Diario d'artista: Nuovo libro e nuove opere in cantiere...

 

 

Dalla pagina facebook della Casa Editrice Chiare Lettere

 

Le opere di Dario Fo dal 27 maggio al 14 giugno 2016 in mostra a Roma

 

 

mostra roma dario fo

 

"Ho iniziato a dipingere da bambino. Mia madre, che conosceva la passione che avevo per la pittura, quando non voleva che andassi in giro a far ragazzate con i compagni che come me sentivano il “richiamo della foresta”, stendeva sul tavolo di cucina una mazzetta di fogli bianchi, rovesciava una quantità di pastelli e matite colorate e, invitandomi all’orgia diceva: “Vai, bel testòn, spatègame una frappàta de belle figure!” E io, via che mi buttavo a spantegàre colori sul foglio bianco, a rincorrere, con giravolte di righe, immagini che montavano una dietro l’altra come se le avessi stampate a memoria. Man mano che entravo nel gioco degli incastri e stendevo spazi, piani di colori, mi prendeva uno sballo d’incanto. ..."

 

 

La mostra sarà aperta al pubblico dal 27 maggio al 14 giugno e visitabile tutti i giorni, esclusi i festivi, dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 16.00 alle ore 19.30

Le opere, ospitate negli spazi della galleria Monogramma al 102 di Via Margutta a Roma, sono una selezione dei numerosi dipinti realizzati da Dario Fo tra il 2011 e il 2014 e che sono stati utilizzati come copertine e illustrazioni dei suoi libri o per le scenografie degli ultimi spettacoli teatrali.

 

Per maggiori informazioni tel. +39 06 32650297  

Ufficio Stampa Monogramma:

Gianluca Morabito +39 348 0537611

www.monogramma.it

 

 

Razza di Zingaro diventa una mostra: le opere di Dario Fo esposte al MiArt Gallery a Milano

 

Dal 13 maggio al 12 giugno Mi Art Gallery ospita la mostra "Razza di zingaro" del premio Nobel Dario Fo, che porta lo stesso titolo del volume edito da Chiarelettere, in cui il premio Nobel ricostruisce la vera storia di Johann Trollman, un pugile sinti della Germania nazista.

Circa una quarantina le opere esposte, tutte ispirate al libro “Razza di zingaro”. Testo nel quale Fo racconta la storia del pugile sinti Johann Trollmann, dal talento eccezionale, la cui vita professionale e privata viene stroncata dal nazismo.

La necessità di proseguire in un percorso culturale che preservi la memoria, rende questa mostra attuale e testimonianza preziosa di ciò che non può essere dimenticato, ma anche un modo per rivolgere lo sguardo e “per parlare indirettamente del presente che non vogliamo vedere”.

Il maestro compie attraverso la pittura un atto espressivo che accompagna, segue e precede i suoi scritti, le rappresentazioni e le centinaia di commedie firmate Fo e Rame.

Tra le opere esposte negli spazi di Miart Gallery, una fra tutte esprime il dolore universale delle separazioni violente “Ultimo dialogo fra Olga e Rukeli: se vuoi salvare la vita tua e del nostro bambino divorzia da me”: attraverso un segno deciso e delicato al tempo stesso, il maestro ferma sulla tela un abbraccio disperato e impotente.

Al centro delle sue rappresentazioni Dario Fo descrive l’uomo impegnato nelle sfide della vita, i figuranti danzano, si rincorrono e si confrontano su un ring regolato da rispetto e lealtà.

Come in una rappresentazione teatrale, i quadri di Fo mostrano gli scenari, i ritratti, i movimenti dei personaggi che animano il racconto scritto, nato da un'inchiesta di Paolo Cagna Ninchi. "Il libro è stato realizzato dopo un'inchiesta condotta da un mio amico e - ha ricordato Fo - mi sono messo subito di buzzo buono, tanto che gli ho chiesto di tornare in Germania per trovare altre informazioni su questo pugile che ha iniziato giovanissimo a fare boxe senza saperne nulla ed è entrato in una scuola dove ha sconvolto i maestri perché danzava sul ring ed era una novità completa. Tutti quelli della vecchia guardia non ne volevano sapere, ma lui vinceva sempre perché andava oltre le regole". La mostra è visitabile dalle 11 alle 19.

