie su uno shaker meccanico per un minuto, per imitare il processo manuale di miscelazione della formula, Boland e il suo team hanno filtrato l’acqua e l’hanno analizzata al microscopio. Hanno scoperto che le bottiglie stavano perdendo una media di 4 milioni di particelle di microplastica per litro nel latte ricostituito al loro interno, con un intervallo compreso tra 1 e 16 milioni di particelle per litro.

Una sorpresa

“Siamo rimasti sorpresi dalla quantità”, ha commentato Boland “sebbene, sulla base di ricerche condotte in precedenza, avevamo il sospetto che le quantità sarebbero state notevoli. Nessuno tuttavia si aspettava i livelli molto alti che abbiamo trovato”.

La perdita di microplastiche dipende dalla temperatura

I ricercatori hanno ripetuto i loro esperimenti utilizzando diverse gamme di temperature, e hanno avuto conferma che la dispersione delle particelle accelerava all’aumentare della temperatura. Era infatti già noto che plastica e calore mal si associano: è lo stesso motivo per cui le bottiglie d’acqua in plastica non possono essere conservate al sole o dentro le automobili sotto al sole, e per cui è sempre sconsigliato mettere oggetti in plastica in lavastoviglie e forni a micronde (o forni tradizionali: pensate alle tortiere in silicone, pur sempre un tipo di plastica).

Agitare la bottiglia completava il disastro

Agitare le bottiglie era naturalmente un altro motivo di aggravamento nella dispersione di microplastiche. Quindi si può dedurre che, se la migliore ipotesi è l’allattamento al seno, e al secondo posto abbiamo l’uso del biberon in vetro, con tettarella in caucciù naturale, la quantità di microplastiche rilasciate da un biberon in plastica può ridursi anche scegliendo il latte in formula ma non in polvere: quello liquido che non necessità di alte temperature né di scuotimento potrebbe insomma limitare il problema.

Molto meglio il vetro

Tuttavia le prime due opzioni – latte materno o biberon in vetro – sono altamente raccomandabili, perché “è raccomandabile sterilizzare i biberon e riscaldare il latte artificiale per distruggere i batteri potenzialmente dannosi. Batteri come la salmonella che potrebbero far più male delle microplastiche”, specifica Boland. “In alternativa, la formula potrebbe essere preparata in un contenitore separato, non di plastica, e poi trasferita tiepida in un biberon di plastica”.

È al momento ancora ignoto quale e quanti danni possa provocare all’organismo umano l’assunzione ripetuta di plastica. Sappiamo che ognuno di noi ne ingerisce – una microplastica alla volta – l’equivalente di un bancomat al giorno. E tanto meno sono note le conseguenze sulla salute in organismi così immaturi come i bebè nei primi 6 mesi di vita.

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Recovery Fund, Pediatri: “una parte dei fondi ai bambini”. Zampa: “Ci lavoriamo”

Mer, 10/21/2020 - 10:00

Cambiare in meglio dopo il coronavirus. Ma come ridisegnare il sistema di cure per l’infanzia in Italia, in una prospettiva di medio e lungo termine, con una visione non limitata ai servizi sanitari e tenendo presente lo scenario post pandemia? Ci hanno lavorato a lungo il Centro per la Salute del Bambino (CSB) e l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), che nel documento “Senza Confini”, presentato al 32° Congresso nazionale dell’ACP, provano a dare delle risposte.

1.200.000 bambini vivono in povertà assoluta

Nella proposta — indirizzata alla politica, agli operatori dei servizi, agli enti pubblici e privati e al Terzo Settore — “non si stravolge il sistema attuale, ma si vuole definirne i principi guida. Da troppo tempo l’infanzia e l’adolescenza, ma anche la fertilità, la maternità e la paternità, erano sparite dall’agenda della politica e dell’informazione”, spiega Federica Zanetto, presidente Acp. E alla povertà materiale ed educativa (in Italia 1.200.000 bambini vivono in povertà assoluta e 1 su 7 lascia prematuramente gli studi) si sono aggiunti gli effetti del lockdown, che hanno aumentato ulteriormente lo svantaggio di chi proviene da una situazione familiare sfavorevole.