 

 

Per maggiori informazioni clicca qui.

DARIO FO: UNA NOTIZIA SCONVOLGENTE IN MEDICINA IN ITALIA #NoMoreVirus

 

Ma cosa è successo, perché la gran parte del nostro Paese non ne sa niente.

Ci siamo rivolti ad alcuni direttori dei giornali più importanti e di alcune televisioni ma nessun fra quelli di maggior tiratura, a parte il Fatto Quotidiano, si è dato disponibile a pubblicare la notizia che ora vi andiamo illustrando.

E’ successo che da noi, in Italia, un gruppo di ricercatori della Università di Siena coadiuvati da altri scienziati del CNR di Pavia avrebbero scoperto un metodo davvero geniale per combattere e annientare i virus di un numero incredibile di patologie che da anni affliggono l’umanità. La tecnica impiegata normalmente, da parte dei medici di tutto il pianeta, è quella classica cioè attaccare frontalmente i virus causa delle infezioni, spesso mortali, nel tentativo di liberare il paziente distruggendo il morbo. E molti sono i casi in cui il farmaco usato raggiunge il risultato di guarire l’ammalato. Ma spesso ecco che dobbiamo assistere al riemergere della malattia grazie ad un virus che si è modificato per riattaccare spietatamente la vittima.

La cosa ci sorprende poiché scopriamo che il virus ha facoltà imprevedibili: è scaltro e caparbio e soprattutto possiede un cervello collettivo, sì un vero e proprio apparato pensante che inventa, che ricrea di volta in volta la propria personalità con nuova e inaspettata violenza.

Davanti a un fenomeno del genere Charles Darwin si sarebbe messo a urlare di soddisfazione: “Avevo ragione. I virus sono esseri dotati di intelligenza e sanno evolversi nel massimo della criminalità, proprio come gli esseri umani!”.

Sei anni fa il gruppo di ricercatori di Siena e Pavia ebbero un vero e proprio colpo di genio. All’istante si chiesero: “Questo metodo che noi applichiamo non pone forse l’obbligo di analizzare il problema con tutt’altra logica? Per esempio partire non dall’attacco al virus ma piuttosto dall’alveo in cui si è installato il virus. E’ il luogo in cui si annida il portatore del morbo che dobbiamo rendere inospitale, peggio... invivibile. Appena il killer tenta di affacciarsi alla cellula per moltiplicarsi in quantità da strage ecco che noi introduciamo nell’alveo abitativo una molecola che ha in sé il potere di spegnere la proteina cui il virus si attacca, rendendola inutilizzabile”.

In poche parole senza quella specifica proteina il virus è sconfitto. E con questa idea ecco che inizia un metodo del tutto nuovo di affrontare il problema.

Franca in quel tempo, sempre 6 anni fa, si trovò ad assistere ad una trasmissione televisiva in cui uno degli autori di questa nuova fase della ricerca descriveva il programma che il gruppo di scienziati intendeva ora seguire, lamentava le difficoltà sul piano finanziario e chiedeva un intervento pubblico giacché il Ministero della Sanità prendeva tempo, dilazionando ogni intervento. Franca, convinta che quella equipe di studiosi fosse da prendere in seria considerazione, telefonò al responsabile dell’Ateneo e offrì il proprio appoggio impegnandosi a coprire l’ammontare dello stipendo di un ricercatore indispensabile utilizzando quello che aveva percepito come senatrice della Repubblica. E l’ha mantenuto, per tre anni.

Il risultato delle sperimentazioni è stato reso noto il 26 aprile ed è proprio in quell’occasione che l’equipe di ricerca dava una notizia veramente straordinaria, cioè: la molecola identificata ha dimostrato di essere in grado di inibire la proteina e quindi di sconfiggere il virus dell’HIV, dell’epatite C e della Dengue.

Una notizia sconvolgente che avrebbe dovuto riempire le prime pagine dei giornali per non parlare dei servizi televisivi! E invece, come abbiamo già accennato, niente!