L’appoggio del governo

La speranza è di poter fare affidamento sul Recovery Fund (o Next Generation Europe), perché quello sulle nuove generazioni è il più importante investimento sul futuro da fare. “Questo documento rappresenta per noi una straordinaria base di lavoro. Vogliamo studiarlo e capire come tradurlo per migliorare e integrare la rete di tutela intorno ai bambini, evitando cadute franose che si tradurrebbero in danni permanenti per la salute sia mentale che fisica dei futuri adulti. Apriremo un dialogo concreto tra Acp, Csb e Ministero, per trasformarlo in passi concreti”, così Sandra Zampa (nella foto in collegamento con il Congresso), sottosegretario al Ministero della Salute, intervenuta durante il Congresso.

Covid-19, vaccino antinfluenzale spray nei bambini: “Una scelta cieca”

Vivere senza rifiuti: zero waste come stile di vita

Mer, 10/21/2020 - 10:00

Una vita senza sprechi: la storia di Marianna, biologa marina, mamma e zero-waster, sempre alla ricerca di nuove soluzioni per vivere in maniera sostenibile.

TEDx Talks

Dal canale YouTube TEDx Talks: “Marianna Mea nasce a Roma nel 1979, ha vissuto ad Ancona, Brema (Germania) e Vienna (Austria), per poi trasferirsi a Napoli nel 2017. Biologa marina, con una grande passione per l’ambiente, lavora come project manager e divulgatrice scientifica. È sposata (con un biologo marino) e mamma di un bambino nato a Vienna nel 2016. L’amore per il mare e la natura l’hanno portata ad approfondire il tema dell’impronta ecologica di ogni individuo e a interessarsi sempre di più alla filosofia zero waste. È co-fondatrice della Rete Zero Waste, il movimento italiano che ha l’obiettivo di mettere in contatto coloro che vogliono vivere in maniera più sostenibile, e organizza incontri con scuole, associazioni culturali e ambientaliste per la promozione delle buone pratiche per una vita senza rifiuti. Nel 2017, come Rete Zero Waste e attivista WWF, vince il premio per la migliore azione organizzata dalle associazioni nell’ambito della Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti.

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I reducetariani: mangiare meno, mangiare meglio

Mer, 10/21/2020 - 08:00

I reducetariani sono persone che predicano la filosofia del #lessmeat (meno carne).
Una dieta del buonsenso nata da un’idea dello statunitense Brian Kateman che circa 4 anni fa, rivolgendosi a quanti hanno a cuore la salute propria e del mondo, ha lanciato questo nuovo regime alimentare con l’obiettivo di rendere il pianeta Terra più sostenibile.

Volete mangiare meno carne ma non riuscite a rinunciarvi del tutto? I reducetariani vi consigliano di andare per gradi: prima consumatela solo una volta al giorno, poi ogni due fino ad arrivare a mangiarla una sola volta a settimana così da farla diventare un’occasione e non un’abitudine. E non parliamo solo di carne rossa ma anche di carne bianca, formaggi e tutti gli alimenti di origine animale.

Aumentare poi il consumo di verdura e frutta – rigorosamente bio – renderà il cambio di dieta più semplice, vi farà sentire meglio non solo nel fisico, e la vostra coscienza ecologista ne trarrà grande beneficio.

La filosofia reducetariana richiede soprattutto una grande attenzione alla provenienza dei cibi: quella poca carne consumata deve arrivare da allevamenti non intensivi, le verdure meglio che siano da orti biodinamici o bio, e così via. L’attenzione è dunque alla qualità di quello che mangiamo e non solo alla quantità, così da ridurre in modo significativo l’impatto ambientale della nostra dieta.