Oltre alla notizia sarebbe stato importante avvertire il pubblico delle difficoltà che ci sono ancora nella ricerca, prima di arrivare al successo completo. I ricercatori hanno prodotto già dei test andati a buon segno in vitro e con animali che possiedevano caratteristiche simili a quelle degli esseri umani e anche con queste questi test avevano ottenuto un risultato positivo.

Ma le difficoltà cominciano con le prove su esseri umani perché per abbattere il virus non bisogna danneggiare la cellula ma solo inibire una proteina e quindi la cautela deve essere portata al massimo dei livelli, altrimenti si rischia di uccidere l’uomo (si rischiano effetti nocivi). Questo significa esperimenti più mirati e ad alto controllo.

Ora, visto che spesso i mass media scantonano quasi infastiditi all’idea di informare il pubblico su certi avvenimenti storici come questo, non ci resta che produrre tutti noi una rete di informazione che sostituisca il silenzio della stampa.

Naturalmente per poter comunicare bisogna essere noi per primi informati e soprattutto in grado di spiegare con chiarezza e semplicità di linguaggio i termini della scoperta e dei metodi di indagine e ricerca che si stanno seguendo: informare vuol dire rendere edotti, arricchire di coscienza e conoscenza, a cominciare dai giovani per finire alle persone adulte.

Non è un’operazione facile, lo sappiamo, ma siamo convinti che l’insistere e l’inventare nuovi modi di comunicare usando tutti i mezzi a disposizione, possa portare a un successo.

Proviamoci ancora.

 

Dario Fo 

 

 

Articoli sullo stesso argomento:

Lettera aperta di Dario Fo del 4/05/2016

Video di Jacopo Fo e Articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano 

Comunicato stampa - Lettera di Dario Fo su scoperta dell'Università di Siena e del CNR

 

Scoperti nuovi agenti antivirali. Siamo orgogliosi di aver appoggiato questa ricerca.

L’Università di Siena e il Cnr hanno annunciato una scoperta storica che potrebbe determinare una vera e propria rivoluzione nell’approccio terapeutico per le malattie causate da virus. L’equipe diretta dal professor Maurizio Botta e dal professor Giovanni Maga ha individuato nuove molecole capaci di inibire la proteina umana DDX3 di cui “si nutrono” i virus. La sperimentazione diretta dal professor Maurizio Zazzi ha già dimostrato l’efficacia di questa metodologia contro Aids, Epatite C e Dengue.

Nel comunicato stampa ufficiale dell’Università di Siena si cita il fatto che la ricerca è stata possibile grazie a finanziamenti pubblici e anche grazie alla donazione offerta dal nostro Comitato il Nobel per i Disabili. Aver contribuito a questo grande successo ci rende particolarmente felici e orgogliosi.

Ci teniamo però a raccontare come siamo arrivati a prendere la decisione di finanziare questa ricerca.

Il merito va tutto a Franca che 6 anni fa rimase colpita da alcune notizie che aveva appreso seguendo una trasmissione televisiva. L'equipe medica incontrava difficoltà a finanziare questo progetto. Come sempre Franca agì d’impulso, immediatamente telefonò ai ricercatori chiedendo quali difficoltà economiche impedissero di portare a termine il loro lavoro. Mancavano i fondi per pagare lo stipendio a un ricercatore indispensabile. Franca decise quindi che il Comitato il Nobel per i Disabili si sarebbe accollato l’intero costo di uno stipendio per 3 anni (dal 2010 al 2012).

Ancora una volta Franca ci ha dimostrato di possedere, oltre a una grande generosità, un intuito straordinario perché, pur non possedendo una formazione scientifica, parlando con questi ricercatori, aveva capito che erano scienziati ai quali era giusto dare fiducia. Si tratta di un caso molto particolare anche perché l’attività fondamentale del Comitato non è certo quella di finanziare la ricerca scientifica.

Da quando Franca ed io si è deciso di devolvere l’intero ammontare del Premio Nobel a cause sociali ci siamo occupati di fornire 36 pulmini attrezzati per il trasporto di disabili in carrozzina ad altrettante associazioni, di venire in aiuto ai nostri soldati contaminati dall’uranio impoverito durante la guerra del Kosovo e di altre situazioni drammatiche.