Per iniziare Kateman propone di istituire un giorno senza carne, per esempio il lunedì. Il Meatless Monday può essere anche un altro giorno della settimana ma nei paesi anglosassoni il lunedì appare una buona soluzione, specie dopo il barbecue domenicale.
Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, nel 2018 il consumatore medio americano avrà mangiato 222,2 chili tra carne rossa e pollame. Un record secondo Bloomberg. La previsione di un consumo record di alimenti di origine animale si affianca al calo dell’8,1% degli alimenti a base vegetale.

In Italia la situazione è ben diversa: secondo l’Osservatorio nazionale sui consumi delle carni di Agriumbria , il nostro Paese ne consuma meno di tutte le altre nazioni europee, con 79 kg pro capite contro i 109,8 kg della Danimarca.

Se al basso consumo di carne aggiungessimo anche una maggiore attenzione alla qualità e alla provenienza degli alimenti, potremmo definirci reducetariani perfetti.

Fonti:
https://lorenzovinci.it/magazine/recipe/chi-sono-i-reducetariani-il-reducetarianism-eat-lessmeat/
https://reducetarian.org/
http://www.tuttoebello.it/brian-kateman-ne-vegano-ne-vegetariano-il-futuro-e-riducetariano/
http://www.greenstyle.it/dieta-reducetariana-cose-e-come-funziona-220798.html
https://www.unaitalia.com/nel-2018-per-gli-americani-record-di-consumi-di-carne-e-pollame-negli-usa/
http://www.agriumbria.eu/

Tutti contro Johnson | Torna l’autocertificazione in Campania | Chiara Ferragni: «La mascherina fa la differenza»

Mer, 10/21/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Crisanti e il piano-tamponi: «Il governo non mi ha ascoltato, le chiusure potevano essere evitate»;

Il Giornale: Lo scenario sui ricoveri “C’è gente in ospedale che può stare a casa”;

Il Manifesto: Gestione dell’emergenza scriteriata. Tutti contro Johnson;

Il Mattino: Torna l’autocertificazione in Campania e la riapertura delle scuole è in dubbio. Cento soldati dell’Esercito per i controlli;

Il Messaggero: Chiara Ferragni: «La mascherina fa la differenza» Salvini: «Conte parla con Fedez, non con me»​;

Ilsole24ore: Assegno unico alle famiglie: da 50 a 250 euro al mese per 12 milioni di under 21 – Conte: «Primo tassello della riforma fiscale»;

Il Fatto Quotidiano: Gimbe: “Misure troppo deboli rispetto ai dati. Inseguire il virus spingerà verso il lockdown”. Pregliasco: “A Milano restrizioni insufficienti”;

La Repubblica: Piemonte, weekend senza centri commerciali;

Leggo: Elezioni comunali Roma 2021, il centrodestra punta su Guido Bertolaso come sindaco;

Tgcom24: Premiati Cavalieri da Mattarella i tre medici che intervennero a Vo’ quando era zona rossa;

Ossimoro romano: il banco vegano all’ex mattatoio (VIDEO)

Mar, 10/20/2020 - 21:00

Nel video di Simona Belotti il nostro inviato Alessandro Ribaldi intervista Barbara, proprietaria di un banco vegano al mercato romano di Testaccio. Poi interviste ai passanti sulla dieta vegana. Sappiamo tutti cos’è il tofu?

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Un Barbara è una mamma di poco più quarant’anni che nella sua vita ha sempre adottato uno stile di vita in grado di essere quanto mai in sintonia con il mondo animale. L’abbiamo intervistata.

Chi è Barbara

Vegetariana (quasi) dalla nascita, 7 anni fa decide di abbandonare anche latticini, miele e uova, di adottare una dieta vegana e diventare, come si dice, vegan. Trasformare il suo approccio alla vita e alimentare in un lavoro è il passo successivo. Nel 2015 apre un banco 100% vegano e diventa imprenditrice di se stessa. Non è però il solito negozietto che vuole cavalcare l’onda lunga dell’interesse su uno stile alimentare sempre più diffuso, ma un vero e proprio banco, all’interno di un mercato di Roma a Testaccio, in uno dei rioni più popolari della Capitale.