Per finire vorremmo anche ricordare che nelle casse del Nobel per i Disabili, oltre al denaro del premio è confluito anche l’intero stipendio ricevuto da Franca nella sua qualità di senatrice.

 

Dario Fo

4/05/2016

 

Il Comitato il Nobel per i Disabili finanzia ricerca su RNA - Scoperto unico farmaco contro infezioni virali

Jacopo Fo racconta agli studenti del Corso di Teatro, che si tiene in questi giorni alla Libera Università di Alcatraz, la notizia ricevuta nel pomeriggio di ieri (3/05/2016 n.d.r.): 

 

 

Infezioni virali, da studiosi italiani terapia ad ampio spettro. Dario Fo: “Ricerca che Franca ha sostenuto dall’inizio”.

Un unico farmaco contro differenti infezioni virali, capace d’interferire con il meccanismo di replicazione di virus come ‘Hiv, il virus dell’epatite C o il virus Zika. È ‘obiettivo di uno studio condotto da Maurizio Botta, del dipartimento di biotecnologie, chimica e farmacia dell’Università di Siena e da Giovanni Maga dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Lo studio è basato su un approccio innovativo, che sfrutta molecole che, invece di colpire i componenti virali, come avviene per i farmaci attualmente in commercio, inibiscono una proteina umana, definita “DDX3″, che i virus utilizzano per infettare la cellula e replicarsi. “Il potenziale di questi composti è enorme e potrebbe trovare applicazione nel trattamento di pazienti immunodepressi, che spesso sono colpiti da altre infezioni virali, insieme all’Hiv – spiega Maurizio Botta -. Inoltre, questo approccio potrebbe rappresentare anche una valida soluzione contro infezioni emergenti, che con la globalizzazione si stanno diffondendo in maniera sempre più frequente ed estesa, e contro le quali non esiste ancora un rimedio efficace. Il nostro team – aggiunge lo studioso – sta continuando a lavorare strenuamente per raggiungere questo obiettivo: mettere a punto una nuova terapia antivirale efficace nel giro di pochi anni”.

Questa ricerca porta la firma anche della Fondazione Dario Fo e Franca Rame, che ha offerto un cospicuo finanziamento per la ricerca. “Questa grande notizia dimostra una volta di più che Franca aveva un istinto straordinario per la solidarietà vera e non soltanto di facciata”, spiega l’attore Premio Nobel a Ilfattoquotidiano.it ricordando che l’idea di finanziare questo progetto venne proprio alla moglie.

“Non è l’unico caso – continua Dario Fo – in cui Franca ha aiutato concretamente la ricerca scientifica. In Italia ci sono grandissimi ricercatori che devono essere nelle condizioni di lavorare al meglio. E’ una grande soddisfazione in memoria di Franca. Sono commosso”.

“Sarà necessario continuare le ricerche per trasformare in farmaci queste molecole – aggiunge Giovanni Maga, del Cnr -, ma possiamo considerare gli inibitori della proteina DDX3 i prototipi di antivirali ad ampio spettro. Una classe di farmaci – conclude lo studioso – ad oggi non ancora disponibile”.

 

Articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it: 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/04/medicina-studiosi-italiani-individuano-terapia-ad-ampio-spettro-su-infezioni-virali-dario-fo-una-ricerca-che-franca-ha-sostenuto-dallinizio/2694463/

 

Comunicato Stampa del CNR e dell'Università di Siena:

http://www.comunicatistampa.unisi.it/dett_comunicato.php?idcs=6472

"Ciao Donato. Artista coraggioso, generoso e geniale" - Il saluto di Dario e Jacopo Fo

 

 

Saluto di Dario Fo a Donato Sartori

Il mio rapporto di amicizia con Donato Sartori risale a molti anni fa, agli inizi della mia carriera teatrale, lo incontrai al Piccolo Teatro e lui mi fece scoprire la complessità e l'intelligenza che rendono una maschera della commedia dell'arte non solo un capolavoro estetico ma anche una macchina espressiva.

Donato era un grande artista e un grande artigiano e contemporaneamente una persona umile, modesta, aperta, generosa, piena di vitalità e ironia, con la quale mi sono sempre trovato bene a lavorare. La sua arte ha arricchito il mio teatro e insieme abbiamo realizzato spettacoli e mostre.