Il Mercato del Testaccio

Un mercato, quello testaccino, da sempre animato dalla stessa gente del quartiere, sinonimo di cultura romana e romanesca. Tra pescivendoli e macellai vedere spuntare una donna che vende tofu, seitan, tempeh e soia è quindi un qualcosa che sorprende e, per chi ha una testa un po’ troppo tradizionale, può anche scioccare. «La scelta di aprire questa attività in un posto così è voluta – spiega Barbara –volevo stare su strada, in mezzo alla gente, per far capire alle persone che i prodotti vegan non sono cari e possono essere molto più fruibili di quanto si pensi. Inoltre Testaccio è il quartiere dove fino al 1975 sorgeva il mattatoio e il mio obiettivo è poter irrompere in una zona dal mio punto di vista molto triste».

L’impatto del Banco vegan

La partenza non è stata delle migliori. «Nella prima fase della mia attività – racconta – più che irrompere forse sarebbe stato più giusto dire che sono riuscita a rompere». I rapporti infatti con gli altri banchi non sono stati idilliaci, per usare un eufemismo, e qualche tensione bisogna ammettere che c’è stata (soprattutto conseguentemente alla diffusione di volantini dove si denunciava i maltrattamenti animali). Ora però tutto sembra passato o, se non è passato, non interessa più alla protagonista di questa storia. Il suo obiettivo è infatti riuscire a far diventare l’Italia un paese meno tradizionalista e far capire che l’alimentazione vegan può essere pulita, giusta e sana. «La strada da fare – continua Barbara – è lunga, ma non nascondo la soddisfazione di avere tra le mie clienti signore che si sono avvicinate solo per curiosità. Ora con loro mi ci scambio le ricette e mi dicono che si sentono meglio e più in salute».

Vegani “rompiscatole”?

I vegani tendenzialmente amano fare proselitismo. È vero, lo fanno perché sono rompiscatole. Sono loro stessi a dirlo, senza vergognarsi. Rimanere zitti, dopo aver scoperto di avere una coscienza che fa i conti ogni giorno con il disinteresse totale che c’è sui diritti degli animali, d’altronde non è facile. «Io non ce l’ho con le persone che non fanno la mia scelta – aggiunge ancora la commerciante – a me sta solo a cuore la sorte degli ultimi della terra».

Il mondo animale, nell’ultimo tempo, sembra inoltre essere diventato “amico” della grande distribuzione. Noti marchi che hanno sempre commercializzato prodotti alimentari di origine animale, come latte, dolci, yogurt e biscotti, propongo alternative vegan. Una sovraesposizione che può aiutare a sensibilizzare sul tema? «No, non c’è nulla di genuino in questa tendenza. Quella V verde è usata male, pensate l’ho vista anche su una mela! Ma poi secondo voi un marchio che produce latte vaccino e poi improvvisamente decide di offrire un’alternativa di soia lo fa per etica o per marketing?». La risposta sembra effettivamente scontata. Non serve essere un economista per capire che i soldi di quella bevanda vegan andranno anche ad alimentare stalle, sfruttamento e violenza.

«Poi c’è un altro aspetto da considerare – conclude Barbara – i prodotti vegan della grande distribuzione sono pessimi. Io nel mio piccolo cerco di offrire alimenti di qualità e biologici. Perché non è vero che il tofu e il seitan sono cattivi». Di cattivo, dalle parti di Testaccio, ci sono solo sono i pregiudizi di chi vede in questa donna una nemica o una minaccia. Al contrario dovrebbe essere considerata un punto di vista differente o una nuova possibilità per fermarsi e mettersi a pensare. Perché almeno pensando non è mai morto nessuno.

Officina dell’arte – Pordenone

Mar, 10/20/2020 - 19:00

Nel video il direttore Davide Del Luca ci parla dell’Officina dell’arte dedicata a persone con autismo adulte.

Officina dell'arte – Pordenone

Centro lavorativo della Fondazione Bambini e Autismo onlus, nel video il direttore Davide Del Luca ci parla dell'Officina dell'arte dedicata a persone con autismo adulte.

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

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