Mi ricordo a Kopenaghen esponemmo insieme maschere, dipinti, elementi scenici, raccogliendo un tale successo che gli organizzatori dovettero contingentare gli ingressi all'esposizione. Si creò una coda lunghissima che scendeva lungo le scale del palazzo fino in strada.

E non è stato solo un collega, ma anche un amico. Quando dopo il sequestro di Franca nostro figlio Jacopo si trovò ad attraversare un momento difficile e rischiava proprio di sbarellare completamente, mi trovai a chiedermi cosa potessi fare per aiutarlo. Ero convinto che solo proponendogli di realizzare qualche cosa di concreto con le mani potevo aiutarlo ad uscire da quello stato di ossessione del dolore. E mi venne naturale rivolgermi a Donato e a Paola Sartori in cerca di aiuto. E Loro lo accettarono come studente e lo accolsero in casa come un figlio. E sicuramente quell'esperienza lo aiutò molto.

Una cosa vorrei aggiungere, quando ho letto sui giornali che Donato si era suicidato perché era depresso sono restato incredulo. Ci eravamo visti il 23 marzo a Verona all'inaugurazione dell'archivio museo, dove sono esposte anche le maschere di Donato. Avevamo parlato della possibilità di organizzare ancora una volta insieme una grande mostra per rendere visibile l'immensa, straordinaria raccolta di maschere di tutto il mondo che i Sartori hanno messo assieme. E non mi era sembrato per nulla depresso.

Ho telefonato a Paola e Sarah e loro mi hanno raccontato la verità. Ho scoperto così una cosa che Donato era riuscito a tenere nascosta a tutti: aveva un tumore terminale e gli restavano pochi giorni di vita. Non era depresso, semplicemente non voleva infliggere alla sua famiglia il dolore di una lenta agonia. Così ha preferito tagliare corto e togliere il disturbo. Suicidarsi è stato per lui non la conclusione di una incapacità di vivere ma un atto d'amore. E sicuramente non avrebbe scelto un modo così traumatico di morire se l'Italia fosse un paese civile che consentisse a chi non ce la fa piu' a vivere, di morire in modo indolore e assistito come accade in Svizzera.

In questo momento noi tutti stiamo salutando Donato e onorandolo per quel che è stato per noi e per quel che ha fatto. E io voglio aggiungere che desidero portare a termine il sogno che avevamo fatto insieme, sulla possibilità di allestire una grande mostra sulle maschere, magari proprio nello spazio museale di Verona.

Ciao Donato!

 

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Saluto di Jacopo Fo a Donato Sartori

La notizia della scelta di Donato di morire mi ha lasciato un vuoto. Per me è stato un maestro. L'ho incontrato in un momento molto difficile, insieme a Paola e Sarah mi ha accolto nella sua casa laboratorio, un luogo per me spettacolare e mi ha insegnato la complessità.

Per me una maschera era semplicemente una macchia di colore, un disegno sul viso di un attore. Donato e Paola mi fecero vedere cosa c'era dietro, come era possibile, con carta di giornale e colla di farina, realizzare un materiale leggero e resistente capace di prendere qualunque forma.

Mi insegnarono anche che la maschera è una macchina che ingigantisce le espressioni del viso. Ma è anche una macchina per acchiappare la luce.

Donato mi fece vedere come con un martelletto di corno si poteva battere la maschera di cuoio, creando centinaia di piccolissime depressioni che intrappolavano la luce, la amplificavano oppure la cancellavano. Grazie ai piani nitidi e alle geometrie ben delineate era così possibile che la maschera cambiasse completamente espressione con movimenti minimi dell'attore. Una magia che anche oggi mi seduce ogni volta che osservo una maschera.

Per questo gli sono grato.

La morte di Donato ha lasciato a mezzo progetti che stavamo studiando insieme con Paola e Sarah; e che non ho nessuna intenzione di lasciar correre ora che lui è morto. Continueremo. Non smettere di insistere è un vizio di famiglia. Della mia e di quella di Donato.

 

Clicca qui per visitare il sito del Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori.

 

 

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